Intervista con Giò Di Tonno: “Notre Dame de Paris mi ha fatto crescere tantissimo artisticamente e umanamente”

“Da subito mi è piaciuta la commistione di dolcezza e rabbia che il personaggio porta con sé e anche la sua forza d’animo”. Da venti anni Giò Di Tonno interpreta in modo magistrale ed emozionante il campanaro Quasimodo in “Notre Dame de Paris”, l’opera popolare moderna più famosa al mondo, in scena fino al 5 aprile al Teatro Arcimboldi di Milano.

In questa intervista Giò Di Tonno ci ha parlato del primo provino fatto per lo spettacolo, della preparazione del personaggio, del messaggio importante che passa attraverso Quasimodo, dei ricordi legati alla vittoria del Festival di Sanremo 2008 con Lola Ponce e dei prossimi progetti.

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credit foto Francesco Prandoni

Giò, è in scena al Teatro Arcimboldi di Milano con “Notre Dame de Paris”, di cui quest’anno ricorre il ventennale. Quale pensa sia il segreto del successo planetario di questo bellissimo spettacolo?

“Sicuramente l’attualità delle tematiche che si ritrovano all’interno della storia. Nonostante il passare degli anni, la difficoltà di tanti ad integrarsi, farsi accettare e di chi cerca faticosamente di trovare il proprio posto nel mondo è rimasta una costante della società, purtroppo”.

Quando è venuto a contatto per la prima volta con questa opera popolare dei record?

“La prima volta che ho sentito parlare di “Notre Dame de Paris” è stato nel 1999 grazie alla mia fidanzata, che poi è diventata mia moglie. Eravamo a Marrakech, su un fuoristrada nel deserto, e ha messo su proprio il cd dell’opera con le musiche di Riccardo Cocciante. Lei pensava lo conoscessi, in realtà è stato proprio il mio primo contatto con l’opera popolare. Dopo qualche mese, una delle responsabili del casting di “Notre Dame de Paris” mi ha contattato per chiedermi se fossi interessato a fare il provino”.

Che ricordo ha dei provini per Quasimodo?

“Dopo circa un anno di provini c’è stato l’incontro con Riccardo Cocciante, prima di quello mi ero esibito solo davanti ai responsabili del casting. Sono entrato già con la postura che mi ero immaginato per Quasimodo, non solo ho cantato così ma ero talmente dentro la parte che sono rimasto ad attendere il verdetto di Riccardo nella stessa posizione. Mi disse che gli avevo regalato una grande emozione e poi mi chiese se fossi in grado di cantare anche eretto”.

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credit foto Francesco Prandoni

Qual è l’aspetto che più la affascina di Quasimodo?

“Da subito mi è piaciuta la commistione di dolcezza e rabbia che il personaggio porta con sé. Anche la sua forza d’animo”.

L’approccio al personaggio è cambiato nel corso degli anni?

“Sì, nel corso degli anni ho cambiato il mio approccio a Quasimodo. All’inizio mi concentravo su come rendere il personaggio al meglio dal punto di vista estetico e interpretativo, mi preoccupavo molto che le movenze fossero accurate e della parte vocale. Oggi, oltre a questo, cerco di portare in scena anche tutto il rispetto per chi questa condizione di disagio la vive quotidianamente; quindi, il messaggio è ancora più forte e la considero una grande responsabilità”.

Quante ore di preparazione sono necessarie?

“Per quanto riguarda il trucco circa un’ora e mezza. Per la preparazione del personaggio, dopo tanti anni è sicuramente più immediata perché ormai fa parte di me. Anche quando ci troviamo con il resto del cast le prove sono principalmente per ritrovare la sintonia e la sincronizzazione tra di noi, ma avviene tutto molto più velocemente rispetto agli inizi. Devo ammettere che è sempre molto bello fare le prove di canto con Riccardo Cocciante, ogni volta scopriamo dettagli e sfumature della nostra vocalità”.

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credit foto Francesco Prandoni

Cosa ha aggiunto questo ruolo al suo percorso artistico e umano?

“Ha avuto un impatto fortissimo, è uno spettacolo che mi ha fatto crescere tantissimo artisticamente e umanamente, anche grazie allo scambio con artisti e personalità diverse. “Notre Dame de Paris” mi ha dato una grande disciplina, un grande rispetto per gli altri artisti, per tutto il lavoro che c’è dietro le quinte”.

Attraverso Quasimodo, che viene emarginato per la sua disabilità, viene lanciato un messaggio importante, ancora di più nella società odierna: non aver paura della diversità…

“Esatto. Nel Medioevo, quando è ambientata l’opera, bastava un difetto fisico per essere accusati di stregoneria. Oggi invece ci sono i social che spesso permettono alle persone di prendere di mira la non omologazione. Dispiace constatare come nel corso dei secoli non siamo riusciti a raggiungere una convivenza civile ed è importante che uno spettacolo come “Notre Dame de Paris” possa, nel suo piccolo, promuovere l’accoglienza del prossimo”.

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credit foto Cosimo Buccolieri

Con Lola Ponce, che interpreta Esmeralda, ha partecipato e vinto il Festival di Sanremo 2008 con il brano “Colpo di fulmine”, che ricordo conserva di quel momento?

“È stata una bellissima esperienza, devo ammettere che io ero molto teso e la presenza di Lola, che considero come una sorella, mi ha aiutato ad affrontare l’esperienza sanremese con più tranquillità. Non eravamo andati per vincere, credevamo molto nel progetto e aver avuto la possibilità di esibirci sul palco del Teatro Ariston è stato straordinario per noi”.

Oltre alla tournée con “Notre Dame de Paris” ha altri progetti che ci può anticipare?

“Ho in cantiere uno spettacolo tutto mio, un musical ambientato nel 1600, di cui sono autore. Il Covid aveva messo in pausa il progetto ma spero ci sia la possibilità di metterlo in scena dopo il tour di “Notre Dame de Paris””.

di Francesca Monti

credit foto copertina Samuel Pescuma

Grazie a Giulia Diplotti

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