VENEZIA79 – Emanuele Crialese è in Concorso con “L’immensità”: “E’ il film che inseguo da sempre”. Penélope Cruz: “Clara rappresenta tanti tipi diversi di mamme”

Emanuele Crialese è in Concorso alla 79a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con “L’immensità”, che vede protagonisti Penélope Cruz, Luana Giuliani, Vincenzo Amato, Patrizio Francioni, Maria Chiara Goretti.

Roma, anni Settanta: un mondo sospeso tra quartieri in costruzione e varietà televisivi ancora in bianco e nero, conquiste sociali e modelli di famiglia ormai superati.
Clara e Felice si sono appena trasferiti in un nuovo appartamento. Il loro matrimonio è finito: non si amano più, ma non riescono a lasciarsi. A tenerli uniti, soltanto i figli, su cui Clara riversa tutto il proprio desiderio di libertà. Adriana, la più grande, ha appena compiuto dodici anni ed è la testimone attentissima degli stati d’animo di Clara e delle tensioni crescenti tra i genitori. La ragazza rifiuta il suo nome, la sua identità, vuole convincere tutti di essere un maschio e questa ostinazione porta il già fragile equilibrio familiare a un punto di rottura.
Mentre i bambini aspettano un segno che li guidi, che sia una voce dall’alto o una canzone in tv, intorno e dentro di loro tutto cambia.

“L’Immensità è il film che inseguo da sempre, come se non mi sentissi mai abbastanza pronto, maturo, sicuro. E’ un lavoro sulla memoria, sull’autobiografia. Il personaggio di Adriana è ispirato alla mia infanzia, alla mia storia, trasfigurata, ho cercato di trovare una chiave che fosse non autoreferenziale ma di rappresentare temi universali che mi stanno a cuore, come la migrazione di un’anima, che può essere anche una transizione, un movimento da uno stato all’altro. Nel mondo ci sono tante donne che soffrono. Non vedo una grossa differenza nel fatto di appartenere al mondo degli uomini o delle donne, cerco di mantenere la mia molteplice polarità, sono nato essere umano ma non significa che in me non ci sia anche una parte femminile e credo sia quella migliore di tanti uomini. Il percorso artistico mi ha dato la libertà. Come tutti i miei lavori, in fondo è un film sulla famiglia: sull’innocenza dei figli, e sulla loro relazione con una madre che poteva prendere vita solo nell’incontro, artistico e umano, con Penélope Cruz, con la sua sensibilità e la sua straordinaria capacità di interazione con tre giovanissimi non attori che non avevano mai recitato prima. Luana, Patrizio e Maria Chiara sono rimasti bambini sempre, e come tali sempre intensamente e immensamente veri”, ha dichiarato Emanuele Crialese.

“Credo che in Clara ci sia sufficiente follia per sopravvivere nella vita in cui si ritrova che le consente di stabilire una realzione con la figlia. Non ha un piano B, l’unica fuga che ha è attraverso lo schermo televisivo che la ricollega al mondo della musica, dell’arte, del sogno più vicino alle persone che vorrebbe intorno se potesse vivere la vita che desidera. E’ oppressa e non ne può più, sente di dover quasi fingere ogni giorno davanti ai figli, per questo piomba nella depressione e deve andare in clinica. C’è una scena strappalacrime che rappresenta la realtà di oggi. Ci sono tantissime donne intrappolate nelle loro case che fingono per sopravvivere e sono storie terribili. E’ solo uno dei tanti temi affrontati nel film, quello della violenza domestica e quando ho letto la sceneggiatura mi si è spezzato il cuore”, ha esordito Penélope Cruz.

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Nel corso della sua carriera l’attrice Premio Oscar ha interpretato tante madri diverse: “Già quando ero molto giovane con Pedro Almodovar mi è capitato di fare questi ruoli, credo non sia una coincidenza, ho un senso materno spiccato e sono affascinata da quello che accade in ogni famiglia, tutto questo fornisce materiale per i film perchè c’è un mondo infinito da scoprire. Ho sempre desiderato diventare mamma e oggi la mia famiglia è importantissima per me. E’ un grande onore dare voce e corpo ad una mamma e Clara ne rappresenta tanti tipi diversi. E’ un personaggio così sfaccettato e complesso e quando ho letto la sceneggiatura mi sono subito innamorata di lei e ho cercato di fare del mio meglio nell’interpretazione. Recito in quattro lingue, in questo caso è una donna spagnola che vive da tempo in Italia, quindi il linguaggio è simile al mio. Gran parte del film è raccontato dal punto di vista dei bambini, questa paura profonda che possono vivere quando in famiglia le cose non vanno bene o assistono a violenze terribili di violenza domestica come nel caso di Luana. E’ come se si creasse una sorta di ritmo che li ossessiona. Emanuele sul set si prende cura di tutti, a cominciare dei bambini e questo è importante. Ci sono dei momenti in cui anch’io torno bambina grazie al mio personaggio, infatti il regista ci ha chiesto di attingere anche dai nostri ricordi”.

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“E’ il quarto film in cui lavoro con Emanuele, che scrive storie bellissime. Non sono molto vicino al mio personaggio ma non importa. Anch’io ho fatto un lavoro sulla memoria, perchè sono sempre stato figlio, poi sono diventato padre ma ora i miei genitori non ci sono più ed è stato un viaggio pazzesco nei ricordi. E’ stata una bellissima avventura”, ha detto Vincenzo Amato.

“L’incontro con Emanuele è avvenuto quattro anni fa e mi sono trovata bene perchè è una persona speciale e brava. Mi è piaciuto molto interpretare questo personaggio e rappresentare Emanuele da piccolo”, ha dichiarato Luana Giuliani.

di Francesca Monti

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