Intervista con Giovanni Alfieri, nel cast della serie “L’Ora, inchiostro contro piombo”: “Penso sia un dovere civico e morale portare a conoscenza determinate storie, che in qualche modo ci appartengono”

“E’ stato facile entrare nella mente, nel modo di vedere il mondo e la vita di Domenico perchè è semplice, vero, autentico, molto simile al mio. Siamo accomunati dalla determinazione nel raggiungere i propri obiettivi e realizzare un sogno”. Giovanni Alfieri, tra i giovani attori più interessanti del panorama italiano, è tra i protagonisti della serie “L’Ora, inchiostro contro piombo”, in onda dall’8 giugno su Canale 5, una co-produzione RTI – Indiana Production, per la regia di Piero Messina, Ciro D’Emilio e Stefano Lorenzi, nella quale interpreta Domenico Sciamma, soprannominato “Il Paesanuzzo”, un giovane che sogna di diventare giornalista, capace di superare qualunque ostacolo e di affrontare ogni pericolo, che arriva direttamente da Corleone con una notizia bomba appuntata su due foglietti: la scomparsa di un sindacalista.

La serie, liberamente tratta dal libro “Nostra Signora della Necessità” di Giuseppe Sottile, racconta de L’Ora, il giornale fondato a inizio Novecento dalla famiglia Florio, che a Palermo, negli anni a cavallo tra il secondo dopoguerra e il boom economico, è stato il primo quotidiano che ha avuto l’ardire di scrivere la parola mafia. Una palestra di menti vivaci e giornalisti coraggiosi che, capitanati dal loro direttore Antonio Nicastro (Claudio Santamaria), scovavano la notizia, la catturavano e la raccontavano ai lettori, esponendosi in prima persona, nonostante le ostilità del potere costituito, da troppo tempo connivente con la malavita.

G. Alfieri e C. Santamaria

Giovanni Alfieri con Claudio Santamaria ne “L’Ora, inchiostro contro piombo”

Giovanni, nella serie “L’Ora, inchiostro contro piombo” interpreta Domenico Sciamma, come si è approcciato a questo personaggio?

“Quando mi è arrivato il provino era per un altro ruolo, il cattivo della serie, il carburante della mia linea narrativa, Luciano Liggio, famoso boss di Cosa Nostra, che in quegli anni era in forte ascesa. In quel periodo ero a teatro con uno spettacolo che si chiama “Mirrorless” e che ha avuto parecchia fortuna e avevo preso un po’ di peso, avevo i capelli rasati ed ero diverso rispetto alle foto mandate dalla mia agenzia. Mi sono presentato al casting e Maurilio Mangano mi ha detto che non c’erano problemi per il mio look. Ci siamo messi a lavorare sul personaggio, abbiamo fatto un paio di provini e al terzo, in totale ne ho fatti otto, sia Maurilio che Piero Messina mi hanno chiesto di provare a interpretare Domenico Sciamma”.

A questo punto come avete costruito il personaggio?

“Abbiamo iniziato a giocare e a improvvisare su questo personaggio, completamente agli antipodi dall’altro, un ragazzo puro, genuino, semplice, di campagna, con la stessa forza di Luciano, con l’obiettivo di crescere e di realizzare un sogno ma con metodi ed energie mentali diverse. Mi sono allora reso conto che era più vicino alle mie corde. Mi è stato chiesto di dimagrire e siccome a me piace lavorare con il corpo, stravolgerlo, cambiarlo, ho perso quindici chili in tre settimane. Rinunciare al pranzo di Ferragosto preparato da mamma non è stato facile ma più andavamo a fondo e più capivamo che la strada intrapresa nella costruzione del personaggio era giusta”.

Ci racconta qualche aneddoto legato al set?

“C’è un aneddoto divertente e che allo stesso tempo mi ha fatto riflettere. Ho sostenuto i provini per la serie nel 2019 e ad uno degli ultimi, che si teneva a Palermo, mi hanno accompagnato i miei genitori, perchè era agosto ed ero in vacanza in Sicilia, dato che sono originario di Scicli (Rg). Anche il papà di Domenico Sciamma lo aveva accompagnato in redazione il giorno in cui iniziava la sua carriera da giornalista, con quel sogno, quella passione. Era la stessa scena che è accaduta a me nella realtà, con mia mamma e mio papà che sono venuti insieme a me al provino di un lavoro che si prefiggeva essere la prima pietra di una futura carriera”.

Quali punti in comune ha riscontrato tra lei e Domenico?

“E’ stato facile entrare nella mente, nel modo di vedere il mondo e la vita di Domenico perchè è semplice, vero, autentico, molto simile al mio e quindi è stato bello perchè ti rendi conto di come l’ingenuità, la purezza, sia d’animo che di vedute, alle volte ti porti ad andare oltre determinati limiti che la società impone, senza badare alle conseguenze, senza rifletterci troppo, anche per la giovane età di entrambi. La serie ha avuto una gestazione di otto mesi, poi c’è stato il covid di mezzo e non è stato semplice ritornare ad una lucidità o a un modo diverso di pensare. Sono rimasti gli strascichi del personaggio, è stato difficile togliere lo sguardo così amorevole e sognatore di Domenico e lo porto con me perchè penso sia un modo bello di vedere le persone, l’umanità, il lavoro. Siamo accomunati dalla determinazione nel raggiungere i propri obiettivi e realizzare un sogno, nel mio caso fare l’attore e in quello di Domenico il giornalista”.

STORIA IG LOCANDINA 8 GIUGNO

Cosa ha rappresentato per lei interpretare questa serie che racconta la storia di un giornale, “L’Ora”, che ha avuto il coraggio di sbattere la mafia in prima pagina?

“Penso sia un dovere civico e morale da parte di tutti portare a conoscenza determinate storie, che in qualche modo ci appartengono, che sia originario di Scicli o che fossi di Bolzano è indifferente. Da sempre il siciliano e la Sicilia vengono marchiati con il connubio mafia, delinquenza e quindi da un lato si cerca di cancellare questo tipo di approccio dozzinale e banale che si ha, dall’altro fin da piccoli nelle scuole si fa un grande lavoro civico di conoscenza. Personalmente, ed era un altro punto in comune con Domenico, sono da sempre molto appassionato di storie di mafia, di mala, perchè è importante conoscere i fatti. All’epoca quando ho iniziato a preparare il ruolo di Domenico ho guardato i video sul maxiprocesso per capire effettivamente quello che è ed è stato questo tipo di narrazione, ho letto i libri editi da Sellerio e scritti dai giornalisti che hanno vissuto quell’ambiente culturale e intellettualmente alto. La redazione de L’Ora era rappresentata da Vittorini, Bufalino, Guttuso, Sciascia che uscendo dalla redazione in cui si parlava di arte e cultura applicavano poi questa filosofia sulla strada, sui marciapiedi a Ballarò dove andavi a prenderti un pane câ meusa o trovavi quella diversità, lontana dall’ambiente culturale, ma che contribuisce alla creazione di un retaggio”.

Un giornalismo di indagine, fatto di donne e uomini che hanno messo a rischio anche la vita mossi dall’amore per la verità…

“Nella serie per la prima volta abbiamo un punto di vista lucido e intellettuale da parte di eroi veri che sono esistiti e hanno lottato, e non dei boss, come in “Peaky Blinders” o nel film “Il traditore”, grande successo di Bellocchio, che racconta la storia di un gangster dove tu empatizzi con lui anche se poi ti mostra che non ha niente di eroico, di bello, sano. Qui vengono raccontate persone che hanno sacrificato se stesse, i loro affetti, a volte anche la vita pur di raccontare una verità al meglio. Il mio personaggio in qualche modo farà i conti con la ricerca della verità. Domenico è soprannominato “Il paesanuzzo” ed è un altro punto in comune con lui perchè siamo due ragazzini originari di piccoli paesi di provincia del Sud Italia che escono dal proprio guscio per andare a cercare fortuna. C’è un detto siciliano molto bello che dice “cu nesci arrinesci”, cioè chi esce riesce. Speriamo che questo volo che ho spiccato fuori dal nido mi porti fortuna”.

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In quali progetti sarà prossimamente impegnato?

“Dovremmo girare quest’estate in Basilicata un film per il cinema sulla magia e sulle streghe. A ottobre invece sarò in scena a teatro con uno spettacolo che si chiama “E’ tempo perso”. Il resto è tutto in divenire”.

Un sogno nel cassetto…

“Dopo il lockdown il mio sogno non è più fare l’attore ma andare a vivere in campagna, vicino al mare. Mi piacerebbe poter sperare e sognare di tornare a vivere in Sicilia”.

C’è un regista o un attore in particolare con cui le piacerebbe lavorare?

“Sono appena venuto al mondo, artisticamente parlando, quindi non ne ho uno in particolare. Mi auguro di lavorare con più attori e registi possibili”.

di Francesca Monti

Grazie a Paola Spinetti

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