Video intervista con Emilio Solfrizzi, Lisa Galantini, Sergio Basile e Rosario Coppolino, in scena al Teatro Manzoni di Milano con “Il Malato immaginario”

Emilio Solfrizzi è il protagonista dello spettacolo “Il Malato immaginario”, in scena dall’8 al 20 novembre al Teatro Manzoni di Milano, con la regia di Guglielmo Ferro.

Ad affiancare l’attore sul palco troviamo Lisa Galantini, Antonella Piccolo, Sergio Basile, che ha debuttato nel 1984 al Manzoni con “Macbeth” insieme a Gassmann, Viviana Altieri, Cristiano Dessì, Pietro Casella, Cecilia D’Amico, Rosario Coppolino.

Il teatro come finzione, come strumento per dissimulare la realtà, fa il paio con l’idea di Argante di servirsi della malattia per non affrontare “i dardi dell’atroce fortuna”.

Il malato immaginario ha più paura di vivere che di morire, e il suo rifugiarsi nella malattia non è nient’altro che una fuga dai problemi, dalle prove che un’esistenza ti mette davanti.

“La tradizione, commettendo forse una forzatura, ha accomunato la malattia con la vecchiaia, identificando di conseguenza il ruolo del malato con un attore anziano o addirittura vecchio, ma Moliere lo scrive per se stesso quindi per un uomo sui 50 anni, proprio per queste ragioni un grande attore dell’età di Emilio Solfrizzi potrà restituire al testo un aspetto importantissimo e certe volte dimenticato. Il rifiuto della propria esistenza.

La comicità di cui è intriso il capolavoro di Molière viene così esaltata dall’esplosione di vita che si fa tutt’intorno ad Argante e la sua continua fuga attraverso rimedi e cure di medici improbabili crea situazioni esilaranti”, dichiara il regista.

A margine della conferenza stampa abbiamo realizzato una video intervista con Emilio Solfrizzi (Argante), Lisa Galantini (Tonina), Sergio Basile (Dottor Purgone e Dottor Diaforetico) e Rosario Coppolino (Beraldo).

Emilio, è il protagonista de “Il malato immaginario” nel ruolo di Argante, un uomo che si rifugia nella malattia per fuggire dai problemi, perché ha quasi più paura di vivere che di morire. Cosa può raccontarci a riguardo?

“E’ un ruolo straordinario, uno di quelli per cui un attore si prepara tutta la vita e cerca di essere pronto per affrontarlo, perché essendo stato scritto da Molière, una delle più grandi penne di tutti i tempi, contiene sia la tragedia che la comicità che coincidono in esso. E’ un personaggio meraviglioso che probabilmente conosciamo tutti quanti, visto che la pandemia ha creato tanti Arganti che non escono più, non vanno a teatro o al cinema e non vogliono incontrare gli altri. E’ un uomo pervaso da questo terrore di vivere ancor più che di morire ed è straordinariamente attuale. Siamo felici di venirlo a raccontare al Manzoni”.

In effetti la pandemia ha creato una paura sociale, del “diverso”, del contatto con l’altro…

Emilio Solfrizzi: “La paura che crea una pandemia non è purtroppo soltanto quella della malattia, ma anche quella sociale che è più spaventosa e difficile da debellare”.

IL MALATO IMMAGINARIO - Emilio Solfrizzi e la compagnia

Cosa vi affascina di più di quest’opera scritta da Molière ispirandosi a se stesso?

Sergio Basile: “Il Malato Immaginario è un classico e i classici riescono a parlare ai posteri. Mentre alcuni testi vengono scritti per l’oggi e si esauriscono, quest’opera è una fonte inesauribile di riflessione ed è bello interpretarla”.

Lisa Galantini: “Sono felice di fare questo testo in cui vesto i panni Tonina e quando si pensa a Molière che scriveva i ruoli femminili pensando a sua moglie Armande Béjart, per un’attrice i personaggi più belli sono le serve e mi sto specializzando in quanto è la seconda volta che faccio la serva di Emilio e mi dà grandi soddisfazioni (sorride). Nella scorsa stagione lo bastonavo con una baguette, ora lo tratto ancora peggio ed è un bellissimo gioco. C’è il momento anche della trasformazione di Tonina per cui da attrice puoi giocare a fare quel personaggio che finge di essere un altro. Ogni sera mi diverto tantissimo in scena con i miei colleghi”.

Rosario Coppolino: “E’ una grande compagnia ben amalgamata e solidale dal punto di vista umano oltre che essere formata da ottimi attori, che interpretano il loro ruolo con grande divertimento trasmettendolo al pubblico”.

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Argante si rifugiava nella malattia per allontanarsi dai problemi della vita. Quanto per un attore che indossa maschere diverse in scena, sul piccolo o grande schermo, entrare nei vari personaggi può costituire per qualche ora una fuga dalla realtà?  

Emilio Solfrizzi: “Di sicuro il lavoro di attore ha una parte terapeutica e in qualche modo sana dei lati del tuo carattere, ti consola, ti permette di fare viaggi nell’anima di altri personaggi e cose sul palco che non potresti fare nella vita perché ti prenderebbero per matto. E’ un mestiere meraviglioso e l’abbiamo scelto proprio per questo”.

di Francesca Monti

Grazie a Manola Sansalone

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