Dal 4 al 31 maggio al Piccolo Teatro di Milano va in scena “Presente Indicativo: i paesaggi del festival”

Dal 4 al 31 maggio al Piccolo Teatro di Milano va in scena “Presente Indicativo: i paesaggi del festival”.

Questo il programma:

Paesaggio #1
Teatro/danza: panorami e prospettive

Tornano i grandi protagonisti della danza contemporanea internazionale a Milano! In un giuoco scintillante di culture, generazioni, tecniche e poetiche, sempre in bilico tra mondo del teatro e universo della coreografia, un’emozionante “pista” di danza si snoda lungo tutto l’arco del Festival “Presente indicativo”, attraversandone i differenti paesaggi, dalle tragicomiche profezie di Constanza Macras (The Future), giù giù fino al tuffo vertiginoso negli abissi divini del male di Marlene Monteiro Freitas (Mal – Embriaguez Divina), passando per i toccanti epistolari di Marco D’Agostin (Best Regards), i delicati studi anatomici di Virgilio Sieni e Mimmo Cuticchio (Nudità) e la vitale esplosione dei riti liberatori di Serge Aimé Coulibaly (Wakatt).

Paesaggio #2
Metamorfosi

«A narrare il mutar delle forme in corpi nuovi / mi spinge l’estro»…

Distesa sinuosamente tra gli incerti territori delle identità in trasformazione, delle mutazioni del corpo e dell’instabilità delle forme, all’ombra del grande mito delle Metamorfosi si spalanca la capricciosa regione ondivaga di “Presente indicativo”. The Sheep Song di FC Bergman è un fantasmagorico arazzo di visioni in cui la trasformazione di una pecora in uomo ci racconta l’eterno desiderio di cambiamento e il trauma della mancata accettazione di sé. Carne blu di Federica Rosellini è un’ipnotica e straziante favola nera che esplora il mistero della vita nella danza enigmatica delle trasmutazioni multispecie. E ancora, nel dittico di Marcus Lindeen L’Aventure invisible e Wild Minds, il teatro documentario si fissa in un’impalpabile trama di oblio, travestimenti, slittamenti di genere e sogni.

Paesaggio #3
Donne (sostantivo femminile plurale)

Vivace crocevia di esperienze, l’arcipelago “Donne (sostantivo femminile plurale)” propone un imperdibile focus sulla creazione “al femminile” contemporanea. Le teorie femministe in formato science-fiction di Constanza Macras (The Future), il lucido e raffinato documentario sui meccanismi genetici del pensiero fascista di Christiane Jatahy (Entre chien et loup), la grandiosa e agguerrita epopea didattica di Marta Górnicka (Still Life. A Chorus for AnimalsPeople and all other Lives), le sfrenate cerimonie di Marlene Monteiro Freitas (Mal – Embriaguez Divina) e l’affascinante romanzo di formazione di Parnia Shams dagli intriganti toni di realismo magico (است – Is) ci regalano una lettura spiazzante del nostro tempo rifratta nel limpido prisma dello sguardo plurale e penetrante delle donne.

Paesaggio #4
Allargare lo sguardo (cinema&teatro)

Uno dei più produttivi spazi di ricerca dello spettacolo dal vivo contemporaneo è indiscutibilmente quello che si incunea tra lo schermo e la scena, tra il cinema e il teatro. Ecco allora che “Presente indicativo” si apre ad accogliere il teatro cinematografico di Christiane Jatahy (Entre chien et loup), con il suo sapiente uso della telecamera come affilato bisturi politico per analizzare la violenza sull’“altro”, o le icastiche parabole, tutte da vedere, di Mariano Pensotti (Los años) e Marcus Lindeen (L’Aventure invisible e Wild Minds) – non per nulla registi-drammaturghi di comprovata abilità cinematografica. Tra avventurosi viaggi nel tempo e ammalianti e misteriose odissee nei labirinti della mente, l’ampio orizzonte del cinema, con la mobilità e la ricchezza delle sue aperture e dei suoi scorci, è, in effetti, inconfondibilmente la misura prima di questi due originalissimi creatori.
Alla produzione cinematografica di Pensotti è dedicata la rassegna presso ZONA K.

Paesaggio #5
Brecht oggi: quali possibilità per il teatro politico?

Dopo la caduta del muro di Berlino, l’attacco alle Torri gemelle, il fallimento della Lehman Brothers e i mille strappi, le mille crisi e le mille guerre a cavallo tra XX e XXI secolo, c’è ancora spazio, oggi, per il teatro politico? I paesaggi teatrali di “Presente indicativo” si aprono così a cartografare le nuove strade della lezione brechtiana: l’accensione poetica e antipoetica ad un tempo di Tiago Rodrigues e Davide Enia (Dans la mesure de l’impossible e L’abisso) sulla brace dei canti dei pescatori di Lampedusa o delle testimonianze degli operatori di organizzazioni umanitarie; il coro-manifesto di Marta Górnicka, cantato a gola spiegata per denunciare l’esercizio dei meccanismi di esclusione e violenza nelle società contemporanee (Still Life. A Chorus for Animals, People and all other Lives); il docufilm fantastico, a metà strada tra cronaca e parabola, di Christiane Jatahy (Entre chien et loup); i grotteschi esercizi per danzatori di Constanza Macras all’ironica ricerca del nostro futuro (The Future). In tanta differenza di stili, forme, linguaggi e posizioni, medesimo il desiderio di arrivare finalmente alla costruzione di comunità più umane…

Paesaggio #6
Paesaggi dell’umano

Una mappa illustrata dell’alienazione nelle grandi città, spazi di desolazione in cui la solitudine dell’individuo si rivela paradossalmente un luogo molto affollato (Città sola di Olivia Laing, progetto in podcast di lacasadargilla)… Un concerto di storie slabbrate disperse lungo le rotte tra Africa e Sicilia ricucite sulla pelle dell’abisso (L’abisso di Davide Enia)… Il conflitto tra individui, riportato alla sua essenza più elementare di scontro fisico di parole per scavare nel groviglio delle relazioni e nelle pieghe più riposte della carne (Deux amis di Pascal Rambert e Façons d’aimer di Aristide Tarnagda)… Il disagio della civiltà e della società moderna riportato allo scheletro della sua origine mitica e tragica (Nora e Io di Theodoros Terzopoulos)… : altrettanti flash abbaglianti e commoventi, crudeli, disperati e tenerissimi sull’uomo: sempre e comunque, ad ogni latitudine e sotto ogni cielo, radice prima e primo destinatario di ogni teatro che sia veramente tale.

Paesaggio #7
(Auto)biografie (racconti senza confini)

Da sempre la biografia, in quanto racconto esemplare di una vita, è specchio e modello delle storie (e forse anche della storia) e del raccontare. Ma quando la possibilità di narrare viene meno, quando il romanzo esplode nell’antiromanzo o il dramma si scioglie in paesaggio, quando la favola con il suo rituale «c’era una volta…» si nasconde nel sogno o si ritira nelle profondità dell’inconscio, quali possibilità restano per dire la vita dell’uomo, cercando di mettere ordine negli eventi della quotidianità? “Presente indicativo” è anche questo: un avvincente catalogo dei modi della biografia e dell’autobiografia oggi, disteso tra gli ammalianti incantesimi metafisici delle autofinzioni di Sergio Blanco (ZooEl bramido de DüsseldorfQuando pases sobre mi tumba), le interviste cliniche di Marcus Lindeen (Wild minds e L’Aventure invisible) e la ricostruzione storica proposta dai Dead Center di scorci della vita di Samuel Beckett e della sua compagna Suzanne Dechevaux-Dumesnil sulla scena della Resistenza francese durante la Seconda Guerra Mondiale, affidata alla rievocazione dei soli interni di un appartamento (Beckett’s Room). Tanti modi e tanti linguaggi per nominare l’amore, la morte, la sessualità, la ricerca di Dio, ambiguamente in bilico tra io, egli e noi.

Paesaggio #8
L’Europa vista da lontano

Illuminato dalla tenace fede europeista di Strehler, cuore palpitante dell’atlante teatrale di “Presente indicativo” è il ritratto composito e appassionato, critico e innamorato del nostro vecchio misterioso continente, nato in Oriente, nella notte dei millenni, da un ratto divino e da una fuga.
Generata da una commistione di genti e tradizioni, e perciò stesso soggetto enigmatico ancora in cerca dopo secoli di una propria precisa identità, l’Europa – ora crudele signora delle genti, ora teatro di feroci massacri, ora testimone e depositaria, sul filo di centinaia di guerre fratricide, dei più alti valori umani della dignità, della libertà, dell’uguaglianza, della solidarietà, della cittadinanza e della giustizia – talvolta rivela più chiaramente il suo profilo proprio a chi la guarda da lontano. E così, tra Sud America, Africa e Asia, forse il volto più autentico della contradditoria Europa si può meglio cogliere al fondo dei sulfurei “annali” argentini di Mariano Pensotti, intento a misurare l’inevitabile distanza tra le possibilità del futuro e il suo farsi storia (Los años), nelle incursioni nei territori dell’estremo di Lisandro Rodríguez sulle rive di Mar del Plata (Extremófilo), nel violento processo all’Africa intentato dal burkinabé Aristide Tarnagda (Façons d’aimer) o nell’inno alla liberazione del conterraneo Serge Aimé Coulibaly (Wakatt) e ancora nel veemente diario di un’adolescenza censurata dell’iraniana Parnia Shams (است – Is). Un lungo viaggio di (ri)scoperta per la conquista non di nuove terre ma di un nuovo sguardo sul nostro qui ed ora.

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