Al via la prima Edizione di APPIA NEL MITO con CLITENNESTRA di Luciano Violante con Viola Graziosi e IFIGENIA IN CARDIFF con Roberta Caronia e la regia di Valter Malosti

Prende il via presso la suggestiva location della Chiesa di San Nicola sull’Appia Antica la I Edizione di “Appia nel Mito”, rassegna nata dall’idea di Alessandro Machìa e Fabrizio Federici della Compagnia teatrale Zerkalo, con il contributo della Regione Lazio.

Primo weekend di appuntamenti il 18 e il 19 giugno con due spettacoli che al meglio esprimono il concetto di moderna epicità di cui l’iniziativa si fa partavoce.

Il 18 giugno alle 21:15 va in scena CLITENNESTRA di Luciano Violante e la regia di Giuseppe Dipasquale, interpretata da Viola Graziosi, la quale intesse un viaggio dal mito alla contemporaneità sorretta da un fraseggio tragico che scolpisce le parole sulla declinazione di una storia di un esilio perpetuo post mortem. E’ un canto nel dolore di una madre che ha subito l’ingiusto sacrificio di Ifigenia per mano dell’ambizioso padre, è un canto della purificazione perché condannata a vagare nell’eterno nulla al fine di emendare un omicidio non accettabile nell’alveo del moderno patriarcato occidentale. Luciano Violante, da tempo studioso del mito classico e del suo messaggio alla modernità, ha dato vita ad un testo poetico di grande bellezza, il racconto di una donna che attende il momento del riscatto (o della vendetta?) con pazienza e fermezza per un tempo così lungo da essere inconcepibile per il pensiero maschile.

Roberta_Caronia_Cop_teatrografia

Il 19 giugno (ore 20:30) è la volta, invece, di IFIGENIA IN CARDIFF di Gary Owen con Roberta Caronia e la regia di Valter Malosti: un delirio monologante denso di lucidità che si rivela a poco a poco, ribaltando gli equilibri del senso comune e scardinando moralismi e perbenismi vari.

Effie vive in un Galles di periferia, a sud di Cardiff, dove conduce un’esistenza irregolare senza progetti, senza futuro. Vive di niente. Qualche spicciolo dall’assistenza sociale e i soldi che la nonna le lascia sul tavolo sbattendo la porta. Come in un film di Ken Loach, Effie è uno dei tanti relitti di umanità, una donna ai margini, cui nessuno si interessa. La sua identità Effie la cancella tutte le sere distruggendosi con l’alcol. Un incontro, in una notte alcolica e folle, un uomo diverso dagli altri, un soldato tornato dall’Afghanistan, segnerà l’inizio di una trasformazione.
 Con un linguaggio abrasivo pieno d’ironia tagliente, Owen affonda il coltello nelle maglie sconnesse della contemporaneità, consegnandoci il ritratto al vetriolo di un’Ifigenia moderna che non ci sta ad essere la vittima sacrificale di un sistema già scritto, e pertanto reagisce, opponendo al Fato, che la vorrebbe vendicativa e miope, la sua intelligenza feroce, il ghigno beffardo, la più inaspettata compassione. Effie non è un capro espiatorio, ma testimone ferale e voce d’accusa contro un potere che, con la sua ingombrante ingordigia, divora le vite degli altri.

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