Ultimi appuntamenti per la XXVIII edizione de I SOLISTI DEL TEATRO

Ultimi appuntamenti per la XXVIII edizione de I SOLISTI DEL TEATRO, la storica rassegna diretta da Carmen Pignataro, il 3 e il 4 settembre.

Gianluigi Fogacci il 3 settembre è protagonista di “In volo con Daniele Del Giudice”.

In occasione del primo anno dalla scomparsa di Daniele Del Giudice, la Compagnia Diritto e Rovescio gli rende omaggio con il reading “In volo con Daniele Del Giudice”  da  “Staccando l’ombra da terra” di D. Del Giudice  a cura di Teresa Pedroni  con Gianluigi Fogacci e la musica di Luigi Giuliano Ceccarelli. Dicono che per l’autore “Volare è stato il suo grande gioco, la sua antica passione, luogo da dove la visione del mondo non è più orizzontale, ma neanche verticale.” La scoperta di nuovo modo di vedere e  di leggere la realtà.  Il protagonista di questo romanzo da bambino voleva essere un aeroplano, non un pilota, ma un giorno si ritrova davvero ai comandi come nel peggiore dei sogni. Succede così di dover volare da soli. In “In volo con Daniele del Giudice ” Gianluigi Fogacci, attore sensibile e di provata esperienza, da voce ad un dialogo silenzioso con Bruno il suo comandante, il maestro di volo” colui che il conosce il segreto di chi “sa staccare l’ombra da terra”.  Interrogativi   senza risposta sul rapporto misterioso che intercorre tra manovre di volo e manovre di vita L’elemento naturale dove si svolgono imprese leggendarie o ridicole è l’aria, cioè caos contenente ordine contenente caos, cieli di manovre di volo e manovre nella vita; ma il riferimento costante è sempre la terra, a cui tornare.

Cala il sipario sulla rassegna il 4 settembre con “Sorelle” di Alberto Bassetti, con Laura Lattuada e Sarah Biacchi dirette da Pino Strabioli. Uno spazio vuoto, indefinibile. Due giovani donne, due sorelle, nell’attesa di un improbabile autobus, meditano sul loro futuro di attrici che hanno appena visto fallire la propria piccola compagnia teatrale. Ma non è “Teatro nel Teatro”, né una riflessione sul ruolo dell’attore. Questa commedia nasce dall’esigenza di intervenire, nell’ambito della scrittura, sulla situazione eternamente drammatica della precarietà, venuta proprio in questo periodo (tra pandemia, venti di guerra e realtà virtuali che sembrano sciogliere ogni nostra residua certezza) così prepotentemente alla ribalta. La scommessa è stata quella di riuscire a parlarne in modo non cronachistico, ma apparentemente lieve, delicato (anche visivamente: ecco uno dei perché della scena rigorosamente spoglia), senza minimalismo ma anche senza urla. Una commedia fatta di personaggi piccoli e comuni, sensibili e fragili: non a caso due attrici; persone cioè che già vivono una posizione precaria per costituzione, fatta di spostamenti fisici e soprattutto mentali, adesioni caratteriali ed emotive a situazioni drammatiche o comiche, felici o disperate ma comunque diverse, altre.
Così, quello cui assistiamo potrebbe essere un gioco, dettato dal carattere menzognero di una delle due sorelle, o realmente una situazione estrema, scaturita dall’amore e ancor più dall’ingenuità sperduta ed insicura di Susanna, da cui sembra possibile uscire col più devastante dei rimedi… Francesca, la sorella così diversa da lei, ricettiva e vibratile come la corda di un violino, accetta con spirito cechoviano questo triste destino, o davvero crede che non si tratti d’altro che dell’ennesimo scherzo della melodrammatica ‘Susy’? A ciascuno la propria personale risposta. Ma perché Cechov? Citato come un tormentone da Francesca che sogna quegl’impareggiabili ruoli femminili, non figura certo perché si parla di sorelle, né per la mia personale predilezione: ma proprio per la sua peculiare, straordinaria capacità di essere sobrio, accessibile e naturale pur parlando sempre del grande tragico quotidiano; mostrandoci l’aspetto più terribile, quello comune ed ordinario del “male di vivere”: in modo sofferto ma stemperato nella superficie da quel comico/tragicomico che riproduce così impietosamente la vita com’è! Perciò, questa commedia è un tentativo di parlare “controcorrente” di un argomento doloroso di cui sembra troppo facile parlare dolorosamente.

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