Il 28 gennaio su Sky Atlantic arriva la serie “Christian” con protagonista Edoardo Pesce. Le dichiarazioni del cast

Debutterà il 28 gennaio su Sky Atlantic, disponibile on demand su Sky e in streaming su NOW, “Christian”, una produzione Sky e Lucky Red in partecipazione con Newen Connect. Commissionata da Sky Studios per l’Italia, Christian è una serie a tinte pulp, fra crime e soprannaturale, con il vincitore del David di Donatello Edoardo Pesce protagonista. Una serie Sky Original in sei episodi diretti da Stefano Lodovichi, anche produttore creativo, e Roberto “Saku” Cinardi.

Nei panni di un supereroe “all’amatriciana”, Edoardo Pesce interpreta Christian, lo scagnozzo di un boss della Roma di periferia che si guadagna da vivere facendo l’unica cosa che sa fare: menare. Fino a quando non gli compariranno alle mani quelle che sembrano a tutti gli effetti delle stimmate, le ferite dei santi, con le quali inizierà a fare miracoli. Sulle tracce di Christian e del suo mistero si metterà presto Matteo, scettico emissario del Vaticano ossessionato dal trovare qualcuno i cui poteri taumaturgici siano veri, interpretato dal vincitore del David di Donatello Claudio Santamaria.

Selezionata in concorso al CanneSeries, vetrina fra le più importanti e prestigiose per le serie TV a livello internazionale, dove ha vinto il premio a Giorgio Giampà per le musiche originali, la serie è creata da Valerio Cilio, Roberto “Saku” Cinardi e Enrico Audenino, da un’idea di Roberto “Saku” Cinardi, e liberamente ispirata a Stigmate, la graphic novel di Claudio Piersanti e Lorenzo Mattotti edita da Logos Edizioni. Le sceneggiature sono di Valerio Cilio, Enrico Audenino, Renato Sannio e Patrizia Dellea.

Accanto a Edoardo Pesce e a Claudio Santamaria nel cast: Silvia D’Amico nei panni di Rachele, una ragazza problematica vicina a Christian; Giordano De Plano è Lino, il boss locale, quasi un fratello per Christian essendo i due stati cresciuti dalla stessa donna, Italia; Antonio Bannò nei panni del figlio di Lino, Davide, erede dell’impero del padre e miglior amico di Christian; Francesco Colella interpreta Tomei, il veterinario del quartiere che arrotonda curando e cucendo quanti ne hanno bisogno e non possono andare in ospedale; Gabriel Montesi, che interpreta un amico della compagnia di Christian e Davide, Penna, un piccolo malvivente che lavora per Lino; Lina Sastri nei panni di Italia, la madre di Christian; Ivan Franek e Giulio Beranek, in quelli rispettivamente di Padre Klaus e del Biondo.

© Matteo Graia

“Credo che “Christian” sia unico nel nostro panorama, quello che da sempre cerchiamo di fare è trovare qualcosa che possa regalare intrattenimento, far ridere e piangere”, ha esordito in conferenza stampa Sonia Rovai, Director Scripted Production Sky Italia.

Il regista Stefano Lodovichi ha spiegato invece come è nato il progetto: “Avevamo già lavorato in passato nel tentativo di creare un mondo originale, la memoria va alle vele archetipe di Gomorra, diventate un simbolo nel mondo. Abbiamo creato un’identità unica, forte, colorata, divertente e originale, prendendo alcuni elementi di Roma e creando Città-Palazzo, il nostro micromondo nel quale abbiamo una fauna meravigliosa”.

L’altro regista Roberto Saku Cinardi ha aggiunto: “Sono arrivato su Sky Atlantic con il mio primo progetto. E’ una storia che nasce nel 2012 quando ho fatto il corto che era anche il videoclip di Salmo, poi dopo qualche anno è arrivata l’idea di sviluppare un concept di serie. Per me è stato interessante imparare a fare una serie”.

Lo sceneggiatore Valerio Cilio ha detto: “E’ stato un lavoro lungo. Quando abbiamo iniziato giocava ancora Totti e non avevo i capelli bianchi… Siamo andati in un terreno difficile dove era facile scivolare: la prima regola è stata divertirci e l’altra schivare le cose già viste e cercare qualcosa di originale”.

© Matteo Graia

Protagonista nei panni di Christian è Edoardo Pesce: “Mi sono affezionato al personaggio, sarà che è la prima volta che faccio il protagonista di una serie. E’ anche una responsabilità. Leggendo la sceneggiatura ho visto che c’era la possibilità di inserire caratteristiche che sono anche mie personali, come l’ironia o il cazzeggio, cercare di alleggerire la storia o la situazione in cui si trova. Christian è un semplice, non anela, non ha obiettivi di potere, non è avido, è un ragazzone che considera il massimo della felicità che la madre stia bene, che ci sia una situazione economica buona, ha una semplicità positiva”.

Silvia D’Amico interpreta Rachele: “Come ha detto Edoardo ognuno di noi ha messo qualcosa di sé nei personaggi. Rachele è la vicina di casa di Christian, è un po’ la sorella minore, all’inizio si chiamava Alessia, poi Edoardo ha voluto che portasse il nome di sua sorella. Devo tanto del lavoro fatto al gruppo, ai registi. Appena ho letto la sceneggiatura mi sono sentita fortunata a poter fare un personaggio del genere”.

Claudio Santamaria è Matteo: “Questo personaggio ha vari riferimenti, anche biblici, come San Tommaso, Isacco messo alla prova dal Signore, l’Arcangelo Gabriele, è estremamente conflittuale, ha un conflitto interno che lo dilania e che è insito nel mistero della fede. Fa il postulatore del Vaticano, deve verificare che un miracolo sia davvero tale e non una truffa. Anche lui ha avuto un incontro molto ravvicinato con qualcosa nel suo passato che lo ha fatto avvicinare a Dio e in questa Città-Palazzo si inserisce come un alieno, ha un volto sfigurato e questo fa di lui un personaggio che si porta appresso una maschera che parla da sola. Anche Matteo ha le sue stimmate”.

Francesco Colella veste i panni del veterinario Tomei: “Se ho fatto questa serie è perché ho letto la sceneggiatura e ne ho percepito l’intelligenza, in questo grande gioco c’è una radice preziosa perché questo mondo dipinto in Christian è come lo specchio deformante di una società civilizzata e urbana che se si guardasse allo specchio come riflesso riceverebbe le mostruosità del pianeta. Se c’è un riferimento a un film è sicuramente a Brutti Sporchi e cattivi di Ettore Scola. Questa serie ha quel tipo di coraggio, cioè spingere noi attori verso qualcosa di diverso, toccando anche punte grottesche. Quello che si racconta non è reale ma è reale lo specchio deformante della società civile. Tomei ha deciso di rinunciare alla sua dimensione alto-borghese per entrare in un inferno per punire se stesso per una colpa di cui si sente colpevole e congela sentimenti ed emozioni utilizzando le persone solo come funzione per fare soldi di cui non se ne fa nulla. E’ come se fosse un filosofo cinico e sono stato felice di interpretarlo.

Lina Sastri interpreta il ruolo di Italia: “E’ la madre adottiva di Christian e Lino e in qualche modo in questa realtà iperreale è una presenza reale, è una persona che vive delle fasi diverse in questa storia a metà tra la realtà, i miracoli, il mistero e la attraversa in maniera umana e sincera. Ho dovuto cambiare alcune cose fisiche e interiori in un momento particolare della mia vita per entrare nel personaggio e ringrazio il cast e i registi per avermi fatto sentire in famiglia”.

SINOSSI

Christian è un energumeno di circa quarant’anni che vive facendo il lavoro sporco per conto di Lino, boss del gigantesco “Città-Palazzo” in cui vivono entrambi, insieme ad Italia, la madre di Christian, malata di Alzheimer da molti anni; Davide, figlio di Lino e grande amico di Christian; Rachele, giovane vicina di casa di Christian, tossicodipendente; Tomei, disilluso medico clandestino del quartiere; Penna, Sergio e Stefanuccio, “colleghi” di Christian.

Christian ambisce ad un lavoro meno sporco e più redditizio ma le sue richieste vengono costantemente ignorate da Lino. E le cose sembrerebbero poter solo peggiorare a causa di un misterioso e implacabile dolore alle mani che gli impedisce di portare a termine anche gli incarichi più semplici, almeno fino a quando proprio su quelle mani appaiono due stimmate e Christian, in una sera qualunque, resuscita miracolosamente Rachele, finita in un’overdose letale.

Ed è proprio sulle tracce di Christian e della prodigiosa resurrezione che si mette Matteo, postulatore del Vaticano di una quarantina d’anni, in cerca di segni e conferme di un miracolo che cambiò la sua vita da piccolo, pronto a muoversi nella Città-Palazzo per smascherare colui che ritiene il peggiore e più improbabile degli impostori.

Intanto la vita di Christian viene stravolta nel giro di pochi decisivi giorni in cui è costretto a prendere consapevolezza di sé e del proprio incredibile potere, che gli permette di compiere molti altri miracoli sulle persone che gli sono intorno, ma soprattutto sulla moglie di Lino, in coma da anni. Ed è proprio il risveglio prodigioso della moglie che costringe però Lino a prendere atto della pericolosità e del richiamo sovversivo del crescente potere di Christian, al punto da decidere di ucciderlo. Così, mentre si consuma lo scontro tra il boss e colui che molti ormai acclamano come “salvatore”, Matteo indaga su Christian con la speranza di avere risposte sul proprio passato che lo tormenta e fa la conoscenza di Padre Klaus, un inquietante sacerdote che nasconde troppi segreti, arrivando troppo vicino ad una verità che potrebbe sconvolgere la sua vita e quella del mondo intero.

Christian è una serie crime sovrannaturale ambientata nella Roma dei nostri giorni. L’arena è incentrata in un piccolo mondo autosufficiente nell’estrema periferia della capitale. Città-Palazzo è più di un quartiere, è una vera e propria micro-città autosufficiente, con una piazza centrale, gates, una chiesa e delle regole interne dettate da Lino, il boss del quartiere. Pur partendo da una base crime, non ci troviamo davanti a una serie come Gomorra. Il realismo è il primo strato della nostra narrazione ma su quello si innestano componenti di altro genere, nella creazione di un linguaggio personale e originale. La stessa Città-Palazzo è fusione di due quartieri popolari, Corviale e Vigne Nuove. Questa scelta è stata fatta nel tentativo di creare un luogo nuovo, nostro, per guidare l’immaginario verso un mondo epico iconico, che, grazie a un’estetica brutalista e spersonalizzante riporti a un immaginario poco oltre il reale, in odore di sci-fi e fantastico. Anche perché il lungo chilometro di cemento di Corviale, conosciuto anche come “Serpentone”, non può non far pensare a una grande nave… o nel mio immaginario, a un’arca biblica, profetica.

Infatti se Christian da un lato racconta il cammino di un criminale di periferia, di un uomo senza aspirazioni, un picchiatore pasticcione che riscuote crediti, da un altro racconta anche il percorso di chi di colpo viene sconvolto dalla manifestazione magica e sacra delle stimmate, segni antichi come la nostra cultura, che travolgeranno non soltanto lui ma tutto il mondo nel quale vive. Perché Christian è una storia di believers. Se il genere è un mix di crime e supernatural, il tono è un “dramedy-pop” con una propensione al sacrale che diviene fusione tra la commedia all’italiana degli anni ‘60\’70 di Monicelli, Risi, Germi, con il cinema di intrattenimento internazionale di Scorsese, De Palma, Guy Ritchie o Luc Besson. Perché Christian in fin dei conti è un “supereroe all’amatriciana”. Questi elementi, nati in scrittura e sviluppati durante il lavoro di preparazione e creazione del linguaggio di Christian, sarebbero stati impossibili da mettere in scena senza la partecipazione di grandi artisti come lo scenografo Max Sturiale, i costumi di Veronica Fragola o la fotografia di Benjamin Maier. L’approccio di tutti i reparti alla storia è sempre stato libero e creativo, alla ricerca di quella giusta distanza dal vero che ci connota, per raggiungere una plausibilità e coerenza interna tutta nostra. Volevamo essere iconici, essenziali, eleganti, a tratti cafoni o fumettosi perché ogni personaggio ha una personalità propria, una vita e gusti propri, e proprio per questo andava rispettato.

di Francesca Monti

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