“Sei pezzi facili”, sei tra le opere teatrali più famose di Mattia Torre, con la regia televisiva del Premio Oscar Paolo Sorrentino, dal 19 novembre su Rai 3

Da “Migliore” a “Gola”, passando per “Perfetta”, “Qui e ora”, “465” e “In mezzo al mare”: dal 19 novembre, e per cinque sabati consecutivi alle 22 su Rai 3, Rai Cultura propone “Sei pezzi facili”, sei tra le opere teatrali più famose di Mattia Torre, con la regia televisiva del Premio Oscar Paolo Sorrentino.

Tutti gli attori, scelti da Mattia Torre per interpretare i suoi indimenticabili personaggi, sono tornati in scena per questo allestimento: Valerio Mastandrea in “Migliore” che apre la serie, Geppi Cucciari in “Perfetta” (26 novembre), Valerio Aprea e Paolo Calabresi in “Qui e Ora” (il 3 dicembre), Giordano Agrusta, Massimo De Lorenzo, Cristina Pellegrino, Carlo De Ruggieri in “456” (il 10 dicembre), e ancora Valerio Aprea in “In mezzo al mare” e “Gola” (il 17 dicembre).
“Sei pezzi facili” è una produzione Fremantle Italia in collaborazione con The Apartment per Rai Cultura.

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Silvia Calandrelli, direttrice di Rai Cultura, ha aperto la conferenza stampa con queste parole: “Non sempre è facile rendere fruibile la complessità del linguaggio del teatro attraverso la tv. Restituire al pubblico Mattia Torre è un dono. E’ un classico della contemporaneità, ha scritto cose meravigliose, purtroppo non c’è più e credo sia importante che il servizio pubblico renda disponibili le sue opere. Mattia aveva scritto questi pezzi con sensibilità e cura lavorando sulle caratteristiche degli attori che ha scelto e sono grata a Paolo Sorrentino che è tornato in Rai con questo lavoro straordinario. Sono spettacoli che raccontano le virtù e i vizi di tutti noi”.

Il regista Paolo Sorrentino ha spiegato come si è approcciato alle opere di Mattia Torre: “Il progetto è nato da un “complotto” tra Daniela e Francesca che è arrivata a casa e mi ha proposto di fare uno degli spettacolo e poi li abbiamo fatti tutti. Inizialmente erano cinque, poi abbiamo aggiunto Gola. Questo lavoro è il tentativo di valorizzare e amplificare la cassa di risonanza sul teatro di Mattia Torre. Ho fatto una regia con minimi appigli cinematografici, c’è una vaga ibridazione del teatro con il cinema, non mi sono limitato a fare una rappresentazione piatta del teatro ma ho cercato di movimentarla rispettando quello che aveva in testa Mattia, che raccogliendo delle frasi dei suoi attori aveva delle idee precise sugli spettacoli. Il teatro di Torre è totalmente compiuto e non aveva bisogno di interventi”.

Quindi la parola è passata agli attori protagonisti degli spettacoli, a cominciare da Valerio Mastandrea, in scena con “Migliore”: “E’ stato un viaggio sentimentale, ognuno si è fatto il suo, ci ha messo dentro quello che sentiva e provava. Io che verso il teatro ho una specie di amore e repulsione al contempo e Mattia è quello che me l’ha fatto venire, non facevo questo spettacolo da cinque anni ed è la prima volta senza di lui. L’idea di confrontarci con un linguaggio diverso ha generato angoscia all’inizio, ma voglio ringraziare Paolo perchè ha portato la sua emozione vicino e non sopra alla nostra”.

Valerio Aprea recita in tre spettacoli: “Questa idea è partita da Francesca che con tenacia incredibile ha voluto che si realizzasse il progetto affinchè la gente potesse vedere gli spettacoli in tv. Io recito in due monologhi e in un’opera a due con Paolo Calabresi. Nel farli ho provato la più grande emozione della mia vita professionale ma anche umana perchè tutto questo è il coronamento di un lavoro nato con questi testi quasi venti anni fa e iniziato in sordina nella cantine e nei piccoli teatri, chiamando una per una le persone e invitandole a venire a vederci. Mattia sarebbe impazzito vedendo l’assetto e l’approccio produttivo e cinematografico messi in questo progetto con 80 persone al nostro servizio, tutte meravigliose. Abbiamo percepito intorno a noi un unico intento religiosamente portato avanti che ci ha dato un apporto fondamentale nel fare teatro, arricchito dal cinema che si metteva al servizio della televisione”.

Paolo Calabresi recita in “Qui e ora”: “Sono entrato a far parte di questo spettacolo dopo che per qualche anno è stato fatto a teatro da Valerio Aprea e Valerio Mastandrea. Quel famoso teatro in tv in realtà aveva bisogno per essere fruibile che la grande macchina cinematografica entrasse dentro quel mondo insieme agli attori ed è ciò che ha fatto Paolo Sorrentino”.

Geppi Cucciari è protagonista del monologo “Perfetta”: “Dà voce e vita a una donna che non sono io ma che mi somiglia perchè Mattia sapeva quali parole regalare e a chi. Il mondo ha perso un grandissimo autore drammaturgo e noi abbiamo perso un amico che ha creduto nelle nostre potenzialità. Grazie a Paolo questo lavoro può ambire a quello che Mattia meritava, l’immortalità, ed entrare a casa degli altri. Ogni volta che succede qualcosa penso come Torre avrebbe trattato quell’argomento e cosa avrebbe scritto. In questi pezzi facili c’è molto della vita attuale che rimane per sempre”.

Giordano Agrusta, Massimo De Lorenzo, Cristina Pellegrino, Carlo De Ruggieri interpretano i personaggi di “456”: “L’ospite è un impiegato dell’ufficio tecnico del comune a cui questa famiglia deve chiedere qualcosa di importante e per ottenere questo favore organizzano una cena pantagruelica. In realtà è un ospite simbolico”, ha spiegato Massimo De Lorenzo.

“Io interpreto l’ospite atteso dal 2017. Ho sostituito il grande Franco Ravera che fu il primo ad ottenere il ruolo”, ha aggiunto Giordano Agrusta.

“E’ una famiglia modello (sorride), formata da padre, madre, figlio che si odiano profondamente e ognuno cerca di incastrare velleità e desideri dell’altro. Hanno paura del mondo esterno e tutto è raccontato con un linguaggio che Mattia ha inventato senza pianificarlo”, ha detto Carlo De Ruggieri.

“E’ una famiglia esemplare anche se racconta alcuni aspetti in maniera grottesca e iperbolica. I sentimenti però sono gli stessi presenti nella famiglia italiana, perché scorrono fiumi di non detti, di rancori, di comunicazioni che vanno su più livelli. Sono personaggi portatori di un carico emotivo e di rabbia molto forti”, ha chiosato Cristina Pellegrino.

Infine Francesca Rocca, moglie di Mattia Torre ed ideatrice di questo bellissimo progetto ha concluso: “Ho avuto il privilegio di essere testimone di 15 anni di vita di Mattia e l’ho visto lavorare. Nasce con il teatro, è uno scrittore prima di tutto e i suoi spettacoli sono di parola e voleva che ognuna venisse detta nel modo in cui l’aveva scritta con la consequenzialità che c’era nel suo testo e dirigeva i suoi spettacoli come una prosecuzione della scrittura. Ho avuto l’intuizione e il privilegio di volere una persona come Paolo Sorrentino. Quando abbiamo fatto una celebrazione all’Ambra l’apertura è stata di Lorenzo Mieli con cui c’era una fratellanza e una comunione di intenti, poi Paolo ha letto un pezzo che ha scritto per Mattia e ascoltandolo ho capito che aveva fotografato quello che era pur conoscendolo da poco, mantenendo una distanza rispettosa e goliardica e raccontando chi fosse. Ed era quello che amo di mio marito. Quando ho dovuto pensare a come riportare Mattia a un pubblico più vasto possibile mi è subito venuto in mente Sorrentino. Il fatto che il progetto sposi il teatro che è la casa di mio marito, la tv che gli ha dato popolarità e il cinema attraverso Paolo credo sia il più bel regalo per i 50 anni di Mattia, che so che in qualche modo è qui, aleggia ed è felice. Il teatro di Mattia non è noioso e alla base aveva studi sociologici che si sentono nella lente con cui analizza antropologicamente la realtà che ha desunto. “La comicità serve a portare a bordo tutti per poi farli stare male”, diceva sempre”.

di Francesca Monti

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