SANREMO 2022 – Intervista con Iva Zanicchi, in gara con “Voglio amarti”: “Sono nata artisticamente al Festival e partecipare è un enorme piacere”

“Tornare dopo diversi anni sul palco dell’Ariston mi galvanizza moltissimo”. Un vulcano di simpatia, entusiasmo e spontaneità, una voce meravigliosa. Iva Zanicchi, la Signora della musica italiana, sarà in gara per l’undicesima volta al Festival di Sanremo con “Voglio amarti”, una canzone d’amore melodica, con passaggi blues, scritta da Emilio Di Stefano, con la musica di Vito Mercurio, Italo Ianne e Celso Valli.

Sessanta anni di straordinaria carriera, vincitrice per tre volte del Festival, nel 1967 con Non pensare a me, nel 1969 con Zingara, nel 1974 con Ciao cara come stai?, si è esibita alla Carnegie Hall e al Madison Square Garden di New York, ha pubblicato i suoi dischi in tutto il mondo, dall’Europa al Sud e Nord America, dall’Asia all’Australia, per lei hanno scritto i più grandi autori italiani e internazionali. Ha inoltre condotto programmi di successo come “Ok, il prezzo il giusto!”, ha pubblicato i libri “Polenta di Castagne”, “I Prati di Sara” e “Nata di luna buona” e per tre stagioni ha fatto parte del cast della serie “Caterina e le sue figlie” accanto a Virna Lisi.

Iva Zanicchi

Signora Iva, cosa rappresenta per lei tornare in gara al Festival di Sanremo 2022 dopo tredici anni?

“Sono nata artisticamente a Sanremo e mi sento un po’ a casa. E’ una manifestazione che ho sempre amato e seguito, mi ha dato tanto, a volte è andata bene, altre meno. Tornare dopo diversi anni, alla mia dolce e tenera età, mi galvanizza moltissimo. Presentare in tre minuti una canzone in cui credi e che potrà arrivare a tanta gente è un miracolo che succede solo a Sanremo. Partecipare in gara al Festival per me è un enorme piacere. Mentirei se dicessi che non ho aspettative, affronto questa nuova avventura con serenità ma allo stesso tempo sono una lottatrice. Ovviamente mi auguro che vinca un giovane in modo che possa rappresentare all’Eurovision la musica italiana”.

Porta sul palco dell’Ariston la canzone “Voglio amarti”, che ha una bella melodia, con dei passaggi blues e un testo che parla di amore e di amare gli altri, cosa che oggi credo sia ancora più importante…

“La musica ha sempre cantato l’amore, poi giustamente ci sono anche altri temi, io stessa nel brano “Lacrime e buio” ho raccontato la storia di una donna che ha subìto per tutta la vita le angherie di un uomo e finalmente riesce a liberarsene, ma a Sanremo mi sono sentita in dovere di portare una canzone d’amore classica, con un arrangiamento bellissimo di Celso Valli, che è il più grande arrangiatore italiano. Canterò come si faceva negli anni Settanta e Ottanta, senza orpelli, e spero di convincere anche chi dovesse essere scettico. Amo la musica dei giovani e la ascolto insieme ai miei due nipoti, però non mi appartiene tanto”.

Sarà un’edizione del Festival molto varia a livello di cast, con grandi artisti come lei, Gianni Morandi, Massimo Ranieri, Rettore, cantanti affermati e giovani talenti…

“Ma che bello… credo che Amadeus stia facendo un grande Festival perché unisce diverse generazioni di artisti e cerca di accontentare tutte le fasce di pubblico, i giovanissimi, le persone di mezza età e quelle più anziane. Poche volte abbiamo visto un’edizione di Sanremo così variegata”.

02 Iva Zanicchi (Foto © Pierpaolo Ferreri) 44

credit foto © Pierpaolo Ferreri

Ha vinto tre volte il Festival, nel 1967 in coppia con Claudio Villa con il brano “Non pensare a me”, nel 1969 con Bobby Solo e la canzone “Zingara” e nel 1974 con “Ciao cara come stai?”…

“La vittoria più bella in assoluto è stata nel 1969 con “Zingara”, insieme a Bobby Solo, era una canzone facile, immediata, già dalle prime note si capiva che sarebbe piaciuta. Avevo vinto anche due anni prima con “Non pensare a me”, un grande pezzo melodico, ma la gioia era stata funestata dalla morte di Luigi Tenco per cui non ho festeggiato. Anche la vittoria al Festival di Sanremo con “Ciao cara come stai?” me la sono goduta poco perché ero a teatro con Walter Chiari che era un grande artista e faceva esaurito ovunque, io cantavo nello spettacolo “Tra noi” e quindi mi ha lasciato libera solo tre giorni. Sono arrivata a Sanremo, mi sono esibita e la domenica pomeriggio ero già in scena a Bergamo al Teatro Donizetti”.

Che ricordo conserva invece della sua prima esperienza al Festival di Sanremo nel 1965 con “I tuoi anni più belli”?

“Quell’anno arrivai a Sanremo piena di belle speranze perché ero reduce dal successo di “Come ti vorrei”, i critici di allora parlando di me dicevano “questa ragazza avrà un futuro” e che sarei stata la rivelazione di quell’edizione. Ero spaventatissima, talmente agitata che l’organizzatore del Festival Gianni Ravera disse al mio discografico che quella sera non sarei riuscita a cantare. Infatti sono salita sul palco, ho belato, sono uscita piangendo e ho detto: “i musicisti ce l’hanno con me, non hanno suonato”. In realtà ero diventata momentaneamente sorda e non ho sentito l’orchestra. Mi hanno sbattuto fuori meritatamente dalla kermesse, per cui è stato orribile. Ai tempi chi veniva eliminato da Sanremo finiva la carriera o comunque si fermava per anni, io sono stata fortunata, avevo un passaporto importante che era la mia voce e mi ha salvato. Così ho fatto di tutto per convincere i discografici che ce l’avrei fatta, infatti l’anno successivo ho partecipato di nuovo al Festival e ho vinto quella paura che mi aveva bloccato le corde vocali”.

Questa è la sua undicesima partecipazione alla kermesse sanremese, l’emozione è sempre la stessa?

“Anche quest’anno prima di esibirmi all’Ariston sicuramente dirò “chi me l’ha fatto fare, voglio tornare a casa, perché non sono rimasta sulla poltrona a guardare Sanremo…”, ma appena salirò sul palco passerà tutto e comincerò a cantare. Speriamo ci sia il pubblico, che per me è importantissimo perché dà una carica speciale, percepisci se la canzone piace, vedi la partecipazione della gente mentre canti, e poi l’applauso finale che emoziona… In generale spero che presto la situazione possa migliorare, in modo che i giovani tornino a frequentarsi, a gioire, ad andare in piazza, cantare, ballare”.

Recentemente sono usciti i singoli “Sangue nero” e “Amore mio malgrado”, faranno parte insieme a “Voglio amarti” di un nuovo disco?

“Dopo il Festival uscirà un disco che conterrà delle canzoni realizzate con amore, passione e grandi arrangiatori. Sono sei inediti e altri pezzi già editi. Si chiamerà “Gargana”, una parola nel mio dialetto che può sembrare strana, ma che significa voce, potenza vocale. Quando ero piccola sentivo sempre dire dalle amiche di mia mamma: “oh, ma quella bambina lì ha una gargana!”, così ho deciso di dargli questo titolo”.

nata

In un passaggio del suo libro “Nata di luna buona” racconta che il suo bisnonno Lorenzo aveva predetto che sarebbe stata fortunata e che sarebbe andata anche in America essendo nata con la luna buona, ed effettivamente lei si è esibita diverse volte negli Stati Uniti, tra cui quella al Madison Square Garden di New York…  

“Questo bisnonno ha visto lontano. Nel libro infatti racconto che quando sono nata non mi voleva nessuno, perché i miei genitori avevano già altre due bambine, mio papà desiderava un maschio tanto che aveva offerto da bere e da mangiare a tutti e le prozie avevano pronosticato la nascita di un bambino… invece sono arrivata io. Papà è stato tre giorni senza volermi vedere, mamma era disperata perché sapeva che avrebbe dovuto mettere in cantiere un altro figlio e ne aveva già avuti tre. L’unico a darmi una dimostrazione di affetto, fiducia e stima è stato il bisnonno Lorenzo. Quando è entrato in camera mia mamma gli ha detto: “oh nonno, che disgrazia, è nata un’altra femmina, per di più bruttina”, e lui ha risposto: “ma no, non è proprio così bruttina. Questa bambina è nata di giovedì e di luna buona”, forse voleva dire luna piena, “sarà molto fortunata e andrà fino in America”. Mia mamma si è messa a piangere perché chi andava in America allora non tornava più e quindi avevo una bella prospettiva… (sorride). Però questa cosa mi è sempre rimasta nel cuore e l’ho scritta nel libro perché mi piace che il bisnonno avesse fatto questa previsione e fosse stato l’unico ad avere parole buone per me. Lui è morto l’anno in cui sono nata e non l’ho conosciuto, ma l’ho sempre amato e ricordato”.

33a-e1635950882888

credit foto ufficio stampa Mediaset

Pochi mesi fa su Canale 5 è andato in onda lo show in due puntate “D’Iva” in cui ha ripercorso la sua straordinaria carriera. Se dovesse pensare ad un’immagine del suo percorso artistico cosa le verrebbe in mente?

“Nel corso della mia carriera non ho mai avuto un boom ma un successo costante, ci sono state grandi soddisfazioni e anche delle delusioni, com’è normale che sia. Se penso ad un’immagine torno agli inizi che sono stati durissimi. Raffaello Giachini mi aveva permesso di cantare a Viareggio, alla Capannina di Raffa che era famosa a quell’epoca, mi dava vitto e alloggio e nient’altro e mi faceva dormire in una stamberga da una vecchia tremenda, tipo quella delle fiabe, che non mi permetteva neanche di respirare. In quegli anni c’era un gruppo di Modena, l’Equipe 84, che faceva la fame con me. Ricordo che Maurizio Vandelli, che era il leader della band, mi disse che quando era tornato a casa in Romagna “Come ti vorrei” si sentiva tantissimo sulle spiagge. Io non ci volevo credere. E’ stata la mia prima canzone ed è la mia preferita, quella che porto nel cuore, è un blues che canto ancora oggi e rappresenta i sacrifici e le sofferenze degli inizi”.

Ha preso parte anche a diversi spettacoli teatrali, ci sono dei nuovi progetti in programma?

“A teatro mi sono divertita molto a fare le commedie “Tre donne in cerca di guai” con Corinne Clery e Barbara Bouchet e “Due donne in fuga” con Marisa Laurito, però preferirei prendere parte ad uno spettacolo cantato. Avevo un one woman show in programma ma il covid l’ha bloccato dopo il debutto al Massimo di Palermo e la tappa a Milano. Si tratta di “Sono nata di luna buona”, dove cantavo, raccontavo alcune cose tratte dal libro, facevo sorridere, mi appagava tanto. Mi piacerebbe riprenderlo in futuro. Mi avevano anche proposto dei musical ma con la pandemia i progetti si sono arenati”.

Ha condotto per tredici anni il quiz cult “Ok, il prezzo è giusto!”, cosa le ha lasciato quell’esperienza?

“E’ stato un programma popolarissimo, mi ha regalato la fama, sono entrata nelle case degli italiani diventando quasi una persona di famiglia. L’unica cosa è che mi ha un po’ allontanata dalla musica in quel periodo ma sono felice di aver condotto un format così forte. Ho fatto compagnia a tante persone anziane, a tanti bambini che ora sono adulti e quando mi incontrano mi dicono “cento, cento, cento” ricordando la celebre ruota”.

C_46_articolo_165_upiImmaginebig

Iva Zanicchi con il cast di “Caterina e le sue figlie 2” – credit foto Ufficio Stampa Mediaset

Ha recitato nel ruolo di Liliana nella celebre serie “Caterina e le sue figlie” al fianco di Virna Lisi. Che ricordo ha di questa grandissima attrice?

“Ho un ricordo bellissimo di Virna Lisi. Il produttore aveva proposto quattro nomi di attrici per “Caterina e le sue figlie”, tra cui il mio. Anche se non ci conoscevamo lei ha detto che voleva Iva. Mi ha telefonato, ho accettato con gioia di partecipare alla serie e mi sono divertita come una matta. Virna mi ha dato tanti consigli, mi ha sgridato per tutto il tempo perché diceva che non dovevo muovermi, non dovevo agitarmi… Siamo diventate subito amiche, c’era un grande feeling. Peccato solo non esserci conosciute prima. Mi diceva che le attaccavo un po’ della mia sfacciataggine mentre lei trasmetteva a me un po’ di aplomb e ci integravamo benissimo. Siamo state dieci giorni a Barcellona, poi a Cuba, sempre per le riprese della serie ed è stata un’esperienza fantastica. Ricordo Virna con grande affetto. Ci sentivamo al telefono e ho sofferto tanto quando è scomparsa perché era una donna speciale, bellissima e bravissima a recitare, molto severa anche con se stessa, una grande professionista. Le confesso però che la mia attrice preferita rimarrà sempre Monica Vitti, che racchiude brio, simpatia, intelligenza, comicità e bellezza”.

Che consiglio darebbe a un giovane che sogna di diventare cantante?

“Consiglio ai ragazzi innanzitutto di studiare, perché la conoscenza è un dono prezioso, è appagante, fondamentale, ti apre la mente, e poi di seguire sempre i propri sogni. Se vuoi fare musica, se senti quel fuoco dentro buttati! E’ quello che ho detto anche a mia nipote Virginia, che ha una bellissima voce, ha inciso una canzone e ora sta studiando per laurearsi in criminologia”.

di Francesca Monti

credit foto copertina © Pierpaolo Ferreri

Grazie a Paola Ferro e Mauro Caldera

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...