“Lavorare con attori tedeschi e francesi mi ha permesso di avvicinarmi ad un nuovo modo di recitare e avere un approccio differente nei confronti dei personaggi”. Vincenzo Ferrera è tra i protagonisti della serie “Sopravvissuti”, la nuova grande coproduzione internazionale, in onda su Rai 1 il lunedì sera, diretta da Carmine Elia.
In questo mistery-drama il versatile e affascinante attore, che nella sua carriera ha preso parte a film, fiction e spettacoli teatrali di successo, interpreta Tano Russo, un operaio del cantiere navale, un uomo profondamente religioso che ha subito una terribile tragedia: la morte del figlio Simone. Quando si imbarca sull’Arianna lo fa per cercare di voltare pagina. Tornato a Genova, scopre che sua moglie Paola (Raffaella Rea) ha avuto un altro bambino da lui. Tano dovrà cercare di lasciare andare il passato e ricominciare una nuova vita con la sua famiglia.
In questa piacevole chiacchierata Vincenzo Ferrera ci ha parlato del suo personaggio, della serie “Sopravvissuti”, ma anche di “Mare Fuori” e del desiderio di interpretare un “cattivo”.

credit foto ufficio stampa Rai
Vincenzo, nella serie “Sopravvissuti” interpreta Tano Russo. Può presentarci il suo personaggio?
“Tano è un operaio che decide di salire sull’Arianna per un rilancio di vita, infatti lui e sua moglie Paola hanno subìto una perdita irreparabile, la scomparsa del loro unico figlio Simone. Lei è disperata e non riesce a riprendersi. Tano vede invece questo viaggio da Genova alle Isole Canarie come una possibilità per cambiare e ricominciare da capo. Sull’Arianna succederanno degli eventi talmente incredibili a causa dei quali si avvicinerà alla fede. Una volta tornato a casa da sopravvissuto troverà una sorpresa da affrontare insieme alla moglie, con tutto il carico che si è portato dietro quell’anno. Il telespettatore che ha visto la prima puntata potrebbe pensare che sia impazzito, ma poi si capirà cos’è realmente successo”.
Infatti nella prima puntata abbiamo visto che al suo ritorno Tano scopre di avere un altro figlio, Filippo, nato durante la sua assenza…
“Esattamente. Tano però non si cura nemmeno di questo bambino che la moglie ha scoperto di aspettare e che ha avuto mentre lui era sull’Arianna, poiché la sua principale preoccupazione è impedire a Paola di vendere la loro casa”.
Come ha lavorato per entrare in questo personaggio che deve affrontare un dolore così lacerante?
“Per preparare Tano ho pensato alla mia vita, essendo padre e avendo un figlio di 14 anni, e all’eventualità, che spero non accada mai, che lui possa non esserci più. Ho cercato di scavare in profondità e di aprirmi ad un’emozione del genere per riuscire a restituire al personaggio quei sentimenti così forti e drammatici”.

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I protagonisti di “Sopravvissuti” rappresentano una grande varietà umana e questo fa sì che il pubblico possa in qualche modo ritrovarsi in essi…
“Assolutamente sì, c’è una grande varietà umana. I personaggi si ritrovano su questa barca, ognuno con il proprio carico personale, con i propri propositi di rilancio. Incredibilmente sembra che vada tutto storto e quando tornano a casa dopo un anno devono affrontare i problemi e gli ostacoli a cui forse avrebbero dovuto far fronte prima. La tragedia li porta a risolvere delle cose o a farle deflagrare”.
Quando ha letto la sceneggiatura cosa l’ha colpita di questa serie?
“Il fatto che fosse una produzione internazionale. Lavorare con attori tedeschi e francesi che in maniera clamorosa studiavano l’italiano ha permesso di rapportarmi con un modo di recitare e con un approccio ai personaggi differenti. Siamo diventati molto amici e ci siamo ritrovati in un’esperienza che ci ha uniti veramente”.

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Cosa aggiunge al suo percorso umano e artistico il personaggio di Tano?
“Umanamente mi ha permesso di scavare a fondo dentro un dolore così lancinante. Avendo io stesso un figlio non potevo rimanere indifferente, mi ha lasciato un segno profondo. Infatti a volte tornavo a casa pensieroso e di cattivo umore riflettendo su come potrei farmi forza se accadesse a me. Artisticamente ha aggiunto tantissimo al mio percorso perchè non capita spesso di prendere parte ad una produzione simile, recitando su una barca gigantesca e fingendo che ci sia il mare, con attori provenienti da diverse parti del mondo”.
Sul set ha ritrovato Carmine Elia con cui ha lavorato anche in un’altra serie di successo, “Mare Fuori”…
“Carmine non è un regista facile, è energico, severo, all’inizio può essere traumatico perchè sa quello che vuole. Se poi inizia a fidarsi di te come attore c’è uno switch e diventa come un fratello e basta uno sguardo per capirsi. Quindi dopo l’esperienza in “Mare Fuori” è stato facile lavorare di nuovo insieme”.

Nella foto Vincenzo Ferrera e Valentina Romani in “Mare Fuori”
A proposito di “Mare Fuori”, lei interpreta Beppe Romano, una figura di riferimento per i ragazzi dell’istituto di pena minorile di Napoli…
“Beppe è diventato non dico un’icona ma un personaggio molto amato e svolge un ruolo fondamentale nella serie, infatti è un educatore. Quando ho iniziato a girare la prima stagione di “Mare Fuori” ho conosciuto dei ragazzi piccoli e con poca esperienza recitativa e ora li ritrovo attori fatti e compiuti, ma il rapporto è rimasto uguale. Loro non mi chiamano Vincenzo ma Beppe anche nella vita di tutti i giorni e mi chiedono dei consigli, come accade nella serie”.
“Mare Fuori”, a differenza di altre serie che raccontano tematiche legate alla criminalità, porta attraverso i suoi protagonisti anche una luce di speranza…
“E’ vero. Mentre serie bellissime come ad esempio Gomorra sono incentrate sul nero della criminalità, in Mare Fuori abbiamo comunque una speranza in un futuro migliore, in una rinascita. Molti di questi ragazzi purtroppo non ce la faranno a cambiare vita perchè l’ambiente in cui vivono e la cultura sono di un certo tipo, ma se si riesce a salvarne anche soltanto uno è una vittoria grandissima. Quando si narra in modo veritiero il disagio giovanile i ragazzi si ritrovano nei personaggi e gli adulti si pongono delle domande”.

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In quali progetti sarà prossimamente impegnato?
“Ci sono vari progetti che si devono ancora concretizzare e sono in attesa di risposte, anche per il teatro. Quello che posso dire è che a gennaio andrà in onda la terza stagione di “Mare Fuori” su Rai 2″.
Tra i vari personaggi che ha interpretato c’è anche Eduardo nella soap “Un Posto al sole”, che ricordi conserva?
“E’ stata un’esperienza molto bella. Avevo già preso parte ad un’altra soap, “Agrodolce”, girata in Sicilia, ma è stata un’importante palestra. “Un Posto al sole” è un’oasi di pace, dove ho trovato tanti amici, bravissimi attori e registi, persone che mi hanno coccolato”.
C’è un ruolo in particolare che vorrebbe interpretare?
“Un cattivo ma non me lo fanno fare, forse perchè ho una faccia rassicurante, da buono (sorride). Invece vorrei far capire che anche le persone con queste caratteristiche possono nascondere dei tremendi segreti”.
Cosa vorrebbe arrivasse al pubblico che guarda la serie “Sopravvissuti”?
“Vorrei che arrivassero l’impegno e la dimostrazione che l’Italia e gli attori italiani possono tranquillamente non avere timore dei prodotti stranieri, sia a livello qualitativo che recitativo”.
di Francesca Monti
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Grazie ad Elisa Frabotta e Leonardo Diberti
