“E’ il più umano di tutti, nonostante all’inizio sembri un personaggio sporco”. Alberto Paradossi è il protagonista della nuova serie “The Net – Gioco di Squadra”, in onda su Rai 2 in prima visione assoluta, a partire dal 20 dicembre alle ore 21.20, coprodotta da Cross Productions e Das Netz GmbH, distribuita da Beta Film, con la regia di Volfango De Biasi e Lorenzo Sportiello.
Il giovane e talentuoso attore veste i panni di Vincenzo Tessari, il figlio del Presidente del toscana Football Club, la seconda squadra della città di Firenze, che ha fatto la storia raggiungendo la massima divisione partendo dalle categorie più basse, ma oggi di nuovo rischia la retrocessione. E’ un imbranato irrecuperabile, ma anche un instancabile sognatore. Suo padre non crede minimamente in lui e per questo lo tiene ai margini della dirigenza della squadra. È un assiduo cocainomane e non è raro che venga fregato da gente più furba di lui.
Alberto Paradossi ha ultimato pochi giorni fa le riprese del film “Zamora” con la regia di Neri Marcorè, ha preso parte nei panni di Carlo Barresi alla serie “Guida astrologica per cuori infranti”, ai film “Hammamet” diretto da Gianni Amelio, “Supereroi” di Paolo Genovese, e “Permette? Alberto Sordi” di Luca Manfredi, dove ha interpretato Federico Fellini.

Alberto Paradossi e Sidy Diop in “The Net – Gioco di squadra”
Alberto, nella serie “The Net – Gioco di squadra” interpreta Vincenzo Tessari, figlio del Presidente del Toscana Football Club. Cosa l’ha colpita maggiormente di questo personaggio?
“Mi hanno colpito il fatto che sia una persona lasciata sola a se stessa, generosa, molto benestante, che cerca sempre di condividere qualcosa con qualcuno, ma anche la sua storia famigliare, in quanto ha un padre padrone, di cui è sempre stato succube e vittima, con il quale c’è un rapporto tremendo tanto che Vincenzo si rifugia nell’uso della cocaina. Non è una serie sulla droga ma mi è piaciuto pensarla come se lui, da giovane anche ignorante per certi versi, la usasse come mezzo per fuggire da certi momenti che lo portano alla scelta di rompere con la famiglia, non essendo però in grado psicologicamente di stare da solo. Cerca così di corrompere alcuni giocatori del Toscana Football Club affinché perdano la partita decisiva e di distruggere la società che è la cosa a cui tiene di più il padre, ma alla fine è un uomo buono e non persegue quell’intento”.
E’ talmente buono che gli altri se ne approfittano, penso a Maurizio Corridoni ma anche a Lucky, l’intermediario locale, che quando va in Africa gli vende dei giocatori con poco talento facendoli passare per campioni…
“Vincenzo è il classico pollo da spennare, non ha troppe competenze calcistiche e se le ha sono annebbiate dalla cocaina e dall’ansia. Gli altri lo vedono come un passepartout per arrivare a soldi e fama, suo malgrado. E ci saranno diversi personaggi nella serie che cercheranno di sfruttarlo per raggiungere i loro obiettivi”.
E’ una serie incentrata sul calcio ma dalla quale emerge fortemente l’umanità e la fallibilità dell’essere umano…
“Il calcio è l’apripista, lo strumento che ti porta verso le dinamiche famigliari e umane di questa classe sociale alta a cui non apparteniamo, che però conosciamo o leggiamo sui giornali. Sono famiglie dove non c’è una comunicazione chiara, ognuno mantiene il proprio ruolo come in una squadra di calcio, non si va mai a chiedere all’altro come sta. Ad un certo punto se lo domanda Vincenzo nei confronti del figlio del co-presidente cinese, perché è il più umano di tutti, nonostante all’inizio sembri un personaggio sporco. E infatti è quello che prende più sconfitte emotive rispetto agli altri perchè non ha quella malizia che lo salverebbe, ha un animo puro. Mi ha incuriosito la normalizzazione dell’uso della cocaina, è il protagonista che ne fa uso, e credo sia la prima volta che si vede tutto ciò in una serie”.

Alberto Paradossi in “The Net – Gioco di squadra”
Parafrasando il titolo della serie, quanto è importante per lei fare squadra?
“E’ fondamentale. Ho studiato al Centro sperimentale ed è una scuola dove ci sono tutti i reparti del cinema: montaggio, fotografia, produzione, costume, suono, regia. Ho capito quanto sia importante il collettivo nella riuscita del prodotto e che ognuno faccia la sua parte. Come attore ti devi denudare di alcune tue insicurezze per entrare in un personaggio e sapere che quelli che ti stanno attorno sono conoscenti, sono dalla tua parte, è un aiuto incredibile”.
Vincenzo all’inizio della serie dice “nel calcio come nella vita le cose importanti sono due: sapere quanto devi correre per inseguire un sogno, per raggiungere un obiettivo e sapere quando stare fermi”. Quanto è concorde con questa massima?
“Se detto da Vincenzo Tessari non tanto, ma visto da un’altra prospettiva sono d’accordo. Sapere come vivere il tempo nella quotidianità, nel lavoro, nella vita in generale è fondamentale ma anche difficilissimo. Bisogna imparare a capire quando il terreno è fertile per correre e lasciare qualcosa che ti possa ritornare quando sei fermo. E’ una massima che va declinata nel giusto modo”.
Come si è trovato sul set di questa serie che fa parte di un progetto molto più ampio e di carattere internazionale?
“All’inizio sentivo la responsabilità perchè è la prima volta in cui interpretavo un protagonista di serie. La mia preoccupazione era la tenuta fisica e psicofisica per dodici settimane. Ho trovato nella produzione e negli altri reparti persone con cui avevo già lavorato ed è stato come tornare a casa. Sul set si respirava una bella atmosfera ed è stato interessante a livello artistico interfacciarsi con i produttori tedeschi e capire cosa fosse comico nelle diverse culture, dato che sono tre serie differenti prodotte in Germania, Austria e Italia. Le altre due hanno un taglio diverso, mentre quella italiana ha un sapore più amaro”.

credit foto Giulia Lucarini
Qual è il suo rapporto con il calcio?
“Seguo il calcio, ho visto qualche partita dei Mondiali, tifo da quando sono piccolo. Nonostante mi stia annoiando ultimamente e abbia iniziato a guardare il tennis, resta uno degli sport più belli al mondo ma bisogna lasciargli la sua dimensione popolare”.
In quali progetti sarà prossimamente impegnato?
“Ho terminato due settimane fa le riprese dell’opera prima di Neri Marcorè, “Zamora”, che uscirà nell’autunno del 2023. Ho un ruolo da protagonista e c’entra sempre il calcio ma in modo diverso”.
Cosa le hanno lasciato le esperienze nel film “Permette? Alberto Sordi” nel ruolo di Federico Fellini e nella serie “Guida astrologica per cuori infranti”, nei panni di Carlo Barresi?
“Sono stati due inizi. “Permette? Alberto Sordi” era il mio primo ruolo rilevante essendo coprotagonista del film e sentivo la responsabilità di interpretare Fellini, ma mi ha lasciato quella sana leggerezza nel lavoro, che non vuol dire mancanza di serietà, ma capire che stavo solo recitando, non operando a cuore aperto.
“Guida astrologica per cuori infranti” mi ha regalato tanti cari amici. Lavorativamente è stata una bella prova perchè arrivavo da un anno di stop a causa della pandemia ed era la prima volta che stavo sul set per quasi quaranta giorni. E’ stato un modo per imparare veramente il mestiere”.
Cosa si augura per il 2023?
“Quest’anno si sta concludendo bene e spero che anche nel 2023 possa proseguire tutto al meglio”.
di Francesca Monti
credit foto Giulia Lucarini
Grazie ad Edoardo Maria Andrini – Andreas Mercante e a Pamela Menichelli – Ni.Co Ufficio Stampa
