“Don Matteo 13” – Video intervista con Raoul Bova: “Mi ha affascinato il passato di Don Massimo e la sua ricerca della giustizia”

Raoul Bova è la new entry più attesa di “Don Matteo 13”, amatissima serie prodotta da Luca e Matilde Bernabei per Lux Vide in collaborazione con Rai Fiction, in onda da giovedì 31 marzo su Rai 1, con la regia di Francesco Vicario, Riccardo Donna e Luca Brignone.

L’affascinante e versatile attore interpreta Don Massimo, un prete contadino, abituato a sporcarsi le mani, più propenso a stare tra gli ulivi umbri a zappare la terra che a stare dentro le quattro mura della canonica, molto diverso da Don Matteo (Terence Hill) e da tutti gli altri.. Certamente saldo nella sua fede e nel suo rapporto con Dio, ma con le difficoltà di tutte le persone di oggi, dell’uomo comune: un prete che, come tutti noi, ha a volte anche bisogno di sfogarsi, di scaricare le tensioni. Don Massimo arriverà a Spoleto al suo primo incarico in una parrocchia, portando con sé una vocazione travagliata e un passato misterioso. Già, perché prima di vestire i panni di sacerdote era un uomo come tanti altri, con un lavoro e dei progetti per il futuro: ma l’incontro con la morte e soprattutto con Don Matteo gli hanno cambiato la vita, portandolo sulla via della fede. Un uomo che pensava che la vita da sacerdote sarebbe stata solitaria, senza famiglia. E invece scoprirà di avere una famiglia ancora più grande, la grande famiglia di Don Matteo.

Qui la video intervista con Raoul Bova:

Raoul, in “Don Matteo 13” interpreta Don Massimo. Cosa ha più apprezzato di questo personaggio? 

“Mi ha affascinato il suo passato, la sua ricerca verso la giustizia, che comunque poi gli provoca un grosso tormento interiore, quindi arriva ad avere un forte trauma, a cambiare professione. Diventare prete è un po’ la trasformazione del suo modo di vedere la giustizia, il suo rapporto con Dio, con la verità, con il perdono. Tutti questi temi che in qualche modo vengono affrontati e sviscerati nel personaggio sono interessanti perché fanno parte anche di una ricerca che personalmente un po’ tutti facciamo”.

Qual è stata la sensazione che ha provato il primo giorno che è arrivato sul set di questa amatissima serie?

“La sensazione è stata di grande amore e professionalità da parte di tutti, dal trucco alla scenografia, dal direttore della fotografia al regista, erano tutti preparati, attenti e molto rispettosi del lavoro che stavano facendo. Spesso le serie lunghe tendono a perdere quell’interesse, a diventare quasi un automatismo, invece ho trovato persone motivate a fare bene, casi ben scritti, un entusiasmo sorprendente. A volte neanche su un set cinematografico ho trovato professionisti così preparati e così amanti del loro mestiere”.

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Cosa aggiunge Don Massimo al suo percorso professionale e umano?

“Il percorso artistico a volte va di pari passo con quello umano, perchè cambiano i ruoli e le possibilità che hai di sperimentare dentro di te quel personaggio. Non avevo mai affrontato nè impersonato un parroco e mi incuriosiva il rapporto con le difficoltà di un prete che non è un santo, ma è umile, piccolo, con grandi dubbi, con tante domande da farsi e tante risposte ancora da ottenere”.

Quale insegnamento le ha lasciato Don Massimo?

“E’ un personaggio che aveva la possibilità di evolvere giorno dopo giorno, così come mi sento io nella vita, un uomo con la voglia di crescere e di imparare. Quindi questa serie è stata un bel gradino da superare e da aggiungere alle cose che ho imparato nella vita”.

di Francesca Monti

Grazie a Serena Bernardelli di Boom PR e a Serena Fossati di Rai Fiction

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