Papa Francesco nell’intervista rilasciata a Lorena Bianchetti: “La speranza non delude mai”

Papa Francesco, nell’intervista esclusiva rilasciata a Lorena Bianchetti, andata in onda il 15 aprile su Rai 1, la prima dall’inizio della guerra in Ucraina, coordinata da don Marco Pozza, ha parlato delle tante sofferenze che attraversano l’umanità, a partire dalla guerra in Ucraina.

A fare da filo conduttore all’interessante ed emozionante confronto a cuore aperto con la conduttrice di “A Sua Immagine”, prima donna ad intervistare il Pontefice per la televisione italiana, il tema della speranza.

Alcuni passaggi dell’intervista di Lorena Bianchetti a Papa Francesco:

Gesù muore sulla croce da innocente e sono tante le persone che non vogliono la guerra ma la subiscono: “Non è una novità, uno scrittore diceva che Gesù Cristo è in agonia fino alla fine del mondo, nei suoi figli, nei suoi fratelli, soprattutto nei poveri, negli emarginati, in chi non può difendersi. Ci colpisce questa guerra vicina, ma se guardiamo più lontano è il mondo in guerra. Il mondo ha scelto lo schema di Caino e la guerra è mettere in atto il cainismo, cioè uccidere il fratello.

Più volte Sua Santità ci ha messo in guardia sul modo in cui il male agisce. Come si possono trovare forme di dialogo con chi vuole la sopraffazione? “Il demonio è come il male assoluto, colui che è contro Dio, ma con le persone che sono ammalate, che hanno questa malattia di odio si parla, si dialoga, perchè Gesù ha dialogato con tanti peccatori. Tutti noi abbiamo qualcosa di buono, che è il sigillo di Dio in noi. Dio cerca di salvarci fino alla fine, perchè lui ha seminato in noi la parte buona”.

Il male seduce le persone:  “Il male è più seduttore. Se i peccati fossero brutti e non avessero qualcosa di bello nessuno peccherebbe. Ho sentito una famiglia che raccontava che il papà doveva lavorare come bracciante, usciva al mattino presto e tornava la sera con pochi euro sfruttato da una ditta miliardaria. Anche questa è una distruzione. Il demonio cerca sempre la distruzione di noi. Alle tre del pomeriggio Gesù muore solo, abbandonato anche da Dio, nella solitudine più piena, perchè ha voluto scendere nella solitudine più brutta per tirarci su. Ogni persona sfruttata che soffre le guerre, la distruzione, la tratta delle donne è opera del male. Ci vuole l’umiltà di dire a Dio: sono un peccatore ma tu salvami, aiutami. Il peccato è una possibilità della nostra debolezza e della nostra superbia”.

Gesù sulla croce dice “Dio mio perchè mi hai abbandonato”, uno stato d’animo di sconforto e disperazione che tutti noi viviamo: “Io ho dovuto imparare tante cose e ancora devo imparare tante cose nella vita, quello che ho imparato è non parlare quando qualcuno soffre, ma prenderlo per mano in silenzio. Piangere è un dono di Dio e dobbiamo chiedere la grazia del pianto, davanti alle nostre debolezze e alle tragedie del mondo. La figura della donna e della mamma davanti alla Croce è un messaggio di Gesù per noi, della tenerezza della mamma.

Il ruolo delle donne nei tavoli delle trattative per costruire la pace: “Le donne sono nell’incrocio delle fatalità più grandi, sono forti, Gesù è lo sposo della Chiesa e la Chiesa è donna. La Madre Chiesa è quella che è ai piedi della croce sostenendo i peccatori. Alcune volte prendevo il bus 86 a Buenos Aires per andare in chiesa e passavo dal carcere e vedevo la fila delle mamme che tolleravano i controlli più vergognosi per vedere il figlio. Questa è la forza di una mamma che accompagna il figlio fino alla fine. Lo sfruttamento sulle donne e la violenza da parte dei compagni è purtroppo pane quotidiano. Le donne per la società sono condannate a tacere. Le donne sono invece la riserva dell’umanità, sono la forza”.

La guerra nel mondo: “La guerra cresce con la vita dei nostri figli, dei nostri giovani, è una mostruosità. Io penso alle guerre nascoste che nessuno vede, che sono lontane da noi. Abbiamo dimenticato il linguaggio della pace. Gesù ha cercato con pietà e benevolenza di convincere i dirigenti, che invece alla mitezza oppongono la guerra per la sicurezza. C’è una donna nel Vangelo, di cui non si parla tanto, ed è la moglie di Pilato che gli dice di non immischiarsi con questo Giusto, perché ha capito da lontano il dramma, forse aveva avuto un’intuizione ma il marito decide di non ascoltarla”.

Il problema dei rifugiati: “Si suddividono i rifugiati, di prima classe, seconda classe, in base al colore della pelle, se viene da un paese sviluppato o da uno che non è sviluppato. Noi siamo razzisti e questo è brutto. Il problema dei rifugiati è un problema che anche Gesù ha sofferto, perché lui è stato migrante e rifugiato in Egitto quando era bambino, per sfuggire alla morte. Sulla croce c’è la gente dei paesi dell’Africa in guerra, del Medioriente, dell’America latina, dell’Asia. Alcuni anni fa ho detto che stavamo vivendo la terza guerra mondiale a pezzi. Ma noi non abbiamo imparato”.

La preghiera da solo sotto la pioggia in Piazza San Pietro il 27 marzo 2020 durante la pandemia: “Sentivo il dramma di quel momento. Mi aspettavo poche persone ma non sapevo che la piazza sarebbe stata vuota, sotto la pioggia. Sono stato messo lì dal Signore per capire meglio la solitudine degli anziani e dei giovani. Sono sempre gli anziani a pagare il conto e anche i giovani perchè togliamo loro la speranza. Per questo insisto sul fatto che giovani e anziani dialoghino. L’abbandono degli anziani è l’abbandono della saggezza, perchè a volte siamo super uomini, sappiamo tutto e non sappiamo niente. La solitudine dei giovani, degli anziani. La solitudine della gente che sta male di testa, delle persone che stanno attraversando una tragedia personale, familiare. La solitudine di una donna picchiata dal marito, che per salvare la famiglia sta zitta. Ognuno di noi ha tante piccole solitudini e lì possiamo capire la solitudine di Gesù e della Croce”.

Lo spirito di mondanità: “La Croce più dura che la Chiesa fa sul Signore oggi è la mondanità. Nelle tre tentazioni a Gesù, il diavolo fa delle proposte mondane. La prima, la fame, è umana, ma poi il potere, la vanità. Quando la chiesa cade nello spirito mondano è sconfitta”.

La speranza in un futuro migliore: “Speranza non è fare carezze e dire tutto passerà, ma è una tensione verso il futuro, verso il Cielo, la figura della speranza è l’ancora buttata lì per aiutare. La speranza non delude mai, ma ti fa aspettare, è la domestica della vita cattolica e cristiana, è la più umile delle virtù e la più forte. Avere speranza non è avere l’illusione. Non bisogna confondere speranza e ottimismo. Per il dolore umano e morale non ci sono anestesie, ma c’è il pianto e oggi non piangiamo bene. Posso dare un consiglio, chiedere il dono delle lacrime e piangere come Pietro ha pianto dopo aver tradito Gesù. C’è una preghiera che dice “Signore, tu che dalla roccia hai fatto uscire acqua fai uscire lacrime dalla roccia del mio cuore”. Davanti a Gesù Crocifisso lasciamoci toccare il cuore, ascoltiamolo e restiamo in silenzio”.

di Francesca Monti

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