Intervista con il campione di canoa Manfredi Rizza: “Lo sport mi ha insegnato a pormi degli obiettivi concreti e realizzabili e a fare ciò che serve per raggiungerli”

“Per molti anni la medaglia olimpica ha rappresentato per me una vera e propria ossessione, poterla stringere tra le mani mi ha ripagato di ogni sacrificio fatto”. Manfredi Rizza ha iniziato a praticare la canoa a 9 anni, poi un lungo percorso nelle categorie giovanili lo ha portato fino ai massimi livelli prima nazionali, quindi internazionali.

Ai recenti Europei di Monaco 2022 ha vinto l’oro in coppia con Andrea Di Liberto nel K2 200, riconfermandosi campione d’Europa, ma il culmine a livello sportivo lo ha raggiunto ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020 dove ha conquistato un meraviglioso argento nella sprint del K1 200.

In questa intervista Manfredi Rizza ci ha parlato delle emozioni vissute nell’ultimo anno, degli insegnamenti che gli ha trasmesso lo sport, ma anche dei prossimi obiettivi e del sogno di centrare l’oro a cinque cerchi a Parigi 2024.

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credit foto Federcanoa

Ai recenti Europei di Monaco 2022 ha vinto l’oro in coppia con Andrea Di Liberto nel K2 200, riconfermandosi campione d’Europa. Ci racconta l’emozione che ha vissuto quel giorno?

“È stato veramente bellissimo poter salire sul gradino più alto del podio e sentire l’inno. Devo dire che ero molto emozionato perché riuscire a riconfermarsi non è facile ed ero molto teso prima della gara, avevo paura di sbagliare e sapevo che il livello era altissimo. Per fortuna però è andato tutto bene”.

Un anno fa invece è arrivato un magnifico argento nel K1 200 ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020. Cosa ha rappresentato per lei vincere quella medaglia tanto inseguita?

“Per molti anni la medaglia olimpica ha rappresentato per me una vera e propria ossessione, poterla stringere tra le mani mi ha ripagato di ogni sacrificio fatto lungo la strada. Ripensare da dove sono partito e dove sono arrivato mi fa capire quanto sia cresciuto sia come atleta che come uomo”.

Ha iniziato a praticare la canoa a nove anni, com’è nata la passione per questo sport?

“Direi che la passione è nata a poco a poco, all’inizio fare canoa era una vera e propria seccatura, se non fosse stato per i miei amici e compagni di allenamento avrei smesso molto presto. Poi vincere le prime gare, il legame che avevo con i compagni di squadra ma soprattutto la possibilità di mettermi alla prova ogni giorno e vedere fin dove la mia mente e il mio corpo mi permettevano di spingermi hanno reso la canoa una vera e propria necessità per me”.

Quante ore di allenamento ci sono dietro ad ogni gara?

“Tantissime, l’allenamento scandisce le giornate ed è qualcosa di molto più pervasivo della semplice sessione di barca o palestra. Va oltre, diventa un pensiero costante, è la ragione per cui compi qualunque azione. La cosa più bella per me è questo: dare il 100% per migliorare sé stessi e raggiungere i propri obiettivi”.

Tecnica, concentrazione, coordinazione: qual è l’aspetto più importante nella canoa?

“Direi che dipende molto dal singolo atleta, in ogni caso serve una buona dose di ognuno di questi aspetti. Per me però la tecnica ha rappresentato una parte importantissima della preparazione perché sono sempre stato molto scarso tecnicamente, era il mio ‘tallone d’Achille’, ma alla fine, dopo anni a lavorarci su, è diventato il mio punto di forza”.

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credit foto Tusino

Si è laureato in ingegneria dei materiali, quanto è stato complicato gestire studio e sport contemporaneamente?

“Direi che è stata la cosa più difficile, purtroppo in Italia non c’è un aiuto concreto da parte di alcuno e quindi si deve fare tutto da soli. Fortunatamente gli argomenti che studiavo erano per me molto interessanti e non mi pesava stare sui libri. Inoltre studiare era un’ottima distrazione, ma non è stato facile perché frequentare le lezioni mi obbligava ad orari folli e a dormire pochissime ore”.

Qual è l’insegnamento più importante che le ha trasmesso lo sport e la canoa in particolare?

“Direi che nella mia carriera ho imparato due cose: la prima, che è importante avere delle mete perché senza di queste si è un po’ preda degli eventi e non si ha veramente il controllo della propria vita. La seconda è che una volta che si hanno degli obiettivi concreti e realizzabili per raggiungerli si deve essere disposti a fare ciò che serve, anche se spesso questo costa moltissima fatica, ma ciò che si ottiene in cambio è una maturazione e una crescita che ti resta dentro per sempre”.

Quando non è impegnato con gare e allenamenti quali sono i suoi passatempi preferiti?

“A me piace tantissimo fare cose e impegnare ogni minuto libero che ho. Il mio passatempo preferito è pescare, per questo ci vado ogni volta che posso. Quando invece sono costretto a rimanere in casa leggo manga, disegno o studio programmazione”.

Quali sono i suoi prossimi obiettivi?

“Il mio prossimo obiettivo è la qualifica per i Giochi Olimpici di Parigi 2024. Sarà dura perché mi dovrò cimentare in una nuova distanza e in un nuovo equipaggio ossia il K4 500m, questo per via di nuovi regolamenti del CIO”.

Un sogno nel cassetto…

“I sogni sono per chi dorme! (sorride). Se proprio ne devo dire uno, mi piacerebbe riuscire a fare quello che non ho fatto ai Giochi di Tokyo 2020, ossia vincere un oro olimpico”.

di Francesca Monti

credit foto copertina Tusino

Grazie a Mario Mereghetti – DMTC S.r.l.

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