Nel 10° anniversario del sisma che colpì l’Emilia Romagna, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è recato a Medolla e a Finale Emilia: “Il decennale celebra la resilienza di queste comunità e i valori profondi che ne sono alla radice”

Nel 10° anniversario del sisma che nel maggio del 2012 colpì l’Emilia, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è recato a Medolla e a Finale Emilia. Al suo arrivo a Medolla, il Capo dello Stato ha deposto una corona di fiori sul Monumento in memoria delle vittime del terremoto. Successivamente ha preso parte, al teatro Facchini, alla cerimonia commemorativa del decennale del sisma nel corso della quale sono intervenuti: Alberto Calciolari, Sindaco di Medolla, Presidente Unione Comuni modenesi Area Nord; Vasco Errani, già Presidente della Regione Emilia Romagna e già Commissario delegato alla ricostruzione; Fabrizio Curcio, Capo del dipartimento della Protezione civile; Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia Romagna e Commissario delegato alla ricostruzione.

La cerimonia si è conclusa con il discorso del Presidente Mattarella.

“Desidero rivolgere un saluto molto cordiale a tutti i presenti, al Cardinale Zuppi, al Ministro dell’Istruzione, ai rappresentanti del Parlamento, al Presidente della Regione, al Sindaco e, con lui, ai suoi concittadini, ai tanti Sindaci presenti, ringraziandoli per l’impegno quotidiano dei loro Comuni.

Un saluto pieno di riconoscenza a Vasco Errani, al Direttore e al Capo Dipartimento della Protezione civile.

Sono trascorsi dieci anni – come abbiamo visto e ascoltato – dalla prima, forte scossa di terremoto del 20 maggio di dieci anni fa e dai giorni drammatici che sono seguiti.

Oggi ricordiamo le vittime, i tanti feriti, le migliaia di sfollati, le comunità segnate profondamente da smarrimento e da angoscia.

Medolla è stata, con Mirandola e San Felice sul Panaro, epicentro della scossa successiva del mattino del 29 maggio, che ha causato il maggior numero di vittime; molte delle quali – come sappiamo – nei capannoni dove si lavorava per riparare le strutture lesionate qualche giorno prima.

I Comuni di questo territorio e la loro gente hanno reagito con laboriosità, con il desiderio di rinascita, con la solidarietà che li accompagna: i sentimenti più forti per affrontare e superare i momenti della disperazione e delle difficoltà.

La chiave della ripartenza dopo il terremoto è passata attraverso la solidarietà. È significativo che lo abbiano sottolineato con vigore il Presidente Bonaccini, Vasco Errani e il Sindaco.

Solidarietà tra i cittadini, solidarietà tra le famiglie. Solidarietà tra la società e le istituzioni locali e nazionali. Solidarietà dell’intero popolo italiano verso le comunità in difficoltà, di cui ancora una volta il volontariato, nelle sue forme diverse, è stato espressione straordinaria. Solidarietà tra forze sociali, sindacato, imprese per rimettere in moto, in fretta, le attività produttive, che in alcuni settori raggiungono qui vertici di eccellenza.

Vi si è accompagnata lucidità nella scelta delle priorità, come abbiamo ascoltato per il caso della scuola, per ridare vita al senso di comunità. Solidarietà, lucidità e tenacia. La ricostruzione va proseguita: vi sono obiettivi importanti da raggiungere, opere da concludere, programmi da sviluppare.

Sappiamo che non sono pochi nella nostra Italia i territori esposti al rischio sismico. E la storia, anche quella recente, ci ha riservato prove durissime, con autentiche devastazioni in alcune regioni.

Anche il sisma del 2012 ha messo ancora una volta alla prova l’impegno della Protezione Civile nel soccorso d’emergenza, nell’assistenza, nelle complesse attività di messa in sicurezza, nei vari interventi.

Vorrei rinnovare, anche qui, alla nostra Protezione Civile l’apprezzamento e la riconoscenza per l’opera che svolge con tanta dedizione.

Quel terremoto ha colpito una delle aree più produttive del Paese e ha rischiato di spezzare filiere, oltre che reti logistiche, essenziali per la competitività della nostra economia.

In una terra così industriosa si è rimesso il lavoro al centro della vita della comunità: non soltanto nelle opere di ricostruzione ma anche nella continuità della produzione, con presenza e qualità confermate sui mercati, con export che non ha subito battute d’arresto; sorprendendo talvolta gli stessi competitori internazionali. Tutto questo ha contribuito a saldare quella frattura che poteva produrre pesanti conseguenze nell’ossatura economico-sociale del nostro Paese, rafforzandone la coesione.

Le istituzioni hanno fatto la loro parte. Così il governo nazionale. Così l’Unione europea, che – si può rilevare – ha anticipato, per il terremoto dell’Emilia, quella svolta di segno espansivo e solidale, poi espressa in misura ampia e puntuale più compiuta con gli interventi e le politiche di contrasto e di rilancio seguite alla pandemia.

Tutto ciò che si è sviluppato positivamente ha un nome: cooperazione istituzionale. Che vuol dire confronto aperto, partecipazione, impegno, convergenza, e infine unità di azione.

Se le istituzioni sono in prima linea, e quelle che lo sono operano in maniera coordinata e concorde, le decisioni risultano più efficaci e i cittadini possono far sentire meglio la loro voce.

Ai Sindaci, al loro impegno quotidiano, insieme al lavoro di tutti i rappresentanti dei cittadini, in maggioranza o nell’opposizione, va il riconoscimento per quanto è stato realizzato.

È intervenuta poi la pandemia. Un freno nella ricostruzione e un carico ulteriore – e grave – di preoccupazioni. Dal terremoto e dalla pandemia sono giunti degli ammaestramenti, delle esperienze.

La forza di una comunità risiede nella partecipazione, nel rendersi conto che ciascuno di noi – nessuno escluso – ha bisogno degli altri. Nella consapevolezza che le istituzioni sono più forti se i cittadini si riconoscono in esse e se vi trovano un ancoraggio sicuro, specialmente nei momenti di maggiore difficoltà. Così è avvenuto qui. È insieme che possiamo edificare l’avvenire.

Per costruire una realtà migliore, più funzionale, più giusta, non per tornare semplicemente al punto di prima, come ha osservato Vasco Errani.

Il decennale celebra la resilienza di queste comunità e i valori profondi che ne sono alla radice.

L’accoglienza che, anche nei Comuni colpiti dal sisma del 2012, è stata offerta alle famiglie, alle donne, ai ragazzi ucraini in fuga da questa scellerata guerra di aggressione rappresentano una prova di come la solidarietà resti un filo robusto che tesse le vite e le storie in queste comunità.

Di questa accoglienza dobbiamo essere orgogliosi nel nostro Paese. Perché si tratta di una prova di umanità che fa comprendere al mondo, e anche agli aggressori, che il nostro obiettivo non è continuare la guerra ma sconfiggere la prepotenza di chi la muove, facendo vincere la pace e la convivenza, nella libertà e nel rispetto del diritto.

Rivolgo i miei auguri alle cittadine e ai cittadini di Medolla, e a tutti i Comuni e le comunità che hanno sofferto i duri colpi del terremoto ma hanno avuto la forza di ripartire.

Il filmato che abbiamo visto è davvero coinvolgente e illuminante, nel percorso che si è compiuto.

C’è tanta strada da percorrere, insieme, e sono certo che vi sarà ancora il forte impegno di quanti qui hanno vissuto questo decennio. A tutti loro desidero esprimere la riconoscenza della Repubblica”.

Al termine, Mattarella si è recato a Finale Emilia dove ha visitato la “Stazione Rulli Frulli”, spazio dedicato all’aggregazione giovanile e all’inclusione educativa, lavorativa e sociale delle persone con disabilità.

credit foto Quirinale

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