Intervista con Detto Ferrante Anguissola: “Il disco “E la voce va” racconta chi sono e la mia voglia di vivere le passioni”

Detto Ferrante Anguissola è la dimostrazione che la musica e i sogni non hanno età. Novanta anni compiuti a marzo, ha da poco pubblicato il singolo “Mar Mediterraneo”, che fa parte del suo terzo album “E la voce va”, uscito su etichetta Terzo Millennio Records.

Un brano che parla del mare che circonda la nostra penisola, delle sensazioni che si provano a navigarlo sospinti dai venti, dai profumi, dai luoghi di culti, da città storiche che si incontrano lungo il viaggio.

Detto Ferrante Anguissola ha vissuto in Inghilterra nel dopoguerra suonando nei ristoranti italiani e nei pub londinesi. Viaggiatore, velista e istruttore di vela alla famosa scuola di Caprera, pioniere della comunicazione, e delle telecomunicazioni in Italia diffondendo i microfoni Sennheiser, le antenne Kathrein e i cavi coassiali Kabelmetal. Parla inglese, tedesco, francese e croato.

A 19 anni inizia a viaggiare durante le vacanze in autostop con la sua chitarra in Europa. A 26 anni fonda Exhibo spa, che rappresenta in Italia aziende straniere di prodotti elettronici, tra le quali emerge Sennheiser Electronic GMBH il noto produttore tedesco di microfoni. Inizia a collaborare con RAI seguendo personalmente per diversi anni l’installazione tecnica dei microfoni al Festival di Sanremo. Ma non solo: risolve anche il problema che il nuovo Aeroporto di Linate aveva nel non riuscire a collegare in anticipo gli aerei in arrivo grazie a innovativi cavi coassiali che fornirà anche alla Rai per i suoi trasmettitori di potenza, sostiene le nuove Radio TV private in crescita e diffonde suggerimenti tecnici oltre a microfoni, cavi, antenne, mixers grazie al primo Corso tecnologico a Venezia nel 1979. Sotto lo pseudonimo di Asterix pubblica l’LP “Poligrafici, Pensionati, Trombai e Santi”. Seguono a diversi anni di distanza il secondo album “A Occhi Aperti”, incentrato su tematiche sociali e il terzo, “E la voce va”, uscito nel 2022.

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Ferrante, il suo nuovo singolo si intitola “Mar Mediterraneo”, cosa può raccontarci a riguardo?

“Mi autodefinisco una “rana padana” in quanto, essendo nato nel cremonese e avendo parenti piacentini, il Po era il mio fiume. Poi quando mi sono sposato ho imparato a conoscere il mare delle Marche, con le sue barche, e mi sono avvicinato alla vela a Porto San Giorgio. Quindi ho frequentato la scuola velica di Caprera e sono diventato istruttore. Il Mar Mediterraneo è glorioso, racchiude secoli di esperienze, di civiltà, di venti, di luoghi di culto, di cultura”.

Il mare è un elemento che ricorre nelle canzoni del disco “E la voce va”, infatti c’è anche “Sinfonia di mare”… 

“Mar Mediterraneo è un po’ il doppione di Sinfonia di mare che è dedicata alla mia seconda moglie che è di origine croata-austriaca-slovena e l’ho scritta proprio in Croazia, ammirando il paesaggio con questo vento leggero del mattino, in mezzo a 1400 isole, tra cicale, campane, cani che abbaiano. E’ un teatro naturale meraviglioso”.

Cosa rappresenta per lei l’acqua?

“Ho trascorso la mia infanzia in campagna dove c’erano le cascine, in cui si viveva tutti insieme e si raccoglieva o si scartocciava il grano e si cantava sempre. Io avevo una fisarmonica e sostenevo il canto di chi lavorava nella notte con le luci fioche per evitare che durante la guerra l’aeroplano del nemico, detto benevolmente Pippo, potesse vederci e sganciare le bombe. L’acqua ha sempre fatto parte della mia vita, essendo nato nel cremonese a cavallo del Po, un fiume purtroppo mai curato ed ora diventato un rigagnolo. Quando si andava a trovare i nonni nel piacentino si attraversava anche a piedi un ponte di ferro lunghissimo di due chilometri e mi fermavo a guardare il fiume che scorreva verso il mare e partivano i pensieri. E’ una zona ricca di acqua e poi io sono del segno zodiacale dei Pesci che è interessante perchè ha un pesce che sta rasoterra e guarda a destra e un altro che è in alto, verso il cielo e guarda a sinistra, e sono legati con una catenella che potrebbe essere uno smartphone, e se uno vede un’opportunità o un pericolo richiama quell’altro. L’acqua per me poi si è esplicitata nella vela”.

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E’ un disco che racconta un vasto periodo della sua vita. Come si è avvicinato al mondo della musica?

“La musica mi ha sempre affascinato, ho avuto delle combinazioni fortunate nella vita che sono arrivate per caso. Ad esempio quando ho iniziato il lavoro vendendo i microfoni Sennheiser ho fatto il mio ingresso nella Rai e poi è arrivato il Festival di Sanremo e tante altre cose. Gaber per me era un maestro e ho avuto la fortuna di conoscerlo bene. Un giorno sono andato da lui e gli ho dato le cassette con le mie canzoni. Le ha ascoltate e dopo alcuni giorni mi ha chiamato dicendo “stai attento a non fare il predicatore”. E poi lo è diventato lui. Forse aveva paura che gli facessi concorrenza? (scherza). Ho pubblicato un disco di protesta nel 1979, “Poligrafici, Pensionati, Trombai e Santi”, con lo pseudonimo di Asterix e quelle canzoni sono valide anche oggi perchè passi avanti non ne sono stati fatti. Poi il lavoro mi ha portato in giro per il mondo, viaggiando e imparando sempre da quello che vedevo e scrivendo molte canzoni, dalla California all’Europa, dal Giappone alla Corea del Sud. In seguito è uscito il secondo album, “A occhi aperti”, incentrato su tematiche sociali, in cui raccontavo come stavano cambiando le cose dicendo di fare attenzione. Il terzo, “E la voce va”, presenta chi sono, con questa voglia di vivere le mie passioni”.

Cosa ci racconta invece riguardo “I fiumi di Lombardia” che ha scritto quando aveva 17 anni?

“Mi è venuto spontaneo fare una canzone sui fiumi di Lombardia, non solo il Po ma anche i Navigli. Sono stato molto influenzato da un piccolo naviglio da cui passavo in bicicletta per andare a scuola negli anni Quaranta. Un altro brano che ho scritto in quel periodo è I pioppi, che sono i re in Lombardia e ho dovuto ringraziare questi alberi perchè a 3-4 anni temevo il temporale e mi hanno permesso di riconoscere il fruscio delle foglie quando il vento cambia. Questo mi è servito con la scuola di vela di Caprera per capire come funziona la macchina temporalesca”.

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Ha viaggiato per il mondo, c’è un posto che l’ha più colpita?

“Ho tanti ricordi. Una cosa che mi aveva colpito andando in California, un paese benedetto da Dio, era che quando entravi in un locale qualsiasi c’era sempre qualcuno che beveva una birra e qualcuno che cantava. Erano gli anni Sessanta-Settanta e vedevo i ragazzi che registravano i live e chiedevo se sarebbe poi stato realizzato un disco. La risposta era forse. A me piacciono le registrazioni dal vivo, in quel momento in cui tutto funziona bene, con persone interessate a sentire quello che si sta cantando, senza far caciara, il cantante in grazia di Dio con la voce giusta. Questo genera eufonia, parola che deriva dal greco e significa bel suono. Quelle registrazioni sono impagabili e anche se c’è uno starnuto o un colpo di tosse non si sente perchè la voce è talmente calda che supera tutto”.

Quali sono i suoi prossimi progetti?

“Ora sono in Croazia, pensavo di stare tranquillo leggendo e imparando il croato perchè mi piace parlare con la gente per strada e conoscersi meglio, invece sto facendo interviste e mi fa molto piacere (sorride). Al rientro a Milano dovrò duplicare le matrici di alcune canzoni, dei pensieri in rima, e poi ci sono altri brani che vorrei riaggiornare su fatti attuali, ad esempio ce n’è uno che ho scritto anni fa quando i nostri migranti tornavano a casa il giorno prima di Natale e arrivavano alla Stazione Centrale di Milano, paragonando i nostri connazionali con gli altri migranti che dal Sud vengono al Nord. Mi piacerebbe integrare il testo e cambiare le parole per raccontare quello che accade oggi”.

di Francesca Monti

Grazie a Franco Sainini

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