Intervista con Francesco Branchetti, in scena il 4 e il 5 ottobre al Teatro Tor Bella Monaca di Roma con “Sunshine”, di cui firma anche la regia: “E’ una sorta di favola postmoderna”

Il 4 e il 5 ottobre sarà in scena in prima nazionale al Teatro Tor Bella Monaca di Roma lo spettacolo “Sunshine” di William Mastrosimone, con la traduzione di Marco Mattolini, e la regia di Francesco Branchetti, che è anche protagonista insieme a Nathaly Caldonazzo.

“Sunshine” è un testo trasgressivo e incredibilmente delicato al tempo stesso, una sorta di favola postmoderna. L’incontro forse tra un principe azzurro e una donna da salvare e redimere. Una città metropolitana piena di arrivi e partenze, con la sua anima malinconica e schiva, ma ricca e vivace è il luogo scelto per l’incontro tra i due. Lui è un uomo forte, integro, duro, ma dolce.

Un uomo che si aggrappa al senso che ha voluto dare alla sua vita, nel tentativo di non scivolare nel mondo di Sunshine. E lo sguardo spaurito ma sapiente della spogliarellista lo scruta con un candore sempre più irresistibile. Crudeltà e tenerezza convivono in una messa in scena in cui gli spunti comici faranno da contrappunto melodico ad una partitura amara e spigolosa, piena di gemiti e sussulti di due anime in parte forse sbandate e apparentemente perdute ma che finiranno per ritrovarsi anche forse solo per attimo o forse chissà accadrà molto di più. La regìa tenterà di restituire al testo la straordinaria capacità di indagare l’animo umano e raccontare i sentimenti con una leggerezza di tocco unita ad una struggente e profonda emozione ed umanità.

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Francesco, debutterà in prima nazionale al Teatro Tor Bella Monaca di Roma con lo spettacolo “Sunshine” da lei diretto e interpretato insieme a Nathaly Caldonazzo. Cosa l’ha convinta a portare in scena questo testo?

“E’ un testo molto bello di William Mastrosimone con la traduzione di Marco Mattolini, che mi ha fatto leggere Nathaly Caldonazzo più di due anni fa e mi ha affascinato sia da un punto di vista di scrittura che da attore, così ho deciso di metterlo in scena”.

Portagonisti della storia sono una spogliarellista e un paramedico, due solitudini che si incontrano…

“E’ una storia che racconta, come una sorta di favola postmoderna, l’incontro tra una spogliarellista di peep-show, luoghi che ancora esistono in alcuni paesi del mondo dove gli uomini inserendo delle monetine assistono allo spogliarello di una donna dietro ad un vetro, e un paramedico. Sono molto diversi tra loro, lei è eccentrica, sopra le righe, in fuga da un marito che la picchia, mentre lui vive in modo ordinato e ordinario ma scopriamo che ha avuto una vita sentimentale profondamente infelice. E’ l’incontro di due anime opposte che arrivano a toccarsi. I loro linguaggi sono differenti e nessuno dei due conosce il mondo dell’altro. E’ la genesi di un amore, di un sentimento di tenerezza. E’ un testo anche molto attuale in un momento di solitudine profonda come quello che sta vivendo la società contemporanea. Al centro c’è il rapporto tra uomini e donne come in ogni mio spettacolo e un’atmosfera molto malinconica, piovigginosa, infatti si sente il rumore di questa pioggia incessante. Erano parecchi anni che non leggevo un testo così ben scritto”.

In effetti oggi nonostante l’iperconnessione attraverso la tecnologia le persone sono più sole rispetto al passato, quindi è importante sottolineare, come fa questa storia, che sono invece preziosi la condivisione e il confronto con gli altri…

“Siamo totalmente isolati in questa apparente connessione perpetua. Il nostro mondo moderno fatto di social è molto falsato rispetto alla realtà tanto che siamo impreparati ad affrontare l’incontro reale, fisico, inteso come vicinanza, emozioni ed empatia con l’altro. E’ uno spettacolo profondamente umano, che ci fa riscoprire tante note dell’umanità che possono uscire dalla relazione tra un uomo e una donna”.

Come avete lavorato all’allestimento scenografico dello spettacolo?

“La scenografia è molto complessa perchè alterna più ambienti, partiamo dal peep show per andare all’appartamento di lui e poi tornare indietro. Le scene sono di Andrea Franculli con le musiche di Pino Cangialosi che ha cercato di ricreare questi passaggi di atmosfere emotive dall’estraneità fino all’intimità e all’inizio di un cammino in comune”.

Corinne Clery e Francesco Branchetti

Oltre a “Sunshine” quali sono i prossimi progetti?

“Sarò in scena con Le relazioni pericolose, che ha debuttato nella scorsa stagione, insieme a Corinne Clery che mi affianca anche ne Il diario di Adamo ed Eva di Mark Twain”.

Nei suoi spettacoli indaga il rapporto tra uomo e donna, ma c’è una sfumatura che ancora non ha trattato e che le piacerebbe affrontare?

“La sfera dell’erotismo all’interno della coppia. L’ho trattata in parte nel Girotondo di Schnitzler e credo che lo farò nei prossimi spettacoli. Erotismo è inteso non come seduzione ma come sensualità e capacità di rimanere empatici e vivi all’interno del matrimonio, cosa che secondo me è essenziale e fondamentale. La volontà di parlare nei miei spettacoli del rapporto tra uomo e donna nasce dalla profonda convinzione che possa raccontare al meglio la società che lo include”.

di Francesca Monti

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