“Discorsi Senza Punto Mentre La Verità Ciao”, in prima nazionale a Milano sul palco del teatro fACTORy32

Dopo il successo di “CAFARDS – Il Buio Dopo L’alba” e “Petrolio. Una Storia a Colori”, PaT – Passi Teatrali torna sulle scene milanesi con la prima nazionale di un’opera super-contemporanea e piena di potenziale: Discorsi Senza Punto Mentre la Verità Ciao, sul palco del teatro fACTORy32 dall’1 al 3 luglio 2022.

Sul palco per questo spettacolo scritto da Rodolfo Ciulla e Aureliano Delisi, che chiuderà la stagione teatrale 2021/2022 di fACTORy32, gli attori Gledis Cinque, Erica Del Bianco, Federico Rubino e Nick Russo, con la regia di Pier Vittorio Mannucci.

Discorsi Senza Punto Mentre la Verità Ciao è un testo che con la sua particolare originalità ha sedotto molti addetti ai lavori ancor prima di debuttare, vincendo la prima edizione del concorso “PaT – Passi Teatrali” per la Drammaturgia Italiana Contemporanea Under 35 (organizzato in collaborazione con fACTORy32 e lo spazio teatrale Quarta Parete di Milano), conquistando il premio di drammaturgia contemporanea “Shakespeare Is Now” (2019) e arrivando alla finale di “Drammi Di Forza Maggiore” (2021).

“’Discorsi’, come ormai lo chiamiamo in confidenza, mi ha colpito come una folgore”, racconta il regista Pier Vittorio Mannucci, “è spiazzante, esilarante, stimolante, e tante altre cose che finiscono in “ante. È un testo-iceberg, con una molteplicità di livelli di lettura che sebbene nascosti a un primo sguardo, emergono con prepotenza con il passare dei minuti. ‘Discorsi’ abbraccia la poliedricità della natura (umana e non), raccontandola in tutte le sue forme, e alternando con maestria leggerezza e dramma per raccontare la cosa più semplice e complessa che ci sia: la vita. Una vita fatta di ostacoli, cadute, sforzi che sembrano infiniti. Una vita vissuta di corsa, senza fermarsi mai, inseguendo un traguardo che pare allontanarsi sempre più: una maratona. Questa è l’idea che ha guidato la messa in scena: i personaggi come maratoneti, corridori senza volto che solcano le strade della vita. Le loro identità sono fugaci, effimere: etichette che ci appiccichiamo addosso senza sapere perché, abbandonate nel magazzino di ruoli creato della società contemporanea, in cui tutti possono essere tutto e finiscono, paradossalmente, per non essere niente. La vita è il ruolo che ci assegniamo, o quello che decidiamo di prenderci? O, forse, la vita va oltre i ruoli, ma siamo divenuti incapaci di farne a meno, spinti dal nostro desiderio di incasellare, categorizzare, ridurre l’orribile incertezza che ci circonda per creare un ordine illusorio? Scegliendo di essere qualcosa – qualunque cosa scegliamo la finitezza dell’essere e rinunciamo alle infinite possibilità del non-essere, sacrificando la proteiforme capacità umana di reinventarsi ancora, e ancora, e ancora”.

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