Un Posto al Sole, il produttore creativo di Fremantle Fabio Sabbioni: “E’ un tipo di prodotto da evasione che il pubblico guarda quando vuole rilassarsi e non pensare ai problemi della vita”

La prima puntata di “Un Posto al sole”, il daily drama Rai divenuto un vero e proprio fenomeno di costume, è andata in onda il 21 ottobre del 1996. Da allora sono trascorsi ventisei anni e siamo arrivati a oltre 6.000 episodi, ma l’affetto da parte del pubblico che segue ogni sera su Rai 3 la soap è rimasto immutato, anzi è cresciuto nel tempo.

Merito di un grande lavoro di squadra, di storie appassionanti, di un cast eccellente, e di tante tematiche affrontate, dalla criminalità organizzata alla violenza sulle donne, dal bullismo all’adozione, dall’ecologia alla difesa dei diritti degli animali, a conferma della capacità di offrire allo spettatore uno spaccato della società realistico e in continua evoluzione.

Nel corso di questi anni abbiamo realizzato diverse interviste con gli attori e le attrici protagonisti di “Un Posto al sole”, questa volta abbiamo voluto capire meglio che tipo di lavoro c’è dietro alla serie, a livello creativo e di produzione, parlandone con il produttore creativo di Fremantle Fabio Sabbioni.

Quante persone lavorano a “Un Posto al sole” e come viene realizzata una puntata?

“Il numero di persone che ci lavorano è determinato dal fatto che tutti i giorni dobbiamo andare in onda. In una giornata mentre una troupe gira in esterno, l’altra fa le riprese in interno, un’altra ancora si occupa del montaggio e un altro regista della preparazione, della lettura dei copioni, dei dialoghi. Abbiamo otto registi che si alternano a rotazione. Per quanto riguarda la produzione è composta da ottanta persone per Fremantle e centoventi per la Rai, poi ci sono gli autori, gli sceneggiatori e il cast. Fremantle è la parte creativa e la Rai è quella esecutiva che provvede alle riprese, alla fotografia, all’audio, al missaggio, alla post produzione e alla messa in onda. Personalmente mi occupo della prima messa in scena, della scrittura insieme agli autori e seguo il prodotto fino al montaggio”.

In base a quali criteri viene deciso se un personaggio funziona all’interno della soap o va sostituito?

“Vengono fatte delle indagini di mercato un paio di volte all’anno. Una particolarità di questo prodotto è che c’è un work in progress, nel senso che quando arriva un personaggio nuovo vediamo se funziona, sia come attore sia come chimica con gli altri protagonisti, e da lì capiamo se continuare a scrivere le storie che lo riguardano o farlo uscire. In base alla resa si cambiano al volo le cose che non vanno”.

Quale pensa sia il segreto del successo di “Un Posto al sole”?

“Siamo stati la prima soap interamente italiana ad andare in onda in tv, poi sono arrivate Vivere e Centovetrine. Oggi Un Posto al sole e Il paradiso delle signore sono le uniche due lunghe serialità in Italia. Seguire una soap non è la stessa cosa che vedere una serie sulle piattaforme. E’ invece una specie di appuntamento quotidiano per lo spettatore, che aspetta di scoprire cosa sta succedendo a Palazzo Palladini, con i personaggi che diventano quasi dei parenti, degli amici. Inoltre le puntate di “Un Posto al sole” sono contemporanee alla quotidianità, se è Natale lo si festeggia anche nella serie. Ci sono storie drammatiche e di tensione ma è un tipo di prodotto da evasione che il pubblico guarda quando vuole rilassarsi e non pensare ai problemi della vita. E’ quindi importante stare al passo con i tempi e con i cambiamenti della società”.

di Francesca Monti

credit foto Giuseppe D’Anna

Grazie a Stefania Lupi

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