Intervista con Maurizia Cacciatori, leggenda della pallavolo e conduttrice del videoformat Racconti dal divano: “Lo sport è un maestro di vita”

“Mi hanno colpito molto gli occhi di queste persone, che avevano l’espressione di chi non si arrende mai. Ogni storia ha la sua particolarità, i suoi dettagli, ma ho ritrovato molto questa capacità di cadere e rialzarsi, come nello sport, e di affrontare l’avversario a testa alta“. Icona dello sport italiano, mamma di due splendidi bambini, Carlos Maria e Ines Lourdes, campionessa di pallavolo e commentatrice tecnica su Sky Sport degli incontri di A1 femminile: Maurizia Cacciatori ha debuttato alla conduzione di Racconti dal divano, un videoformat social innovativo con uno storytelling intimo e coinvolgente, elemento centrale della campagna di informazione e prevenzione “Anemia? Non aspettare, agisci” promossa da Astellas Italia, di cui è testimonial d’eccezione.

I Racconti dal divano sono quelli delle storie di convivenza con la patologia, le testimonianze di chi non si è arreso e ha deciso di agire per affrontare l’anemia da malattia renale cronica. Pazienti e medico nefrologo raccontano le loro esperienze seduti, appunto, su quattro diversi divani.

Gli episodi del format sono pubblicati online sul sito https://www.anemiadamalattiarenale.it/ e sulla pagina Facebook di ANED. Un invito, quello della campagna, a non rassegnarsi al senso di stanchezza e debolezza, ad alzarsi dal divano, reale e metaforico, e a passare all’azione, ma anche ai pazienti non ancora diagnosticati, affinché non trascurino i sintomi che potrebbero favorire l’identificazione precoce e la diagnosi tempestiva della patologia.

In questa intervista, che ci ha gentilmente concesso, Maurizia Cacciatori ci ha parlato di Racconti dal divano ma anche dei ricordi legati ai Giochi di Sydney 2000, del suo lavoro come speaker motivazionale nelle aziende e di come lo sport abbia cambiato la sua vita.

Maurizia Cacciatori

Maurizia, ha debuttato alla conduzione di Racconti dal divano, un videoformat social innovativo con uno storytelling intimo e coinvolgente, elemento centrale della campagna di informazione e prevenzione “Anemia? Non aspettare, agisci”. Che esperienza è stata?

“E’ stata un’esperienza che mi ha arricchito molto, al di là del fatto che abbia condotto e che fossi un trait d’union, perchè il messaggio dello sport è sempre universale, toccando dei concetti legati alla capacità di non arrendersi. E’ stata una giornata intensa dal punto di vista emotivo in quanto le storie raccontate dal divano erano quelle di persone che attraverso le loro testimonianze davano il loro punto di vista e delle dritte che potevano aiutare chi ascoltava e magari non conosceva i sintomi della malattia e collegava un malessere ad esempio alla sola stanchezza. E’ stato un gioco di squadra, spontaneo e costruttivo, in cui io ho fornito il mio apporto come donna di sport e ogni partecipante, dal medico ai pazienti, ha dato il suo contributo”.

C’è stata una storia in particolare che l’ha colpita maggiormente?

“In generale mi hanno colpito molto gli occhi di queste persone, che avevano l’espressione di chi non si arrende mai. Ogni storia ha la sua particolarità, i suoi dettagli, ma ho ritrovato molto questa capacità di cadere e rialzarsi, come nello sport, e di affrontare l’avversario a testa alta”.

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credit foto profilo Facebook Maurizia Cacciatori

In che modo lo sport ha cambiato la sua vita?

“Lo sport ti cambia ma te ne accorgi dopo, non sei cosciente quando giochi della forza che può darti. Lo sport è un maestro di vita. Quando sei in campo pensi solo a dare il massimo, ad affrontare l’avversario, ad ottenere il risultato. E quando torni a casa sei già proiettato sul giorno dopo quando ci sarà una nuova partita, un altro scontro, sei talmente presa da quel mondo che non puoi capire quanto ci sia dietro. Io dico invece che le vere coppe non le ho vinte quando le ho alzate fisicamente ma con il percorso e gli allenamenti che ho fatto, perchè lo sport insegna a stare in campo e a vivere, a gestire i tuoi giorni, tristi o felici che siano, ad affrontare il cambiamento in maniera funzionale e ad avere duemila piani. Io ero una palleggiatrice ed era un ruolo particolare perchè non ha un solo schema ma mille, e questo nella vita aiuta in quanto non si deve dare mai nulla per scontato. Lo abbiamo imparato negli ultimi due anni, la pandemia ci ha insegnato tanto, ma finché non è arrivato il covid nessuno era abituato a gestire il cambiamento con così tanta velocità. Mi ritengo fortunata non tanto per le coppe e le medaglie vinte ma perchè lo sport mi ha insegnato valori importanti”.

Parlando del suo lavoro come speaker motivazionale nelle aziende, quanto i valori dello sport possono essere applicati in campo lavorativo e quali sono le problematiche che ha riscontrato più frequentemente?

“Le aziende per me sono dei team come quelli che ho vissuto io nello sport, il dna di ogni azienda è formato dall’insieme dei dna delle persone, quindi bisogna saper ascoltare, gestire, condurre. Quando preparo uno speech voglio sapere con chi sto parlando, quale momento sta attraversando perchè ho avuto degli spogliatoi straordinari in cui ogni difficoltà veniva superata in maniera incredibile ma anche alcuni problematici, resilienti, che facevano fatica a gestire il cambiamento. Nel ruolo di speaker motivazionale vedo le stesse situazioni che vivevo nello sport e mi piace molto questo lavoro”.

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credit foto sito ufficiale https://mauriziacacciatori.net/

Per ogni atleta il sogno è partecipare alle Olimpiadi. Lei ha preso parte ai Giochi di Sydney 2000 con la Nazionale italiana femminile di volley, in quella che è stata la prima esperienza a cinque cerchi. Che ricordi conserva?

“Credo sia uno dei ricordi più belli della mia vita a livello sportivo. Le Olimpiadi sono il sogno di ogni atleta. Da piccola guardavo in tv i Giochi e sognavo un giorno di poterci andare, magari a vedere una gara, ma mai avrei immaginato di partecipare come atleta, che è ben differente. Non è stato facile gestire quei momenti, anche a livello emotivo. Ero la capitana della Nazionale, quindi la giocatrice più rappresentativa, ma ero così emozionata che non sapevo neanche dire una parola, era tutto così forte e grande che a volte faccio fatica a spiegarlo alle persone. Ti può scoppiare il cuore dall’emozione, ti trovi con gli atleti più forti del mondo e rappresenti il tuo Paese nella manifestazione più importante che esista. E’ stato magnifico”.

A proposito di Giochi Olimpici, nel 2026 quelli invernali si terranno a Milano e Cortina. Quanto potranno costituire una spinta non solo per lo sport ma anche in generale per l’Italia?

“Conosco il lavoro che si sta svolgendo perchè questo evento sia straordinario e sono sicura che sarà qualcosa di incredibile, non solo per lo sport ma per un rilancio importante del nostro Paese. E’ una grande responsabilità, ma c’è tanta attenzione, cura, dedizione, promozione, e non ho dubbi che i Giochi verranno organizzati benissimo. In Italia abbiamo bisogno di eventi meravigliosi, così come di ripartire e di essere performanti”.

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credit foto profilo Facebook Maurizia Cacciatori

Come vede il futuro delle Nazionali azzurre, maschile e femminile, che sono reduci dalle vittorie degli Europei?

“Le nostre nazionali arrivano da momenti importanti. Le Olimpiadi non sono andate come ci aspettavamo ma gli Europei hanno dato una chiave di lettura molto forte, si è puntato sui giovani nel settore maschile ma anche in quello femminile la finale ha visto in campo giocatrici con un’età media bassa. Credo molto nei giovani, anche perchè sono mamma di due bambini, e per certi aspetti danno delle lezioni a noi adulti. Quindi confido in loro e in queste Nazionali che mi piace vedere giocare perchè hanno il coraggio di mettersi in gioco, hanno due straordinari allenatori che investono sui nuovi talenti, dando loro coraggio e fiducia. Nella Volleyball Nations League che stanno disputando ora vedremo di che pasta sono fatti, ma sono sicura che ci daranno altre grandi soddisfazioni sia in campo maschile che femminile”.

Quali sono i suoi prossimi progetti?

“Da quando sono diventata mamma la priorità sono i miei figli, quindi il progetto è riuscire a organizzarmi per essere sempre al loro fianco nel miglior modo possibile”.

di Francesca Monti

Grazie a Patrizia Simonetti

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