VENEZIA79: Intervista con Clemente Tafuri e David Beronio, registi del film “Carlo Sini”: “Ci ha colpito l’ampiezza del suo pensiero”

Carlo Sini, uno dei filosofi più importanti del nostro tempo, è il protagonista del film a lui dedicato “Carlo Sini” diretto da Clemente Tafuri e David Beronio, presentato al Lido di Venezia in occasione della 79ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica durante la prima edizione del Premio collaterale “Cinema&Arts”, ideato da Alessio Nardin e realizzato con la collaborazione di Kalambur Teatro e Ateatro.

Il film, fuori concorso, è l’unico ad essere proiettato integralmente ed è stato scelto quale emblema dell’espressione meta-artistica del linguaggio cinematografico, su cui si innestano le altre arti.

Il mediometraggio è un ritratto originale, uno scorcio sul pensiero di un grande studioso, attraverso i temi dell’uomo, dell’arte, del teatro. Sini invita a ripensare il rapporto della filosofia con la scrittura, l’agire politico e le arti. Un viaggio che conduce ad un confronto radicale con le diverse forme di conoscenza, e la possibilità che da esse si possa attingere ad una sapienza perduta.

Subito dopo Venezia il film sarà il 10 settembre al Crisalide Festival di Forlì, il 4 novembre al XIII Festival Testimonianze ricerca azioni organizzato da Teatro Akropolis a Genova, il 19 novembre al Teatro Puntozero di Milano.

La presenza di La parte maledetta. Viaggio ai confini del teatro/Carlo Sini alla Mostra del Cinema di Venezia è un riconoscimento che avvalora la più recente forma espressiva con cui si è misurato Teatro Akropolis, dopo il teatro e l’editoria. La produzione cinematografica è stata avviata per reazione alle limitazioni del primo periodo pandemico, con l’obiettivo di continuare a lavorare senza snaturare una ricerca iniziata nel 2001. Quando non è stato possibile continuare la ricerca sul palcoscenico davanti alla presenza del pubblico considerata necessaria, Clemente Tafuri e David Beronio hanno preso in mano la cinepresa e hanno iniziato a filmare, dedicandosi alla realizzazione di opere che per loro natura mediano il rapporto con lo spettatore attraverso il supporto tecnologico del film, per sua natura immutabile e indifferente alla reazione di chi lo guarderà. Una scelta di autenticità e coerenza che ha portato Akropolis e AkropolisLibri alla produzione dei tre documentari che compongono La parte maledetta. Viaggio ai confini del teatro, diretti dagli stessi Tafuri e Beronio: Massimiliano Civica, Paola Bianchi, Carlo Sini. Il prossimo, dedicato al light designer Gianni Staropoli, sarà presentato in prima assoluta il 4 novembre 2022 a Genova, durante la XIII edizione di Testimonianze ricerca azioni, il festival di Teatro Akropolis dedicato alle arti performative.

Locandina Carlo Sini

Com’è nato il progetto e qual è la parte maledetta che vorreste uscisse dal film?

David Beronio: “La parte maledetta è un viaggio ai confini del teatro intrapreso a partire dal teatro stesso. Io e Clemente siamo dei registi e autori teatrali e ci siamo ritrovati a gettare uno sguardo su un linguaggio differente che è nato un po’ grazie anche alla pausa imposta ai lavori dedicati alla scena nel periodo della pandemia. In realtà il cinema e un certo modo di trattare l’immagine è sempre stato al centro dei nostri interessi e quindi questo dialogo sottotraccia c’è sempre stato tra la scena e un’immagine che poteva essere filmata, sia a partire da un immaginario che da uno studio e da un lavoro. L’idea di costituire un ciclo su queste tematiche è stata importante perchè si tratta di dare un respiro, uno spazio alla possibilità di incontrare delle figure che a vario titolo hanno portato un loro pensiero, un loro contributo ai temi che riguardano la scena e di conseguenza anche il discorso dell’immagine”.

Clemente Tafuri: “Per quanto concerne il film su Carlo Sini la parte maledetta riguarda la collocazione del teatro all’interno di un cammino di conoscenza. Sini in questo film mette la nascita del teatro, il momento sorgivo dell’evento teatrale come un’esperienza irriducibile e assoluta di conoscenza. Quindi rilancia nel nostro tempo questo orizzonte, questa possibilità che spesso il teatro dimentica”.

Carlo Sini 4

Alla fine del film il maestro Carlo Sini afferma che il teatro è la conoscenza del senso della vita. Cosa rappresenta invece per voi quest’arte?

David Beronio: “Sicuramente il teatro è una forma di conoscenza che vive accanto alle altre forme di conoscenza. Sini parte dalla filosofia, attraversa il linguaggio per approdare ad una sorta di dimensione quasi ultimativa in cui il linguaggio tende a non essere più sufficiente e questo approdo è anche verso un passato mitico, un percorso a ritroso e arriva ad un’espressione che è legata al corpo, quindi al movimento. Il teatro di cui parla Sini non è ancora letterario ma legato al corpo, alla danza e ci troviamo agli albori della conoscenza, con la possibilità di approcciare una dimensione conoscitiva estremamente profonda. Non si tratta tanto di una questione cronologica quanto di trovare qualcosa che abbia davvero un senso profondo e definitivo per la nostra contemporaneità. L’idea di La parte maledetta è provocatoria, questa maledizione non c’è da parte nostra, è l’andare a recuperare quella parte che la società in cui viviamo ha maledetto, cioè il mondo della comunicazione, della semplificazione, del codice. Attraverso l’immagine e le straordinarie parole di Carlo Sini possiamo andare un po’ a rovesciare questa parte maledetta e vedere la trama che c’è dietro e che ci svela una dimensione conoscitiva esaltante e profonda”.

Ci raccontate che tipo di lavoro avete fatto e quante ore ci sono volute per realizzare il film?

Clemente Tafuri: “Come tutti quelli che stiamo realizzando è difficile immaginarsi un cammino produttivo tradizionale anche perchè le persone, gli artisti, i filosofi, i protagonisti di questi film non hanno una scaletta. Li conosciamo, abbiamo intrattenuto con loro un rapporto di lavoro ma non c’è una vera e propria sceneggiatura e in maniera libera intrattengono delle conversazioni con noi su temi che sono vicini al nostro cammino e parte fondante della loro ricerca. Sulla base di queste conversazioni e di quello che emerge dalla discussione noi sovrapponiamo e sovrascriviamo la nostra visione immaginifica e poetica di questi temi. Nel caso del film su Carlo Sini c’è la parte legata alla natura, agli spazi sacri e profani e alla fine il tutto viene condensato dalle parole di Heidegger che richiamano a questo luogo dove diventa possibile la manifestazione visionaria nel mondo profano che è l’emersione di un nascosto che ci circonda e che sta a noi scoprire”.

Carlo Sini 5

Incontrando il maestro Carlo Sini e conversando con lui cosa vi ha più colpito di questo grande filosofo?

David Beronio: “Personalmente la cosa più straordinaria è stata stargli accanto, riflettere e ragionare con lui. Mi ha colpito l’ampiezza del suo pensiero, è in grado di abbracciare un panorama costituito da tutte le voci del pensiero occidentale e riesce a collocarle in una prospettiva che pur mantenendo la correttezza e la cura della storia e della filosofia scova i punti vitali del pensiero e della pagine di questi grandi filosofi e scrittori nel momento in cui si affronta un certo tema. Inoltre ha il potere di evocare queste voci in modo davvero straordinario”.

Clemente Tafuri: “Ad un certo punto Sini citando Nietsche dice che il filosofo è un terremoto perchè in qualche modo mina in maniera terribile le nostre certezze e si ficca nelle crisi. Carlo Sini è forse uno degli ultimi grandi pensatori che con ogni sua parola e suggerimento a riflettere ci conduce verso questa crisi e stare accanto e lavorare con lui su questi grandi temi è un invito continuo a non ridurre la complessità dei problemi a qualcosa che in realtà rischia di far dimenticare il problema stesso”.

Dopo la presentazione a Venezia che circuitazione avrà il vostro film?

Clemente Tafuri: “Per ora il film sta circuitando in un ambito legato alla nostra origine teatrale. Sarà presentato al Crisalide Festival a Forlì, è stato proiettato a Roma al Festival Teatro di Vetro, verrà riproposto nel nostro Festival Testimonianze ricerca azioni al Teatro Akropolis a Genova. Poi ci auguriamo che questa operazione che stiamo portando avanti possa entrare in un dialogo più significativo anche con l’ambiente del cinema stesso che è una delle sfide che abbiamo deciso di percorrere”.

State lavorando ad un nuovo film del progetto La parte maledetta?

David Beronio: “Stiamo lavorando ad un nuovo capitolo de La parte maledetta dedicato a Gianni Staropoli, light designer che negli ultimi anni ha un po’ rivoluzionato il modo di dare luce alla scena sia per il teatro che per la danza. Abbiamo già incontrato Gianni che conoscevamo per altre esperienze, abbiamo terminato le riprese, stiamo facendo il montaggio. La protagonista del film è la luce e ci sarà un dialogo tra questo personaggio che l’ha manipolata creando uno sguardo nuovo sulla scena e la luce stessa nelle sue manifestazioni filtrate anche attraverso il mezzo tecnico dell’obiettivo. E’ un lavoro che presenteremo al Festival Testimonianze ricerca azioni del Teatro Akropolis a novembre”.

di Francesca Monti

credit foto copertina Laila Pozzo. Premio Hystrio2021

Grazie a Cristina Scognamillo

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