Intervista con Luisa Amatucci, protagonista di “Un Posto al Sole”: “Penso che Silvia sia un personaggio abbastanza coerente e rispecchi la vita quotidiana di tante donne della mia età”

Solare, romantica, generosa: Luisa Amatucci da 25 anni dà volto e cuore a Silvia Graziani, la proprietaria di Caffè Vulcano, tra i personaggi più amati della soap “Un Posto al Sole”, in onda dal lunedì al venerdì alle 20,45 su Rai 3, che attualmente è divisa tra l’amore per il bancario Giancarlo (Alessandro D’Ambrosi) e la tristezza e il senso di colpa per la fine della storia con suo marito Michele (Alberto Rossi).

In questa intervista abbiamo parlato con Luisa Amatucci del suo personaggio, ma anche di Lina Wertmüller, a cui la poliedrica e talentuosa attrice vorrebbe dedicare un omaggio a teatro, e del film “Caina”.

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Luisa Amatucci con Alberto Rossi e Alessandro D’Ambrosi – credit foto Giuseppe D’Anna

Luisa, in “Un Posto al sole” dà il volto a Silvia Graziani, personaggio che sta vivendo un momento particolare, divisa tra l’amore per Giancarlo e i sensi di colpa nei confronti del marito Michele e della figlia Rossella. Cosa le piace maggiormente di questa donna dopo tanti anni che la interpreta?

“Trovo che Silvia sia abbastanza coerente e rispecchi la vita quotidiana di tante donne della mia età che magari hanno un matrimonio di lunga data. A un certo punto può succedere che ci sia un momento di crisi e di conseguenza si possa trovare una persona che ti regala delle emozioni nuove, diverse, come succede a lei con Giancarlo. Allo stesso tempo si sente però in colpa nei confronti di sua figlia Rossella (Giorgia Gianetiempo), che sta soffrendo molto per la separazione dei genitori, e di Michele, che invece affronta la situazione in maniera matura, senza discutere o fare scenate, perché si rende conto che la loro storia d’amore è ormai giunta al termine. E questo è un messaggio importante e positivo che passa attraverso Un Posto al Sole”. 

Diceva poco fa che tante donne si rispecchiano in Silvia. Lei ha trovato dei tratti in comune?

“Io credo che qualsiasi donna, o almeno un’alta percentuale, abbia un momento di smarrimento a 50 anni,  e quindi mi ritrovo in Silvia, non sentimentalmente ma emotivamente”.

Il suo personaggio è stato protagonista nel corso degli anni di tante linee narrative affrontando tematiche attuali, dall’alcolismo alla violenza sulle donne al rapporto madre-figlia. Ce n’è una che le è piaciuto maggiormente interpretare?

“Sicuramente la linea narrativa sull’alcolismo. E’ stata una storia molto intensa per il personaggio di Silvia e anche a me, come attrice, ha dato tanto”.

Che ricordo ha del primo giorno sul set di “Un Posto al sole”?

“Ricordo che il primo giorno sul set c’era molta confusione, eravamo un po’ presi dalla situazione, il format era stato raccontato ma metterlo in pratica era difficile, non sapevamo bene cosa fare. Però c’era anche una grande voglia di affrontare questa nuova avventura”.

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Luisa Amatucci con Alberto Rossi e Giorgia Gianetiempo – credit foto Giuseppe D’Anna

La soap ha compiuto poche settimane fa 25 anni. Se dovesse pensare ad un’immagine cosa le verrebbe in mente?

“La prima cosa che mi viene in mente è aver incontrato delle persone meravigliose, che tuttora sono importanti nella mia vita”.

Quanto è per lei emozionante girare la soap a Napoli, la sua città?

“Credo che in ogni città ci sia questo rapporto di odio e amore. Io la amo molto, ha mille contraddizioni ma ci vivo bene, con la giusta critica. Quando vado a girare a Villa Solimene ogni volta resto incantata dalla bellezza di Napoli”.

Com’è stato tornare sul set dopo lo stop per la pandemia?

“E’ stata una bellissima emozione. Quando è iniziato il lockdown eravamo un po’ demoralizzati anche se abbiamo comunque dato dei contributi su Raiplay facendo piccoli video nelle nostre case per il format “Un po’ sto a casa” ed è stata una nuova esperienza, ma eravamo convinti di non rientrare per un bel po’, invece siamo tornati sul set. Ovviamente il settore spettacolo vive ancora uno stato di difficoltà e spero possa riprendersi al più presto”.

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credit foto Giuseppe D’Anna

Ha iniziato la sua carriera giovanissima, esordendo a teatro nello spettacolo “Amore e magia nella cucina di mamma” di Lina Wertmüller, che l’ha poi diretta anche al cinema in “Io speriamo che me la cavo” e “Ninfa plebea”. Le va di regalarci un ricordo di questa immensa regista?

“Lina era un’artista meravigliosa, era affascinante, ironica, generosissima. Era anche una grande amica della mia famiglia, aveva un bellissimo rapporto con mia mamma e con mia zia. Era una persona fondamentale per me, artisticamente e umanamente. Se n’è andato un pezzo della mia vita. Le volevo davvero tanto bene”.

E’ stata diretta a teatro anche dal maestro Eduardo De Filippo in “Bene mio e core mio”. Che esperienza è stata?

“E’ stata un’esperienza indimenticabile, lui era già in età avanzata e ricordo che non vedeva bene da un occhio. Avevo 13 anni, non avevo ancora una consapevolezza artistica, ma mi ha lasciato tanta tenerezza. E’ stata una grande fortuna poter lavorare con Eduardo”.

Cosa può raccontarci invece riguardo lo spettacolo teatrale e film “Caina”, diretto da  Stefano Amatucci, suo fratello, e in cui recita anche sua zia Isa Danieli, dove lei interpreta una donna che incarna tutti i luoghi comuni e i pregiudizi verso i migranti? 

“Non è stato facile, è un personaggio complicato in quanto era totalmente lontano da me, da quello che penso. E’ stata una bella sfida, mi ha dato tante soddisfazioni e speriamo di aver mandato un messaggio importante, anche se su questo argomento purtroppo c’è poco da dire. I luoghi comuni continuano ad esserci e ahimè sono abbastanza forti”.

Come ha lavorato nella costruzione di questo personaggio, di cui ha dato un’interpretazione molto intensa?

“Caina era ben scritta da Davide Morganti che è un autore straordinario. Ho avuto la fortuna di interpretarla prima a teatro e c’è stato un grande approfondimento del personaggio perché i tempi sono diversi dal cinema e dalla tv, e quindi c’è stato modo di lavorarci tanto. Ho insistito sul fatto che uscisse fuori in qualche modo la donna e la sua umanità, anche se purtroppo era ed è contro tutto quello che è diverso da lei perché è stata educata e cresciuta così. Quando Caina incontra Nahiri (Helmi Dridi) c’è uno smarrimento, in quanto si sente attratta anche se solo fisicamente da questo uomo che vede lontano da lei, ed è come se fosse quasi un peccato mortale. Non volevo assolutamente giustificarla ma far capire che se le persone si comportano in un certo modo è perché sono cresciute in quel tunnel terribile del razzismo da cui purtroppo è difficile sradicarle”. 

C’è qualche progetto che ci può già anticipare?

“Mi piacerebbe tornare a teatro, ma al momento non c’è nulla di concreto ed è abbastanza difficile a causa della pandemia”. 

C’è uno spettacolo o un ruolo in particolare che le piacerebbe interpretare a teatro?

“Mi piacerebbe fare un omaggio a Lina. Ha scritto dei testi meravigliosi e mi ha dato tanto. Ma non voglio aggiungere nulla, sono cose in cuor mio, sono solo dei desideri”.

Cosa si augura per il 2022?

“Mi auguro che finisca questa tragedia della pandemia perché ci sta esaurendo sotto tutti i punti di vista. E’ difficile vivere tranquillamente questo periodo. Spero che si possa tornare alla vita di prima e che tutti riescano a riprendere a lavorare. E che ci sia soprattutto la salute, che è la cosa più importante”.

di Francesca Monti

credit foto Giuseppe D’Anna

Grazie a Stefania Lupi

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