La Sardegna protagonista della puntata di “È l’Italia, bellezza!”

Una storia di incontri, fusioni e stratificazioni che inizia con la civiltà nuragica e arriva fino all’unificazione d’Italia: è la Sardegna raccontata da Francesca Fialdini in “È l’Italia, bellezza!”, il programma di Rai Cultura in onda lunedì 5 settembre alle 21.10 su Rai Storia.
Un’isola che ha da sempre attratto visitatori da ogni sponda del Mediterraneo, non sempre benvenuti e desiderati, ma tutti capaci di dare il proprio contributo alla nascita della Sardegna moderna.
Nell’età del bronzo, intorno al XIX secolo a.C. circa, c’era il popolo nuragico ad abitare quest’isola al centro del Mediterraneo. Ne sono testimonianza gli oltre settemila nuraghi che ancora oggi si possono incontrare viaggiando nell’entroterra, fiabesche costruzioni di pietra che sembrano erette da un popolo di giganti guerrieri.
A cosa servissero queste poderose costruzioni non è ancora del tutto chiaro. Residenze, sistemi di difesa, torri di vedetta, oppure strutture per la comunicazione a distanza tramite fuochi e fumi. Su Nuraxi di Barumini, dal 1997 iscritto nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco, è il più rappresentativo dei nuraghi complessi, costituiti cioè da più di una torre. In primo piano anche il santuario nuragico di Santa Vittoria di Serri, cittadella religiosa nata attorno a un pozzo sacro.
Non mancano i numerosi segni dell’incontro destinato a cambiare il volto della Sardegna. I Fenici, provenienti dal vicino Oriente, trovarono su quest’isola dalla posizione strategica il mercato ideale per i propri commerci. Lo testimonia la piazza del mercato di Sant’Imbenia, vicino Alghero, perfetto esempio di progetto architettonico e urbanistico nato per rendere più agevoli gli scambi tra commercianti locali e mercanti fenici.
Le stratificazioni della storia si possono scorgere, meglio che altrove, visitando la città di Cagliari, dove i segni delle civiltà punica, romana, bizantina si alternano tra monumenti, teatri, quartieri e perfino lungo i fondali marini. Ne sono un esempio l’area archeologica di Tuvixeddu, la più grande necropoli punica ancora esistente, e l’anfiteatro del II secolo d.C. scavato nella roccia, forse la più suggestiva tra le persistenze della dominazione romana. La città contemporanea porta invece ben visibili i segni dell’unificazione, con gli edifici di ispirazione sabauda e il nuovo assetto urbanistico di fine dell’Ottocento, che assume una conformazione più lineare e regolare.
Si chiude con il cuore della civiltà agro-pastorale della Sardegna e il canto a tenore, tra le più autentiche forme di espressione artistica tradizionale e per questo protetto dall’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità. Il canto a tenore è un coro di grande potenza e suggestione, con quattro voci ben distinte che danno vita a struggenti armonie polifoniche. Una tradizione poetica antichissima, ma capace ancora oggi di raccontare la vita, i sogni, le sofferenze e l’amore.

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