Doppio appuntamento con Andrea Pennacchi al Teatro Comunale di Vicenza: venerdì 21 gennaio sarà in scena con “Mio Padre”, sabato 22 gennaio con “Pojana e i suoi fratelli”

Nuovo attesissimo appuntamento al Teatro Comunale di Vicenza nella programmazione della stagione di prosa al Ridotto, tradizionalmente più vocata all’introspezione e ad una dimensione quasi personale nel rapporto tra spettatore e artista: venerdì 21 gennaio alle 20.45, Andrea Pennacchi attore, autore, volto noto al grande pubblico grazie alle sue presenze televisive (in veste di personaggio e autore satirico in programmi cult come Propaganda Live su La7, ma anche protagonista di serie amatissime come “Il paradiso delle signore”, ”Don Matteo” o “Petra” solo per citare la più recente) e produzioni cinematografiche, presenterà “Mio Padre – appunti sulla guerra civile”, uno spettacolo di cui è autore e interprete, in scena con le musiche dal vivo di Giorgio Gobbo, Gianluca Segato e Graziano Colella, una produzione Teatro Boxer.

Lo spettacolo è inserito nel programma delle iniziative promosse e realizzate dal Comune di Vicenza e dalle istituzioni cittadine per onorare il Giorno della Memoria, una data che vuole essere un monito per non dimenticare.

In questo spettacolo, l’attore padovano racconta una piccola epopea personale, con lo stile personalissimo e inconfondibile che rende uniche le sue narrazioni: è la storia del padre, partigiano, Valerio, nome di battaglia Bepi, lo stesso nome del nonno che aveva combattuto durante la Prima Guerra Mondiale, durante il suo ritorno dalla prigionia in un campo di concentramento, alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Valerio, classe 1929, tipografo compositore e giovanissimo partigiano di una banda attiva nel padovano, assieme a Vladimiro, Tombola e Pippo, coordinati dal tenente degli alpini Stelio Luconi reduce dalla Russia, ha vari incarichi: il recupero dei materiali dagli aviolanci, la produzione e la diffusione di stampa clandestina. Il tradimento di uno della banda farà internare tutti i componenti nel campo di lavoro e sterminio di Ebensee, in Austria. Torneranno a casa soltanto in tre.

La storia di Valerio è simile alla storia di tanti altri italiani che dopo l’8 settembre decisero da che parte stare, la guerra civile ricordata nel titolo; è una storia di ragazzi, di incoscienza, di coraggio e avventura, una storia di gioventù costretta a bruciare in fretta, una storia di lager e abominio nazista, di impietosa lotta per la sopravvivenza.

La vicenda viene ricostruita nello spettacolo  grazie a tracce della memoria familiare, ma anche attraverso documenti ufficiali, integrati dai vividi racconti di Vladimiro, uno dei superstiti (che Andrea Pennacchi chiama zio) e dai libri sulla lotta partigiana, primo fra tutti “I piccoli maestri” di Luigi Meneghello, tanto amato dal protagonista. Le musiche dal vivo contribuiscono a ricreare l’ambientazione di quei momenti storici.

Come Telemaco, anche Andrea Pennacchi si mette alla ricerca della figura del padre, dopo la sua morte, e della sua storia di prigioniero, ma più ancora della sua Odissea di ritorno in un’Italia devastata dalla guerra, sperando di trovare “un insegnamento su come si mettono a posto le cose”. Bepi diventa così nel suo immaginario una sorta di soldato universale che, dall’”Iliade” ai giorni nostri non si è perso un conflitto, anzi li ha attraversati tutti, ogni volta più disilluso, più arrabbiato, più ferito. “Le viscere sono dove risiedono i tuoi e, anche se se ne sono andati, una parte di loro ti resta dentro; mio padre nel cuore, nel thumos possente – spiega Pennacchi –. Sono cose fisiche che non hanno voce, oggi gli studiosi dicono: il DNA. È per questo forse che noi oggi abbiamo problemi con la storia recente. Forse ha parlato troppo chi non doveva parlare, o non aveva titoli per parlare. E chi invece avrebbe potuto (avrebbe dovuto) non se l’è sentita, è stato zitto. Forse”.

La storia di Valerio-Bepi – “Mio padre” – racconta anche la storia di suo figlio Andrea, che ha sentito il bisogno di fare i conti chi fosse stato il suo genitore, così ritroso a raccontare in famiglia e così generoso quando si trattava di incontrare gli studenti per condividere la sua testimonianza e invitare a non abbassare la guardia.

I biglietti per lo spettacolo “Mio Padre – appunti sulla guerra civile” di e con Andrea Pennacchi (ne restano ancora pochi) costano 24 euro l’intero, 19 euro il ridotto over 65 e il ridotto under 30; sono in vendita alla biglietteria del Teatro Comunale, appuntamento obbligatorio, dal martedì al sabato dalle 15.00 alle 18.15; al telefono chiamando lo 0444 324442 nei giorni di apertura dalle 16.00 alle 18.00 e online sul sito www.tcvi.it. È possibile comprarli anche tramite 18App, Carta del Docente o voucher. Relativamente alle misure di contenimento della pandemia, i biglietti per gli spettacoli sono nominali. In caso di acquisto per più spettatori, sarà necessario fornire i dati anagrafici e l’indirizzo mail di ognuno. In base alle normative vigenti, l’accesso alle sale teatrali è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di “Green Pass rafforzato”, ovvero a chi è vaccinato o guarito dal Covid-19, salvo i casi di esenzione previsti dalla legge. All’interno del Teatro è obbligatorio l’uso della mascherina di protezione superiore FFP2.
Per maggiori informazioni: www.dgc.gov.it.

Bis di Andrea Pennacchi al Teatro Comunale di Vicenza: dopo la serata di impegno civile con lo spettacolo dedicato al padre partigiano, al Ridotto, porterà in scena – sabato 22 gennaio alle 20.45 in Sala Grande – “Pojana e i suoi fratelli”, ormai un cult del suo repertorio, ma anche il titolo del primo libro dell’attore e autore padovano. Inserito nell’ambito degli spettacoli fuori abbonamento, il Pojana teatrale di e con Andrea Pennacchi, con le musiche dal vivo di Giorgio Gobbo e Gianluca Segato, una produzione Teatro Boxer in collaborazione con People, racconta le storie del Nordest e dei suoi protagonisti, in modo unico e dissacrante, uno spaccato feroce di un mondo, con i suoi vizi e le sue virtù, in un’interpretazione dal vivo potente, che va oltre gli stereotipi, in grado di lasciare il segno.

Andrea Pennacchi, volto noto e amatissimo dal grande pubblico grazie alle numerose presenze televisive (in veste di personaggio e autore satirico in programmi cult come Propaganda Live su La7, ma anche protagonista di serie amatissime come “Il paradiso delle signore”, ”Don Matteo” o “Petra” solo per citare la più recente), protagonista di produzioni cinematografiche (“Welcome Venice” di Andrea Segre presentato nelle Giornate degli Autori all’ultima Mostra del Cinema di Venezia è l’ultima fatica) darà vita sul palcoscenico del Comunale alla folta schiera di personaggi creati dalla sua immaginazione e diventati celebri grazie alla rete e alle incursioni sul piccolo schermo. Innanzitutto il Pojana, l’alter-ego televisivo che gli ha dato la fama, l’avido “paron”, piccolo imprenditore del Nordest ossessionato dal lavoro, dai soldi e dal suo ostentato razzismo, ma anche i suoi fratelli “maggiori”, tra i quali il più grande derattizzatore del mondo (il terrore degli scarafaggi), un figlio degli anni Novanta al ritorno dalla naja, un ex buttafuori, un sosia di  Walter E. Kurtz di Apocalypse Now e altri ancora.

Il successo di questi personaggi, con le loro ossessioni, la rabbia, la disperazione e l’ignoranza, ha sicuramente ha sicuramente profonde radici sociologiche: nel lavoro di Pennacchi (prima a teatro, poi nel libro del 2020), questi veneti del nuovo millennio da maschere diventano emblema di una società intera, e raccontano la loro storia, un po’ falsa e un po’ vera, invitando tutti a guardarsi allo specchio. È così che l’autore-protagonista spiega la genesi dell’epopea del Pojana:

“È significativo e terribile che i veneti siano diventati, oggi, i cattivi: evasori, razzisti, ottusi. Di colpo. Da provinciali buoni, gran lavoratori che per miseria migravano a Roma a fare le servette o i carabinieri (cliché di molti film in bianco e nero), ad avidi padroncini, così, di colpo, con l’ignoranza a fare da denominatore comune agli stereotipi. Un enigma, che per noi si risolve in racconto: siamo passati da maschere più o meno goldoniane a specchio di una società intera. (…) Quando mi proposero di collaborare al progetto “This is Racism”, recitando il testo di Marco Giacosa per il video di “Ciao Terroni”, Franco Ford detto “Pojana” era già nato. Era il ricco padroncino di un mio adattamento delle “Allegre comari di Windsor” ambientato in Veneto, con tutti le sue fisse: le armi, i schei e le tasse, i neri, il nero. In seguito, la banda di Propaganda Live l’ha voluto sul suo palco, e lui si è rivelato appieno per quel che è: un demone, piccolo, non privo di saggezza ma non particolarmente in alto nella gerarchia infernale, che usa la verità per i suoi fini e trova divertenti cose che non lo sono, e che è dentro ognuno di noi”.

Il grande merito di Andrea Pennacchi sta nella capacità di tratteggiare (e interpretare) queste figure e di restituircele senza atteggiamenti di superiorità, senza giudizi che ne intralcino la comprensione. Sono fratelli anche nostri, perché vulnerabili, attaccati dalla sorte, logorati dal desiderio, dall’ansia e dalla confusione. E ancora, ci dice Pennacchi “attraverso queste esperienze mi sono riconciliato con il mio spiritus loci, con questa lingua le cui parole sono croste di ferite antiche, che basta grattare per sprigionare un flusso di sensazioni e di emozioni”.

I biglietti per lo spettacolo “Pojana e i suoi fratelli” di e con Andrea Pennacchi (ne restano ancora molto pochi) costano 29,50 euro l’intero, 23,50 euro il ridotto over 65 e 14,50 euro il ridotto under 30; sono in vendita alla biglietteria del Teatro Comunale, appuntamento obbligatorio, dal martedì al sabato dalle 15.00 alle 18.15; al telefono chiamando lo 0444 324442 nei giorni di apertura dalle 16.00 alle 18.00 e online sul sito www.tcvi.it. È possibile comprarli anche tramite 18App, Carta del Docente o voucher. Relativamente alle misure di contenimento della pandemia, i biglietti per gli spettacoli sono nominali. In caso di acquisto per più spettatori, sarà necessario fornire i dati anagrafici e l’indirizzo mail di ognuno. In base alle normative vigenti, l’accesso alle sale teatrali è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di “Green Pass rafforzato”, ovvero a chi è vaccinato o guarito dal Covid-19, salvo i casi di esenzione previsti dalla legge. All’interno del Teatro è obbligatorio l’uso della mascherina di protezione superiore FFP2.
Per maggiori informazioni: www.dgc.gov.it.

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