“E’ un personaggio particolarmente carismatico, affascinante, sfaccettato e nel modo di gestire i rapporti all’interno delle alte sfere legate all’organizzazione mondiale del calcio gioca un ruolo da titolare”. Gaetano Bruno è tra i protagonisti della nuova serie “The Net – Gioco di Squadra”, in onda su Rai 2 in prima visione assoluta dal 20 dicembre alle ore 21.20, coprodotta da Cross Productions e Das Netz GmbH, distribuita da Beta Film, con la regia di Volfango De Biasi e Lorenzo Sportiello.
Il poliedrico attore interpreta Maurizio Corridoni, un potente e misterioso individuo, una eminenza del calcio, che sia per l’affetto che prova per il Toscana Football Club che per i suoi interessi personali, è disposto a tutto pur di conquistare il club calcistico. Per questo stringe un patto con Vincenzo (Alberto Paradossi) che in cambio di un ruolo di potere nella dirigenza della squadra, ha promesso di tradire suo padre, corrompendo alcuni giocatori per fare sì che perdano l’ultima partita. Retrocedendo, la squadra potrà essere venduta ad un prezzo stracciato e finire tra le mani di Corridoni.

Gaetano Bruno in “The Net – Gioco di squadra”
Gaetano, nella serie “The Net – Gioco di squadra” interpreta Maurizio Corridoni. Qual è la caratteristica di questo personaggio che più ha amato interpretare?
“Sono stato scelto per la serie tedesca di “The Net” e poi sono stato chiamato anche per la versione italiana che faceva parte di un progetto internazionale. Questo personaggio mi ha colpito perchè è particolarmente carismatico, affascinante, sfaccettato e nel modo di gestire i rapporti all’interno delle alte sfere legate all’organizzazione mondiale del calcio Corridoni giocava un ruolo da titolare. Nella serie tedesca ci sono dei grandi scontri tra Maurizio e Jean Leco, che sarà presente anche in quella italiana, perchè hanno idee differenti sul modo di concepire il concetto del calcio, un gioco come intrattenimento ma anche come business. Corridoni gattopardianamente vorrebbe cambiare ma alla fine rimane particolarmente legato ad un’idea di purezza del calcio che stona con tanti altri interessi che ci sono in ballo. Non è un santo, ha una propria visione di questa disciplina sportiva e farà in modo che le cose vadano nella direzione che ritiene più opportuna”.
Un uomo determinato, pronto a tutto per ottenere il proprio obiettivo ma che nasconde anche un lato umano…
“Diversamente da quello che potremmo pensare essendo un uomo facoltoso, abituato a condurre uno stile di vita altisonante, Corridoni ha anche una sorta di folgorazione spirituale nel momento in cui si imbatte in un convento di francescani capitanati da Frate Mario, interpretato da Massimo Wertmuller, che sarà decisivo per iniziare a vivere in modo diverso”.
Qual è il suo rapporto con il calcio?
“I primi tiri al pallone sono stati all’oratorio Don Bosco Ranchibile di Palermo, ero uno dei giocatori più scarsi e non è che i compagni facessero a gara per avermi in squadra (sorride). E’ un gioco che mi piace, mi appassiona, tifo Palermo ma non sono un tifoso scalmanato”.
Come si è trovato sul set lavorando con attori di varie nazionalità?
“E’ stata un’esperienza bellissima. Il primo giorno a Berlino per la serie tedesca è stato eccitante, per la prima volta mi trovavo da solo su un set internazionale mentre in “Fargo” c’erano altri colleghi italiani. Sono stato accolto benissimo da tutti. Dovevo interpretare una scena complessa tenendo un discorso davanti a sessanta persone, ma è andata bene e ho ritrovato lo stesso clima che si respira quando hai a che fare con grandi professionisti”.

Gaetano Bruno e Alberto Paradossi in “The Net – Gioco di squadra”
Corridoni nella prima puntata della serie afferma “oggi, come nel Rinascimento, abbiamo bisogno di eroi”. Quali sono per lei gli eroi nella società odierna?
“Il concetto di eroe è un’eccezione rispetto alla regola. Sono persone che riescono a confrontarsi con i propri limiti, umani e spirituali, per quanto mi riguarda stanno tra cielo e terra, vanno contro il proprio destino, anche consapevoli delle conseguenze in cui potranno imbattersi se continueranno a percorrere la propria strada. L’eroe è un personaggio fuori dal coro, che ha una forza intellettuale e spirituale, a volte anche fisica, fuori dal normale. E’ un esempio e un modello a cui ispirarci. Ma credo anche che ognuno di noi nel suo piccolo, nel suo lavoro dovrebbe dare il massimo, facendo la propria parte, che sia attore, idraulico, parlamentare, deve operare in maniera corretta, leale, rispettosa. In ogni caso ci sono tantissime persone che nella storia si sono comportate da eroi, da Gesù Cristo, a Gandhi a Madre Teresa di Calcutta, Falcone e Borsellino al giudice Terranova che ho avuto il privilegio di poter raccontare in questo film di Pasquale Scimeca che ho finito di girare due settimane fa. Sono personaggi dotati di una tempra e di una volontà granitiche che vanno avanti nonostante tutto e tutti”.
Quanto è importante per lei fare squadra?
“E’ fondamentale, io vengo dal teatro, che mi ha insegnato la stupenda fatica, la difficoltà e la straordinaria gratificazione che si può avere nel momento in cui fai parte di un progetto che ti rappresenta, ma anche la necessità di appoggiarti agli altri compagni in scena per cercare di andare tutti nella stessa direzione. Mi annoiano molto gli attori che devono farsi notare, quei calciatori che devono per forza andare a segnare il gol da soli. Chiaramente ci sono delle persone che sono per natura dei battitori liberi che hanno quel talento in più per far sì che possano andare dove vogliono, ma sono casi rari, come Maradona, Pelé, Picasso, Raffaello, Caravaggio. Il gioco di squadra è fondamentale nel calcio, nel lavoro e nella vita per partecipare, dividersi i dolori e i sacrifici e anche esultare per le gioie”.
Si è diplomato alla Scuola di recitazione del Teatro Biondo Stabile di Palermo e ha poi collaborato in qualità di attore all’interno della compagnia teatrale diretta da Emma Dante. Che ricordo conserva di quegli anni?
“Ho un ricordo molto determinante, al Teatro Biondo ho iniziato a domandarmi il senso di questa possibilità di fare l’attore. Non avevo mai avuto esperienze teatrali o partecipato a corsi, ed ero andato poche volte a teatro, quindi non sono entrato con un background o un’idea su cosa volesse dire fare questo mestiere. Ho mosso il primo passo verso questa straordinaria disciplina artistica e all’interno di questa compagnia di cui ho fatto parte a Palermo ho capito la bellezza di recitare, quanto fosse difficile dire anche solo una battuta e quanto fosse necessario il gioco di squadra e l’ascolto in scena per far sì che tutto lo spettacolo andasse verso una stessa direzione”.
Nella sua carriera ha preso parte a tanti film e serie di successo e spettacoli teatrali, ce n’è uno in particolare che le ha regalato maggiori soddisfazioni?
“Ci sono dei personaggi che sicuramente mi hanno dato di più da un punto di vista umano e artistico. Ad esempio la prima esperienza su un set internazionale con Fargo, l’esordio al cinema con Paolo Sorrentino in “Le conseguenze dell’amore” dove ho conosciuto Toni Servillo, ma anche “Baarìa” con Tornatore. Su quel set mi ha colpito molto una scena in cui ha diretto un attore, chiedendogli cose molto specifiche e particolari e gli mostrò quello che voleva dimostrando una grande bravura anche nella recitazione. Ricordo con affetto inoltre gli spettacoli con la compagnia diretta da Emma Dante, i posti in cui abbiamo lavorato, le prove infinite in questo carcere occupato in cui abbiamo mosso i primi passi, le tournée in Venezuela, in Colombia, a Mosca, in Italia, in Europa, i luoghi in cui siamo stati ospitati da amici e parenti che ci offrivano un letto. Porto nel cuore la bellezza e il privilegio di incontrare e di entrare in contatto con i miei limiti e con le mie possibilità, che questo lavoro che continuo a fare e di cui sono innamorato mi ha dato”.

Gaetano Bruno in “Doc – Nelle tue mani 2”
Cosa le ha lasciato invece il personaggio di Edoardo Valenti che ha impersonato nella serie amatissima dal pubblico “DOC – Nelle tue mani”?
“E’ una serie che ho accettato di fare con tanta gioia. Ero stato scelto per interpretare un personaggio diverso nel corso della prima stagione ma poi ero stato costretto a rifiutare perchè ero partito per l’America per girare Fargo. Mi hanno proposto un altro ruolo per la seconda stagione e sono stato felice di parteciparvi. C’era un bel clima sul set e siamo riusciti a raccontare un personaggio come Edoardo Valenti, che poteva essere spigoloso, rendendolo più umano, malgrado per vocazione e scelta fosse una persona abituata ad operare e quindi a non entrare in contatto con la sua parte emotiva”.
In quali progetti sarà prossimamente impegnato?
“Ho terminato come dicevo prima di girare il film sul giudice Terranova, sono nel cast della serie di Carmine Elia “Noi siamo leggenda” e ho iniziato questa settimana le riprese di M. Il figlio del secolo, diretta da Joe Wright Sky, incentrata sull’ascesa al potere di Benito Mussolini e tratta dal romanzo di Antonio Scurati. Sono molto contento di farne parte, i primi giorni sul set sono stati straordinari. Questo mestiere ti dà la possibilità di collaborare non soltanto con registi con cui hai instaurato un sodalizio da tempo, come può essere Carmine Elia, ma anche con personaggi eccezionali come Joe Wright che ti aprono mondi, che ti fanno riflettere su alcuni accadimenti drammaturgici e danno micro-suggerimenti per le scene ancora più potenti nel momento in cui ti chiedono cose a cui non avevi pensato quando hai iniziato a studiare le sceneggiature”.
Che esperienza è stata partecipare al progetto speciale “Così è (o mi pare)”, una riscrittura per realtà virtuale dell’opera di Luigi Pirandello, adattato e diretto da Elio Germano, e andato in scena ad Argot Studio dal 16 al 18 dicembre?
“E’ stata un’esperienza bellissima. Stavo girando la serie “Il cacciatore” per Rai 2, Elio Germano mi ha chiamato per parlarmi del progetto e ne sono stato entusiasta. Non conoscevo nulla della realtà virtuale per cui mi ha spiegato come avremmo lavorato. Elio è un collega che stimo tanto e sono stato felice di far parte di questo gruppo di attori. E’ stato un lavoro a metà strada tra cinema e teatro. Abbiamo lavorato a questo spettacolo in forma di prove teatrali e nel momento in cui lo abbiamo imbastito lo abbiamo replicato senza pubblico in una villa stupenda in Toscana a Pontassieve, in cui ci interfacciavamo con una macchina che riprendeva la stanza a 360 gradi. Questo ha fatto sì che le persone che andranno a teatro a vedere lo spettacolo indossando un visore vedranno tutti noi che abbiamo preso parte a questo lavoro, diverso da un approccio prettamente teatrale. Il teatro si nutre dell’energia e della forza del pubblico, in questo caso invece è un po’ come se recitassimo per noi stessi, per far vivere la forza di questo testo di Pirandello sera dopo sera e godere di quelle parole e di quell’ambientazione. Il luogo deputato al teatro è il teatro stesso però è stata un’esperienza molto interessante e nel tempo faremo sicuramente i conti con la possibilità, attraverso un visore ottico, di ritrovarci in qualsiasi parte del mondo o in qualsiasi dimensione, provando un’emozione ancora più forte, avendo sviluppato una tecnologia avanzata e facendo trovare lo spettatore nello stesso posto in cui hanno fatto lo spettacolo gli attori”.
Cosa si augura per il 2023?
“Spero che la guerra in Ucraina finisca. Non c’è un conflitto giusto e altri che devono fermarsi. La guerra continua a provocare tanto dolore alle persone che si ritrovano sotto le macerie e sotto le bombe ma anche a noi che guardiamo esterrefatti l’aggressione della Russia nei confronti di quel Paese. Mi auguro che ci sia più solidarietà nei confronti delle persone meno fortunate, più rispetto e tolleranza anche nei confronti di coloro che salgono su un barcone e si ritrovano in un’altra parte del mondo alla ricerca di un futuro migliore. In The net ho conosciuto Billo, un attore che mi ha raccontato la sua storia e il modo in cui è scappato dall’Africa per avere una nuova vita in Italia. E’ commovente, struggente quello che ha dovuto passare per riuscire ad approdare in un luogo che gli potesse dare quello a cui evidentemente nel suo paese non aveva accesso”.
di Francesca Monti
Grazie a Pamela Menichelli – Ni.Co Ufficio Stampa e a Tiziana Di Matteo
