Intervista con Marianella Bargilli, in scena ad Augusta e a Giarre con “Che notte quella notte!”: “Il teatro ha una grande magia che non si esaurisce mai”

Un’attrice dai mille volti e dalle mille anime, una donna solare, appassionata, ironica: Marianella Bargilli è la protagonista dello spettacolo “Che notte quella notte!”, con la regia di Antonello Capodici, in cui veste i panni della soubrette Caterina, in scena venerdì 20 maggio al Teatro Città della notte di Augusta (Sr) e sabato 28 maggio al Teatro Garibaldi di Giarre (Ct).

E’la sera l’ultimo dell’anno del 1936, nella sperduta (ed immaginaria) stazioncina siciliana dell’altrettanto immaginario paese di Montefranoso. Il capostazione Saverio (Enrico Guarneri), ormai ben oltre i limiti dell’età pensionabile, trascina le lunghe e solitarie notti del turno restaurando vecchi Pupi siciliani. Insieme a lui, il nipote Liborio (Giampaolo Romania): giovane ferroviere desideroso di compiacere il “regime” nella speranza di fare carriera. Regime rappresentato, nell’immaginario della commedia, da Fofò (Rosario Marco Amato): specie di vitellone, più impegnato a cercare “femmine” che nella causa del fascismo.

Fofò millanta da due mesi una fantastica avventura erotica con una “soubrette” romana: Saverio e Liborio non ci credono granché. Ma proprio la notte di capodanno (“quella” notte) la ragazza, incredibilmente, arriva a Montefranoso. Si chiama Caterina, fa la ballerina in modeste produzioni di Varietà e sopravvive, come può, alla disillusione della vita e del mestiere…

Che notte quella notte! (1)

Marianella, nello spettacolo “Che notte quella notte!” interpreta Caterina, può presentarci il suo personaggio?

“La storia è ambientata nella notte dell’ultimo dell’anno del 1936, quindi in un momento storico particolare per quello che accadeva nel mondo ma anche per le donne, perché c’è sempre una ricerca di libertà che ci appartiene nelle varie epoche. Caterina, il mio personaggio, ha scelto di andare via dal paese e ha intrapreso la carriera di soubrette in modeste produzioni di varietà. Ad un certo punto rimane incinta e decide di andare alla ricerca della persona con cui ha avuto questa storia nel paesello siciliano di Montefranoso. Quest’uomo però è sposato, ha famiglia e figli, e rifiuta di prendersi le sue responsabilità. Caterina è molto lontana da me nelle dinamiche di vita ma c’è sempre qualcosa che ci somiglia nei personaggi che andiamo a impersonare, in questo caso ci accomuna il fatto di aver lasciato entrambe il proprio paese per inseguire un sogno artistico, lei per fare la soubrette e io l’attrice. E’ uno spettacolo molto bello che conclude una stagione che mi ha dato molte soddisfazioni”.

E’ una storia in cui si incontrano mondi diversi e dove i personaggi in qualche modo devono fare i conti con la propria vita…

“Esattamente. Caterina arriva in questo paese, in questa stazione con i suoi pensieri e chissà con quali aspettative, forse nessuna, perchè è consapevole del fatto che quello che le è successo, al di là delle chiacchiere di un uomo, delle sue promesse, è anche una follia. Dall’altra parte c’è Saverio che vive da 40 anni in una stazione, in questi posti sperduti del mondo che esistono e diventano i rifugi della vita, e in quella notte decide di cambiare le sorti del suo destino. Infatti lascerà la stazione e Caterina starà con lui e la moglie e cresceranno i figli insieme. Nella drammaticità della storia c’è però una bellissima apertura verso una prospettiva futura”.

Che notte quella notte! Bargilli interpreta Caterina

Che notte quella notte! – Marianella Bargilli interpreta Caterina

Nello spettacolo è presente una tematica, quella della violenza sulle donne, purtroppo sempre attuale…

“E’ vero, io non trovo un cambiamento se non di epoche. La violenza verso le donne è un problema grave e ancora molto attuale purtroppo”.

Recentemente è stata protagonista anche dello spettacolo di grande successo “Uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello al fianco di Pippo Pattavina, nei ruoli di Dida, Diamante e Anna Rosa…

“Ho interpretato tutti e tre i ruoli femminili che Pirandello descrive nella sua opera in questo spettacolo con la regia di Antonello Capodici. Siamo cinque attori in scena. La cosa divertente è che il pubblico percepiva la storia narrata da Moscarda, impersonato da Pippo Pattavina, come una giostra, era una specie di fumetto dove tutti questi personaggi portavano le informazioni riguardanti questo uomo che per la prima volta nella sua vita si vede veramente per com’è. Ti racconto un aneddoto. C’è una frase nello spettacolo in cui Moscarda chiede “come mi percepisci?”, e tutte e tre le persone hanno una visione diversa di lui. Allora io il giorno di Natale ho domandato ai miei famigliari come mi vedessero e ognuno di loro ha tirato fuori un aggettivo differente. Questi personaggi si ritrovano davanti ad uno specchio valutandosi in base a come gli altri li vedono. I ruoli femminili sono molto complessi, perchè volutamente destabilizzano la storia, infatti Pirandello utilizzava le donne anche per portare dei messaggi forti, per minare il campo affinché si potesse ragionare. E’ un autore affascinante ma le sue opere sono molto difficili da recitare. Sono fortunata a poter lavorare accanto ad attori con grande esperienza come Pippo”.

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Marianella Bargilli e Pippo Pattavina in “Uno, nessuno e centomila” – credit foto Tommaso Le Pera

“Uno, nessuno e centomila” è stato scritto da Pirandello quasi cento anni fa ma rispecchia la società odierna, votata all’apparenza, dove spesso si tende ad indossare delle maschere per piacere agli altri. Quanto è importante invece essere se stessi e non sottostare al giudizio altrui?

“Sarebbe bello poterlo fare ma stiamo andando in una direzione completamente sbagliata in cui si dà principalmente importanza all’apparenza, dove tutto deve essere patinato, corretto. Soprattutto sui social che hanno preso il sopravvento sulla nostra quotidianità ogni cosa viene filtrata per mostrare un’immagine perfetta che però non è reale. Sono i giovani in particolare ad essere in pericolo, perchè come Pirandello mette Moscarda davanti ad uno specchio, così i social ci restituiscono una realtà distorta e le persone si presentano con maschere diverse rispetto a quello che sono. Questo secondo me è sempre accaduto nella società, anche se ora avviene maggiormente, perchè prima non c’erano i social, che anch’io utilizzo, cercando però di mostrarmi come sono, con i miei difetti, perché mi piaccio così. Chissà, magari un giorno la gente avrà voglia di vedere di nuovo le rughe e i caratteri sbagliati delle persone (sorride)”.

Cosa rappresenta per lei il teatro e com’è nata questa passione?

“Il teatro è stato lo stimolo creativo della mia vita, rappresenta l’impegno, la disciplina, mi ha fatto crescere. Ringrazio questo mestiere per quello che mi ha regalato e continua a darmi dopo tantissimi anni. I miei cugini e le mie sorelle raccontano che fin da piccola li obbligavo ad ascoltarmi e facevo già gli show. Non sono figlia d’arte ma ho sempre avuto questa passione dentro di me che ho inseguito e mi è servita per la mia libertà, per la mia creatività. Il teatro ha una grande magia che non si esaurisce, non ti annoi mai. Certo, ti puoi stancare fisicamente, e ce ne siamo accorti con la pandemia quando ci siamo fermati e ho interrotto il ritmo. Una volta ripreso il lavoro i primi mesi sono stati faticosi tra viaggi, autogrill, trasferte. Ma sono molto felice che ci sia stata questa ripartenza”.

Che ricordo ha del suo primo spettacolo teatrale?

“Il primo spettacolo importante che ho fatto è stato Il Pigmalione di George Bernard Shaw condividendo il palco con Geppy Gleijeses, mio ex marito e compagno di percorso artistico per tanti anni. Ricordo la sensazione di aver fatto una galoppata clamorosa con un cavallo che non era ancora pronto alla corsa nel senso che ho affrontato un personaggio enorme come Eliza Doolittle. E’ stato folle ma bellissimo. Abbiamo fatto centoquaranta recite solo il primo anno. In generale sono affezionata a tutti i personaggi che interpreto perchè ognuno mi ha regalato un’emozione, una particolarità. Ho impersonato un maschio, mi sono imbruttita, mi sono camuffata, mi piace molto spaziare. Quando ero alle medie ricordo che una professoressa ci disse: “dovete decidere cosa fare da grandi, non come mio fratello che cambia lavoro ogni anno”, e io dissi che volevo fare proprio quello, perchè evidentemente ho bisogno di essere altro da me”.

marianella Bargilli Credito David Glauso

credit foto David Glauso

Come diceva poco fa ha spaziato tra ruoli diversi tra loro, da Fedra a Margherita Gautier in La Signora delle camelie. C’è un personaggio femminile in particolare che le piacerebbe interpretare in futuro?

“Non ho un personaggio in particolare, in questo momento mi piace quello che sto facendo. Desideravo interpretare Fedra ed è capitato, volevo impersonare un uomo e l’ho fatto. Io adoro la danza e forse potrebbe essere divertente cimentarmi con qualcosa che non appartiene al mio percorso di prosa, come un musical, che non ho mai fatto. E magari in futuro interpretare Anna Karenina”.

In quali progetti sarà prossimamente impegnata?

“Sarò nuovamente in scena con “Fedra” durante l’estate, debutteremo al Plautus Festival di Sarsina, e poi tornerò il 22, 23 e 24 settembre al Teatro Olimpico di Vicenza con “Assasinio nella cattedrale”, insieme al grande Moni Ovadia. E’ bellissimo calcare quel palco, in quello che è un tempio della recitazione. Uscirà inoltre un film, “Tramonto a Nord Ovest” con la regia di Luisa Porrino, che ho girato lo scorso anno”.

di Francesca Monti

credit foto copertina David Glauso

Grazie ad Elena Torre

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