Su RaiPlay “Non è mai troppo tardi”, ricordando il Maestro Manzi

Il 4 dicembre del 1997 moriva a Pitigliano Alberto Manzi, il “Maestro” per eccellenza della tv italiana e della didattica sul piccolo schermo.

Per ricordarlo a venticinque anni dalla scomparsa, Rai Teche propone su RaiPlay, da venerdì 2 dicembre, una selezione di puntate della sua indimenticabile trasmissione “Non è mai troppo tardi” (www.raiplay.it/programmi/nonemaitroppotardi), emblema della missione educativa della televisione, mentre domenica 4 dicembre alle 12 su Rai Storia viene riproposta la lezione introduttiva al quinto anno di “Non è mai troppo tardi. Corso di istruzione popolare per adulti analfabeti” – organizzato dalla struttura Rai di Telescuola in collaborazione con il Ministero della Pubblica Istruzione – condotta dal maestro Alberto Manzi e trasmessa il 9 novembre 1964.
L’antologia curata da Rai Teche, in particolare, raccoglie una selezione di puntate da ciascuna edizione, con l’intento di restituire la varietà, la completezza e la profondità delle lezioni del Maestro. Nella sua aula televisiva si incontravano celebrità quali Gino Bartali e Aldo Fabrizi, lettere dell’alfabeto e operazioni matematiche, pianeti del sistema solare e città italiane. Si incontravano alunni che partecipano di persona ad alcune lezioni, facendo commuovere persino Manzi nel vedere un suo anziano allievo scrivere per la prima volta il proprio nome alla lavagna. Si incontravano riflessioni sul presente di allora e di adesso, pensieri poetici, filosofici, teologici, esistenziali: Servizio Pubblico, votato alla diffusione della cultura e dell’istruzione. 
Il “Corso di istruzione popolare per adulti analfabeti” fu istituito nel 1960 dalla Rai in collaborazione con il ministero della Pubblica Istruzione per puntare all’alfabetizzazione di massa e permettere di conseguire la licenza elementare. Solo nel primo anno, 35 mila italiani ottennero il diploma grazie ai corsi televisivi. Grande divulgatore e disegnatore, il Maestro Manzi nel “primo corso” insegnava con pazienza, creatività e passione a leggere e a scrivere, mentre nel “secondo corso” affrontava le materie oggetto d’esame, integrando gli argomenti ministeriali con tematiche di attualità, e contribuendo alla diffusione dell’italiano standard accanto ai dialetti parlati nella penisola. Nelle sue lezioni non mancava l’innovazione tecnologica – la prima lavagna luminosa in tv, il robot con cui si fanno giochi di “caccia all’errore” – e persino gli oggetti più comuni acquistavano nuovi significati: anche un semplice carboncino nelle mani del Maestro Manzi diventava una bacchetta magica da cui scaturivano in pochi e decisi tratti luoghi, immagini e parole in forma di disegno. 

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