Il 10 gennaio su Rai 1 prende il via “Non mi lasciare” con Vittoria Puccini, Alessandro Roia e Sarah Felberbaum: “E’ una serie moderna, con protagonista una donna che ha fragilità e insicurezze in cui possiamo riconoscerci”

Il 10 gennaio su Rai 1 prende il via “Non mi Lasciare”, nuova serie thriller in quattro serate ambientata nella magica cornice di Venezia, diretta da Ciro Visco, che vede protagonisti Vittoria Puccini, Alessandro Roia e Sarah Felberbaum.

Si tratta di una storia tesa e realistica, che ha al suo centro il tema mai così attuale dei reati informatici e dei crimini contro l’infanzia. Un poliziesco che terrà lo spettatore col fiato sospeso,
conducendolo dalle calli e i canali di Venezia fino alle nebbie del Polesine.
Tra le profondità buie del deep web e la superficie dell’acqua della laguna, la serie scava negli abissi dell’animo umano unendo al mistero e all’azione l’indagine psicologica. Non mi Lasciare è una storia che ha al suo centro le emozioni, perché per combattere il più odioso dei crimini, quello contro bambini innocenti, c’è bisogno di amore, di cura, di fiducia.
A prendere il pubblico per mano in questa storia ricca di colpi di scena è Elena Zonin, una poliziotta che dietro l’ossessione per il suo lavoro nasconde un passato doloroso e che si ritroverà a dare la caccia a una pericolosa rete di criminali che adesca bambini in condizioni svantaggiate e li vende all’asta sul web. In questo viaggio presto capirà che i suoi nemici sono molto più potenti di quello che credeva. E che per riuscire a portare un po’ di luce nell’oscurità, dovrà prima salvare se stessa.

Il deep web è un argomento che il servizio pubblico doveva affrontare, lo facciamo in modo non violento, usando i canoni della tensione e anche della bellezza della serie che è molto riuscita. La tv non deve rimuovere i problemi ma metterli in luce. E’ stato anche doloroso fare la preparazione con la Polizia Postale, capire cosa c’è dietro, il loro lavoro, e abbiamo avuto la fortuna di azzeccare le scelte e quindi raccontare questa città in un modo non convenzionale ma facendola diventare quasi protagonista della storia“, ha esordito Ivan Carlei, vicedirettore di Rai Fiction in conferenza stampa.

La nostra intenzione era di realizzare un prodotto internazionale. In questi casi si parte da un romanzo o da un autore conosciuto come per L’amica geniale o Gomorra, oppure da una location che è  amata in tutto il mondo. Noi abbiamo seguito questa seconda strada e abbiamo scelto Venezia, in cui abbiamo girato due mesi e che ha avuto un ruolo e un’importanza fondamentali nella storia“, ha dichiarato Mario Mauri, Presidente di Paypermoon Italia.

Maddalena Ravagli, sceneggiatrice di “Non mi lasciare” insieme a Leonardo Fasoli, ha raccontato:E’ una serie diversa perché tocca un tema importante e universale, in quanto l’infanzia anche per chi non ha figli rappresenta l’embrione della continuità della specie umana. I bambini di oggi sono il futuro. Io e Leonardo Fasoli abbiamo fatto un lavoro delicato. Cerchiamo sempre di documentarci al massimo sull’argomento che andiamo a trattare, così siamo stati al CNCPO e alla Questura di Venezia. Da un lato era complicato gestire le informazioni che prendevi in quanto raccontano una doppia violenza, sui bambini e su coloro che appartengono ai cosiddetti marginali, la cui scomparsa non viene denunciata in quanto provengono da famiglie emigrate da poco o da case famiglia. Quindi era un fiume di dolore. Dall’altro lato ti rendevi conto che nelle storie di chi perpetrava violenza c’era stata una violenza precedente. Abbiamo cercato di raccontare con umanità quello che accade per richiamarci a proteggere l’infanzia e quello che rappresenta”.

CIRO_VISCO

La regia della serie è affidata a Ciro Visco:Credo che la responsabilità di un regista quando racconta la storia sia nota a tutti, deve tentare di vivere quello di cui si parla per riportarlo a chi sta intorno. Io utilizzo il web per semplificare la mia vita, lo vedo come qualcosa di positivo, che porta un’evoluzione al nostro modo di vivere. Improvvisamente ho scoperto che sotto la superficie dell’acqua c’era qualcosa di nascosto. Da lì è partita la fascinazione per un argomento che non conoscevo e che abbiamo tentato poi di rendere in modo cinematografico trasformandolo in un noir. Quando ho visto che intorno a me gli spazi vuoti dell’orchestra hanno iniziato a riempirsi e ho sentito che c’era fermento mi sono limitato a prendere questo tema nascosto e a dargli luce, semplificandolo per far arrivare agli spettatori il reale messaggio, cioè porre attenzione verso le cose nuove, che non conosciamo”.

Puccini 3

Un’intensa Vittoria Puccini dà il volto alla protagonista, Elena Zonin:Mi ha conquistato la sceneggiatura di questa serie, in quanto ho trovato una storia importante. Mi sono innamorata di Elena che è un vicequestore di polizia capace, brava nel suo lavoro, determinata, coraggiosa, intuitiva, che riesce a cogliere dei particolari che solo lei vede e che poi saranno fondamentali nelle indagini. Mi hanno colpito le sue paure, le sue fragilità, è umanamente spezzata e alla fine scoprirà il suo passato. E’ una donna che riesce ad empatizzare con le persone, con le vittime e con i carnefici. E’ stato un privilegio girare a Venezia in tutti i sestieri e vivere la città nonostante il lockdown. Ogni mattina all’alba uscivo nonostante il freddo terribile per arrivare alla lancia che mi portava al trucco ed era già come immergermi nel personaggio e nella storia. E’ stata una serie psicologicamente ed emotivamente coinvolgente, tosta da girare. Affronta il tema dell’infanzia da diversi punti di vista, c’è il filone crime, l’indagine, la tensione, la speranza di vedere questi ragazzini scomparsi tornare dalle loro famiglie e il rapporto particolare che hanno il mio personaggio, Daniele (Alessandro Roia) e Giulia (Sarah Felberbaum). Elena deve fare i conti con alcune ferite del passato, e farà un lavoro anche umano, su se stessa. Riuscire a mantenere un rapporto privilegiato con il mondo dell’infanzia quando si diventa adulti penso sia una cosa fondamentale”.

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L’attrice ha poi parlato dell’importanza di dialogare con i ragazzi e della particolarità di questa serie: “Dopo aver girato “Non mi lasciare” e conosciuto un mondo come quello del deep web le preoccupazioni sono aumentate. Gli strumenti che oggi i giovani hanno a disposizione sono un potenziale incredibile e una fonte di conoscenza che non avevamo, internet è un mondo pieno di stimoli che può arricchire ma bisogna usarlo in sicurezza. E’ quello che vogliamo far passare attraverso la serie ai ragazzi e ai genitori, il web va usato in modo sicuro e intelligenza. Non bisogna avere paura di dialogare con i ragazzi per intuire se ci sono dei pericoli e se l’utilizzo del web che fanno è corretto oppure no. Cerchiamo di insegnare ai figli ma sono loro che ci insegnano tanto perché sono portatori di una verità e di una spontaneità che a volte si tende a dimenticare. Ho avuto modo negli anni di interpretare tanti personaggi interessanti, la tv ha dato alle donne la possibilità di fare dei ruoli importanti, molto di più rispetto al cinema. In generale nel mondo del lavoro siamo ancora lontani da una parità di genere a cui è necessario arrivare. In particolare la rivoluzione in questo caso è nel tipo di personaggio e di donna che viene raccontata perché non è un’eroina a tutto tondo, ma come tutte noi donne ha fragilità, insicurezze, paure, fa degli errori che commettiamo nella vita, andando anche a scavare nelle zone d’ombra. In questo la serie è moderna, contemporanea, trovo che i personaggi siano attuali e che possiamo riconoscerci in essi. C’è un momento nella storia in cui Elena sembra perdere il controllo e non si capisce quanto le indagini che sta seguendo siano un’intuizione giusta o l’ossessione che ha nel ritrovare questi ragazzi. Anche questa perdita di lucidità che lei incontra è stata interessante da raccontare. Il legame del passato tra Elena e Daniele è un altro lato importante della storia, è come se si fosse congelato quando lei se n’è andata da Venezia e non è mai stato risolto, per cui dovranno confrontarsi per portare avanti le indagini”.

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Alessandro Roia interpreta invece Daniele Vianello: “Ciò che ho percepito come valore aggiunto e che mi ha trasportato nel personaggio è la contemporaneità, è l’essere una possibilità di noi in un personaggio di un certo tipo. Quello che lega Daniele ad Alessandro è l’essere calato fortemente nell’oggi. Credo che conoscere sia la soluzione per risolvere i problemi. Internet è stato un arricchimento ma come tante altre cose ha un lato oscuro, di questo bisogna avere coscienza. Per interpretare Daniele mi sono allenato tanto e ho corso parecchio, essendo una serie piena di elementi di azione. Ho dei ricordi belli legati al set e a Venezia”.

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I PERSONAGGI
Elena
Interpretata da Vittoria Puccini, rappresenta la parte conflittuale che sta in ognuno di noi. La sua vita oscilla tra il buon senso e l’istinto più profondo. In perenne equilibrio tra ciò che è giusto fare e ciò che può portare a casa il risultato, anche in modo non convenzionale. Le sue capacità di scandagliare l’animo umano sono talmente evolute da portarla a notare cose che sfuggono anche ad uno sguardo attento. Proprio per questo, durante gli interrogatori, durante le indagini, vede il non visto, sente il non detto, capisce il nascosto. Con la stessa genialità di uno Sherlock Holmes.

Daniele
Interpretato da Alessandro Roia, è l’ideologia, è la sicurezza delle proprie certezze, è un hombre vertical, un uomo tutto di un pezzo. Ha una sensibilità fuori dal comune che lo porta a empatizzare con il mondo circostante e con quello che vive. Ecco perché l’indagine sulla scomparsa del piccolo Gilberto e poi di Angelo, e tutto il mondo oscuro della rete che si riverbera su bambini innocenti, lo scuoteranno talmente in profondità da volergli far chiudere i giochi al più presto, utilizzando metodi non convenzionali, oltre la ragione e il buon senso. Il ritorno di Elena, la sua ex ragazza, il suo grande amore adolescenziale, mette in discussione il suo mondo. E quello di Giulia.

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Giulia
Interpretata da Sarah Felberbaum, è l’amore. Per la famiglia. Per la verità. Per la vita. Vive una vita semplice circondata dagli affetti, perché in fondo è quello che le serve per vivere bene, in serenità. Si è costruita un suo cantuccio, fatto dai suoi figli, da una bellissima casa, dagli amici, dalla piccola Stella, da Daniele. Il ritorno improvviso di Elena, la sua migliore amica ai tempi del liceo, l’amica con la quale ha condiviso le esperienze formative dell’adolescenza, sposta definitivamente il suo asse emotivo. Le certezze non sono più tali. Le sicurezze si annacquano nelle pieghe dell’indagine e nei moti dell’animo di Daniele. E qualcosa, in Elena, la colpisce e la spinge, da buona poliziotta, a indagare su di lei. E quando indaga sa essere efficiente e risoluta.

SINOSSI 
Il vicequestore Elena Zonin (Vittoria Puccini) vive e lavora a Roma, dove si occupa di crimini informatici e dà la caccia a una rete di pedofili responsabile del rapimento e della vendita sul web di minori.
Quando viene ritrovato nella laguna di Venezia il corpo senza vita di un bambino, Elena indaga subito sul caso, convinta che sia riconducibile alla più vasta inchiesta alla quale si dedica da anni.
Per lei andare a Venezia significa anche tornare a casa, perché è da lì che è andata via misteriosamente vent’anni prima. Qui ritrova Daniele (Alessandro Roia), il suo grande amore di allora, ora diventato poliziotto come lei, e Giulia (Sarah Felberbaum), la moglie di Daniele, che un tempo era la sua migliore amica. Tra i tre si ricostruisce passo dopo passo lo stesso legame forte e caldo di un tempo, ma con la malinconia del tempo passato, delle occasioni perdute e dei segreti inconfessabili che riguardano quei vent’anni che Elena ha trascorso lontana da loro.
Elena si ritroverà così stretta tra i ricordi e i luoghi della sua giovinezza, proprio mentre l’indagine porterà i poliziotti a scoperchiare un caso complesso e articolato. Un caso che finirà per coinvolgere nemici influenti e insospettabili, ponendo Elena e Daniele nell’occhio del ciclone di una missione senza precedenti e che metterà a repentaglio la loro stessa vita.

LA TRAMA DELLA PRIMA PUNTATA
Episodio 1
Il cadavere di un ragazzino, Gilberto Ballarin, viene ripescato dai sommozzatori della polizia nelle acque della laguna di Venezia.
Elena Zonin, vice questore del CNCPO (Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online) ritiene che Gilberto sia stato rapito per essere messo in vendita da una rete di pedofili che lei sta cercando da anni di individuare e sgominare. Arriva quindi a Venezia per occuparsi del caso insieme al vice questore aggiunto Daniele Vianello, suo amore giovanile.
Intanto Angelo, un ragazzino ospite di una Casa Famiglia, crede di chattare con una ragazzina di nome Elisa. Non sa che dietro a quel nome, dietro al profilo di Elisa, in realtà si cela un elegante e insospettabile uomo.

Episodio 2
Il piccolo Angelo scappa dalla Casa Famiglia e va a Venezia convinto di poter incontrare Elisa e di fuggire lontano con lei.
Elena e Daniele, grazie alle informazioni che ottengono da Karim, che vive di piccoli furti e conosceva bene Gilberto, catturano un losco personaggio detto il Cioro che ammette di avere incontrato Gilberto, il giorno della sua scomparsa, ma nega di averlo ucciso. Elena, contro il parere dei suoi colleghi, è convinta che il Cioro non sia l’assassino di Gilberto.
Intanto il piccolo Angelo sta raggiungendo il luogo in cui pensa di incontrare Elisa, ma lì alla Giudecca non ci sarà lei ad attenderlo.

di Francesca Monti

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