Intervista con Alessio Chiodini, in scena con “Storia di una Bella e una Bestia”: “Con questo spettacolo vorrei arrivasse il messaggio di non fermarsi all’apparenza ma di andare oltre”

“Io sono una persona pragmatica ma il teatro mi ha fatto sentire comodo, a casa mia, e ho capito che poteva essere la strada giusta da percorrere”. Nel Castello Fittipaldi a Brindisi Montagna (Pz), il 3 e il 4 settembre va in scena “Storia di una Bella e una Bestia”, spettacolo liberamente ispirato alla favola di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont, scritto, diretto e interpretato, nel ruolo de La Bestia, da Alessio Chiodini, affiancato in scena da Valentina Corti (Belle) e Federico Campaiola (Narratore).

In un’ala del Castello, prenderà vita una tra le favole più belle di tutti i tempi, portando lo spettatore a vivere una vera e propria esperienza teatrale grazie al racconto figurato a stretto contatto con il pubblico. Lo spettacolo è prodotto da Produzione Spettacoli Teatrali, in collaborazione con l’Amministrazione di Brindisi Montagna.

Drammaturgo, regista, attore e doppiatore, Alessio Chiodini si è diplomato alla “TeatroSenzaTempo Accademia di Arti Drammatiche” e nel 2009, dopo una piccola parte nei “Cesaroni 3”, è stato ingaggiato come co-protagonista della serie Rai con Veronica Pivetti “La ladra”. L’anno successivo ha ottenuto un ruolo da protagonista di puntata in “Don Matteo 8“, mentre nel 2011 ha debuttato sul grande schermo prendendo parte al cinepanettone “Vacanze di Natale a Cortina” al fianco di Christian De Sica e Sabrina Ferilli. Per quattro anni ha poi dato il volto a Sandro Ferri nella soap “Un posto al sole”, portando avanti parallelamente un importante percorso teatrale che lo ha visto spaziare dalla commedia brillante a quella musicale, dal dramma classico al teatro sperimentale, lavorando con registi come Antonio Nobili, Pietro De Silva, Cathy Marchand, Mamadou Dioume, Marco Simeoli, Roberto D’Alessandro e Tommaso Bernabeo.

In questa piacevole chiacchierata abbiamo parlato con Alessio Chiodini di “Una storia di una Bella e una Bestia”, dei ricordi legati a “Un posto al sole” e in particolare a Carmen Scivittaro, scomparsa pochi giorni fa, dei prossimi progetti e di molto altro.

Locandina_B&B_Brindisi Montagna (1)

Alessio, hai scritto, diretto e interpretato “Storia di una Bella e una Bestia”, ci racconti come hai lavorato a questo spettacolo?

“E’ nato per essere portato in scena in un luogo che si trova a Roma, la Cappella Orsini, dove è stato replicato per quasi tutto lo scorso inverno. Un posto suggestivo perchè sembra l’interno di un castello. Partendo da questo e dal fatto che La Bella e la Bestia è una delle storie che mi ha sempre affascinato, nonchè la mia favola preferita, ho voluto scrivere e dare una mia interpretazione di un classico e proporre una versione teatrale che non fosse quella del musical della Disney. Venivamo dalla pandemia e non potevo pensare ad un numero elevato di personaggi e di attori, inoltre lo spazio di cui parlavo prima è abbastanza piccolo, intimo, questo mi ha condizionato nella scelta. Infatti siamo solo in tre in scena, io che interpreto la Bestia e Valentina Corti che veste i panni di Belle, e poi c’è questa sorta di narratore, impersonato da Federico Campaiola, che diventerà il padre di Belle e un pianoforte incantato che fa da contraltare ai due protagonisti. Lo spettacolo ha avuto un discreto successo, così ci siamo riproposti di trovare altre location ed è nata l’occasione per andare a Brindisi Montagna e poi a Zagarolo. Dopo Natale torneremo anche a Roma”.

Con questa tua versione della celebre favola cosa vorresti arrivasse al pubblico?

“In questa storia che è molto conosciuta ho cercato di inserire delle vene poetiche con tre poesie di Prévert che fanno da trait d’union, quindi vorrei arrivasse il messaggio di non soffermarsi alla superficie delle cose ma di andare a fondo, cercando di vedere oltre quello che può sembrare all’apparenza. E’ quello che ci insegna La Bella e la Bestia, perchè parliamo di due personaggi che sono totalmente distanti ma si ritrovano nella loro solitudine. Belle è una donna d’altri tempi per l’epoca in cui vive, con valori differenti rispetto a quelli delle sue sorelle per esempio, mentre la Bestia si ritrova a far fronte a questo sacrilegio che gli è stato imposto per com’era in passato e quindi è quasi destinato alla solitudine, eppure attraverso la conoscenza di Belle riuscirà a riscoprire un lato buono di sé e la possibilità di condividere le cose con un’altra persona. La condivisione molto spesso nella società odierna viene a mancare sia per l’attaccamento che abbiamo ai social network, sia perchè ci fermiamo all’apparenza delle cose e non andiamo in profondità”.

Alessio Chiodini_Foto Bestia

Chi secondo te nella società odierna potrebbe incarnare la Bella e la Bestia? 

“Siamo un po’ tutti sia la Bella che la Bestia, abbiamo dei momenti da Belle, da persona più profonda, sensibile, e da Bestia, cioè di estrema superficialità dettati da quello che la modernità ci impone, con questo sfrenato esibizionismo attraverso i social che sembrano una vita parallela quasi più importante di quella reale, ma poi anche per i più esibizionisti arriva un momento in cui ci si rende conto che le cose importanti sono altre e forse anche la pandemia ce lo ha insegnato. Il fatto di stare chiusi in casa ci ha fatto riflettere, almeno a me è successo. Bisogna trovare una via di mezzo, l’equilibrio giusto. Gli errori dei personaggi delle favole ci insegnano a capire cosa si deve e cosa non si deve fare”.

Com’è nata la tua passione per la recitazione?

“E’ nata da piccolo, infatti mi divertivo ad imitare i personaggi dei cartoni animati e gli attori famosi, ma in realtà la scintilla è scoccata a scuola perchè ho avuto la fortuna di avere alle medie una professoressa di italiano appassionata di teatro che ci faceva fare attività teatrale. In particolare ho potuto interpretare Eduardo De Filippo in terza media nella commedia “Natale in Casa Cupiello”, abbiamo partecipato a un concorso organizzato dall’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico e l’ho vinto come miglior attore protagonista. Avevo 13 anni. Oltre al divertimento e al fatto che mi sentissi a mio agio sul palcoscenico ho capito che forse quella poteva essere una strada da percorrere. Io sono una persona pragmatica ma il teatro mi ha fatto sentire comodo, a casa mia, e poi il destino ci ha messo del suo. Da quando ho iniziato ufficialmente a recitare sono passati 13 anni”.

Il tuo esordio al cinema risale al 2011 nel film “Vacanze di Natale a Cortina”. Che esperienza è stata?

“E’ stato il coronamento di un sogno perchè sono appassionato della commedia italiana e di Christian De Sica. E’ un’esperienza che porto nel cuore. Tra l’altro dopo tanti anni in viaggio per il mondo nel 2011 Vacanze di Natale tornava ad essere girato in Italia, quindi ho respirato l’atmosfera dei primi anni ’80 quando hanno iniziato a fare questo genere di pellicole. Sul set c’erano anche Ricky Memphis, Dario Bandiera, Sabrina Ferilli e il regista Neri Parenti che è un altro pilastro della commedia italiana. Conservo un ricordo bellissimo di quel set, in un posto straordinario come Cortina d’Ampezzo. E’ stato un momento di crescita per me che avevo 22 anni e da poco facevo l’attore”.

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Alessio Chiodini con Maurizio Aiello e Riccardo Polizzy Carbonelli in Un Posto al sole – credit foto Giuseppe D’Anna

Un personaggio da te interpretato che è rimasto nel cuore del pubblico è Sandro Ferri di “Un Posto al sole”. Cosa ti ha lasciato?

“E’ un altro lavoro che mi ha permesso di crescere artisticamente e umanamente. L’ambiente di “Un Posto al sole”, a cui sono rimasto legato, è molto famigliare e ho ricoperto un personaggio che in quegli anni è stato tra i protagonisti con una storia discussa e importante, avendo dovuto vivere questa scoperta dell’omosessualità, combattendo con tutto ciò che lo circondava, in primis il padre Roberto. Sandro per alcuni versi mi è vicino perchè è sensibile, attaccato al valore della famiglia. E’ stato un percorso interessante e ho avuto la fortuna di lavorare con persone con cui mi sono trovato bene, in primis Riccardo Polizzy Carbonelli che ha una grande esperienza ed è stato una fonte di apprendimento, e Gabriele Anagni che interpretava il fidanzato di Sandro. Un Posto al sole è una macchina particolare, viaggia a dei ritmi velocissimi rispetto ad altre produzioni televisive e per un attore giovane è una grande palestra”.

Tra i personaggi che gravitavano intorno a Sandro c’era Teresa, interpretata da Carmen Scivittaro che purtroppo è scomparsa pochi giorni fa. Ti va di regalarci un suo ricordo?

“Carmen è stata la prima attrice con cui ho lavorato a Un Posto al sole, ho girato con lei la prima scena sul set. Era una donna molto elegante, gentile, di grande cultura perchè oltre ad essere un’attrice era anche un’insegnante e mi diede subito dei consigli preziosi in quanto io ero una sostituzione poichè c’era stato un attore che in precedenza aveva ricoperto il ruolo di Sandro e per motivi di crescita c’era stato questo salto d’età. Carmen si preoccupò di fornirmi delle indicazioni per non creare confusione nel pubblico ed è stata subito carina e affettuosa, com’era poi anche il suo personaggio perchè interpretava questa sorta di tata. E’ stato un grande dispiacere sapere della sua scomparsa. E’ una persona che porterò sempre nel cuore. Se penso a Un Posto al Sole e ai miei inizi il primo viso che mi viene in mente è quello di Carmen”.

Se ci fosse la possibilità ti piacerebbe tornare a vestire i panni di Sandro?

“Assolutamente sì e ne sarei molto contento. Ho sempre detto anche ai fan che mi chiedono se e quando ritornerò che per me Un Posto al sole è un luogo felice, composto da persone con cui ho lavorato benissimo, mi riferisco sia agli attori che al reparto tecnico e amministrativo. E’ un gruppo molto affiatato, non a caso la soap è in onda dal 1996”.

In quali progetti sarai prossimamente impegnato?

“Oltre a “Storia di una bella e una bestia” porteremo in scena in autunno anche uno spettacolo che dovevamo già fare prima della pandemia e poi è stato rimandato. Si intitola “L’acqua e la farina” ed è dedicato alla famiglia Fabrizi, ad Aldo ed Elena, due icone del teatro e del cinema romano. Il resto è work in progress”.

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Hai pubblicato il tuo libro per bambini, “Inquinameno”, volto a sensibilizzare sul tema dell’inquinamento ambientale. Com’è nata questa idea?

“Mi capita di seguire in qualità di insegnante dei corsi per ragazzi o persone che vogliono avvicinarsi al mondo della recitazione. Un giorno ad un gruppo di bambini è stato chiesto di mettere in scena uno spettacolo che trattasse il tema dell’inquinamento globale. Non essendoci molti testi a riguardo tra quelli già esistenti, ne ho scritto uno io e nella creazione dei personaggi ho fatto riferimento a questi bambini, che tra l’altro erano quasi tutte femmine. L’unico personaggio maschile è il protagonista, questo ragazzino preso di mira dalle Ninfe e da Madre Terra in quanto è il più grande inquinatore del mondo e attraverso di lui si danno degli insegnamenti su come comportarsi nei vari luoghi in cui viviamo: il mare, la montagna, la città. Durante la pandemia ho pensato di pubblicare il libro perchè poteva essere un’occasione per riavvicinare i bambini al teatro in quanto è un testo teatrale e perchè sensibilizza semplici e corretti comportamenti che si dovrebbero applicare nella vita quotidiana”.

Sei un grande tifoso della Roma, quali sono le aspettative per la stagione appena iniziata?

“Sono molto fiducioso, la squadra sembra solida però si sono migliorate anche le altre. Sarà un campionato interessante. Mourinho è riuscito a ricreare un ambiente coeso, passionale, con una bella atmosfera data anche dalla vittoria della Conference League, dopo tanto tempo che non vincevamo un trofeo. La rosa è competitiva e possiamo giocarcela con tutti. Certo, sarà un anno particolare, con il Mondiale di mezzo è come se fossero due campionati e le variabili sono tante. Purtroppo uno dei nostri acquisti di punta, Wijnaldum, si è infortunato subito. Speriamo che sia una stagione in cui riusciremo a combattere per arrivare al vertice”.

di Francesca Monti

Grazie a Mary Ferrara

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