E’ stato l’unico giocatore ad avere vinto tre Mondiali per Nazioni, una leggenda del calcio, che con la sua tecnica sopraffina, la sua eleganza e il suo talento, ha fatto sognare i tifosi di tante generazioni, in ogni parte del pianeta. A 82 anni si è spento Pelé, all’ospedale Albert Einstein di San Paolo, dove era ricoverato dal 29 novembre in seguito al peggioramento delle sue condizioni di salute a causa della progressione del tumore al colon. Lascia la moglie Marcia Aoki e sette figli.
“L’ispirazione e l’amore hanno segnato il cammino di O Rey Pelé, che oggi si è spento serenamente. Nel suo viaggio, Edson ha incantato il mondo con il suo genio nello sport, ha fermato una guerra, ha realizzato opere sociali in tutto il mondo e ha diffuso ciò che più credeva essere la cura per tutti i nostri problemi: l’amore. Il suo messaggio oggi diventa un’eredità per le generazioni future. Amore, amore e amore, per sempre”, ha scritto la famiglia in un post sulla pagina ufficiale Instagram del grande campione.
Edson Arantes do Nascimento, il più forte giocatore di tutti i tempi (insieme a Diego Armando Maradona), è nato a Tres Coraçoes, un piccolo paese nello stato del Minas Gerais, in Brasile, il 23 ottobre 1940.
Pelé ha esordito nel Santos a soli 15 anni vincendo nel corso di 19 stagioni 10 titoli paulisti, 6 campionati brasiliani, 2 Coppe Libertadores e 2 Coppe Intercontinentali. Il 19 novembre 1969 ha messo a segno il gol numero 1000 della sua carriera contro il Vasco da Gama su calcio di rigore allo Stadio Maracanã. Oltre alla maglia del Santos Pelè ha vestito anche quella dei New York Cosmos concludendo la sua storia calcistica nel 1975 con numeri pazzeschi: 1281 reti segnate in 1363 partite.
Con la Nazionale verdeoro O Rey ha fatto il suo debutto il 7 luglio 1957, in Copa Roca, contro l’Argentina al Maracana di Rio de Janeiro. Ai Mondiali del 1958 in Svezia si è laureato Campione del Mondo a 17 anni e 249 giorni contribuendo al successo del Brasile con una tripletta nella semifinale contro la Francia e una doppietta nella finale vinta per 5-2 contro la Svezia, con quella rete al volo dopo uno stop di petto e un sombrero. Una vera poesia. Nel 1962, Pelé ha conquistato per la seconda volta consecutiva la Coppa del Mondo giocando solo due partite a causa di un infortunio e nel 1970 ha portato la Seleçao in cima al mondo per la terza volta battendo l’Italia per 4-1 nella celebre finale di Città del Messico.
Una storia incredibile quella del leggendario giocatore di calcio che da semplice ragazzo di strada, nato in povertà e costretto ad affrontare un’infanzia difficile, ha raggiunto la gloria usando il suo stile di gioco e il suo spirito indomabile per superare ogni tipo di ostacolo ispirando un intero Paese, cambiandolo per sempre. Un campione completo, che segnava di destro, di sinistro, di testa, capace di attraversare il rettangolo di gioco con una velocità eccezionale, e di dribblare difensore come birilli. Pelé ha ispirato tanti bambini che sul cemento o nei campetti di periferia cercavano di emulare le sue gesta formidabili.
O Rey è stato anche co-protagonista nel 1981 al cinema della pellicola “Fuga per la vittoria”, al fianco di Sylvester Stallone e Michael Caine, mentre nel 2016 è apparso nel film biografico “Pelé”, scritto e diretto dai fratelli Jeff e Michael Zimbalist.
“Il calcio è musica, danza e armonia. E non c’è niente di più allegro della sfera che rimbalza”, diceva Pelé. E di gioia, allegria ed emozioni ne ha regalate tante, a tutti noi. E resteranno indelebili, per sempre.
di Francesca Monti
