Lunedì 30 gennaio la Comunità di Sant’Egidio ha ricordato tutti coloro che furono deportati dalla Stazione Centrale il 30 gennaio 1944 e nei mesi successivi con l’incontro “COLORO CHE NON HANNO MEMORIA DEL PASSATO SONO CONDANNATI A RIPETERLO”, organizzato in collaborazione con la Comunità Ebraica di Milano e il Memoriale della Shoah di Milano.
La Senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta, partita per Auschwitz dalla Stazione Centrale all’età di tredici anni, il 30 gennaio 1944, ha portato la sua testimonianza: “Questo luogo mi ricorda tante persone, tanti fatti, tante parole, gesti orribili nell’indifferenza generale perchè non abbiamo trovato il cinese che si è messo davanti al carro armato come in piazza Tienanmen, la gente veniva violata nella dignità, picchiata e infilata in questi vagoni dell’epoca che partivano per ignota destinazione. Ma mi ricorda anche cose meravigliose grazie a chi ha voluto trasformare il Memoriale della Shoah. Oltre ad essere un luogo visitato soprattutto da ragazzi, meravigliosi come quelli che hanno cantato oggi, c’è una cosa straordinaria che è la biblioteca. E’ il contrario di quello che accade in Afghanistan in cui i talebani proibiscono alle donne di studiare. Quando abbiamo una biblioteca aperta a tutti vuol dire che c’è la speranza, che nella cultura e nella lettura c’è una grande speranza, anche se purtroppo sono pessimista sul ricordo della Shoah. Quando ho cominciato a visitare la biblioteca e a sentire che tanti giovani vengono qui allora mi sono resa conto ancora di più che la salvezza sia nel libro”.
Nel corso dell’evento sono intervenuti Gherardo Colombo, già magistrato e autore, con Liliana Segre, del libro “La sola colpa di essere nati”, Rav Alfonso Arbib (Rabbino Capo di Milano), Roberto Jarach (Presidente Fondazione Memoriale della Shoah di Milano), Walker Meghnagi (Presidente Comunità Ebraica di Milano), Elisa Giunipero (Sant’Egidio).
“Al Memoriale della Shoah abbiamo ospitato 50mila studenti nell’anno scolastico in corso e stanno ancora arrivando prenotazioni. Questa è la migliore gratificazione che noi che siamo impegnati quotidianamente nel lavoro e nello sviluppo di questo luogo possiamo avere. Ma aumentano anche i visitatori non giovani e la sensibilità verso questo luogo e va dato merito alla senatrice Segre che non ha mai perso occasione per chiedere alle istituzioni di far conoscere maggiormente questo luogo”, ha dichiarato Roberto Jarach, Presidente del Memoriale della Shoah di Milano.
“Nella tradizione ebraica la memoria è parte fondamentale dell’identità. Provo a spiegarlo con la memoria della schiavitù in Egitto e l’uscita, significa ricordare quello che è successo e identificarsi con questo. Nella memoria della Shoah c’è il ricordo della tragedia immane, dei perseguitati, delle persone uccise, c’è un tentativo di identificazione in questo, fallimentare perchè nessuno che non l’ha vissuta può capire davvero ma possiamo provare a vivere almeno una parte della sofferenza altrui. E poi c’è anche la memoria dell’uscita da quella tragedia e dobbiamo ricordare che esiste un popolo ebraico vivo, oggi”, ha detto Rav Alfonso Arbib (Rabbino Capo di Milano).
“I treni partivano da Milano e il fatto che ciò accadesse è responsabilità nostra. Far vedere a tutti dov’è, cos’è e che memoria fa il Memoriale della Shoah con l’evento su Rai 1 Binario 21 è stato importante, forte. La memoria è necessaria sotto tutti i profili e mi sento sulle spalle quella responsabilità che i milanesi non si sono assunti nella stragrande maggioranza a quel tempo, o rimanendo indifferenti o partecipando a quella tragedia attivamente. E’ necessario che ci siano questi luoghi perchè si possa sperare che non si ripeta quel che è successo allora”, ha affermato Gherardo Colombo.

Particolarmente sentita e intensa la presenza di Vera Vigevani Jarach, rifugiata in Argentina nel 1939 e testimone coraggiosa delle madri di Plaza de Mayo: “Non ho una tomba su cui piangere mio nonno, deportato e ucciso ad Auschwitz, né dove andare a trovare mia figlia, uccisa a Buenos Aires con un volo della morte, dopo il sequestro e le violenze, scomparsa nel nulla. Noi vorremmo che l’Unesco riconosca la ESMA come patrimonio morale, etico dell’umanità affinchè queste tragedie non abbiano a ripetersi. Desideriamo che l’Italia come tanti altri Paesi ci appoggi in questa richiesta”.
Per affermare il rifiuto dell’indifferenza verso le tragedie attuali, c’è stata anche la testimonianza di un rifugiato dall’Afghanistan, scappato dai talebani grazie ai corridoi umanitari di Sant’Egidio, ora studente universitario a Milano: “Nel 2021 i talebani hanno occupato Kabul e tutto è cambiato per noi. Anch’io ho provato a fuggire ma senza successo, era una situazione drammatica. Non sono riuscito a scappare e a mettere la mia famiglia sull’aereo. Sono iniziate operazioni di massa per trovare chi aveva collaborato con il governo precedente e con le Ong. Il regime talebano non ha nessuna considerazione della vita umana. Abbiamo chiesto alla Comunità di Sant’Egidio di darci l’opportunità di essere evacuati il prima possibile e il 28 luglio 2022 siamo arrivati in Italia. L’Afghanistan sta vivendo condizioni dure sotto il regime dei talebani, non c’è sicurezza per la gente comune e nessuna giustizia. Chiediamo alla comunità internazionale e a tutti voi di non dimenticarci e di non lasciare che sia l’indifferenza a vincere, soprattutto per le donne e le ragazze afghane a cui è stato proibito di andare a scuola e a cui oggi perfino le visite mediche sono vietate”.
Una rappresentante dei Giovani per la Pace, movimento giovanile di Sant’Egidio, ha letto alcuni brani sul valore della memoria, mentre le note del musicista rom Jovica Jovic hanno ricordato lo sterminio dei rom e dei sinti. Un coro di studenti del liceo Carducci di Milano ha accompagnato con canti e musiche la commemorazione, giunta quest’anno alla sua ventisettesima edizione consecutiva, da quando il 30 gennaio 1997 la Comunità di Sant’Egidio e la Comunità Ebraica, insieme con Liliana Segre, e poi negli anni anche con Nedo Fiano e Goti Bauer, si ritrovarono per fare memoria della deportazione nel luogo da cui partirono i convogli per i campi di sterminio che allora era un umido e buio sotterraneo; da quel ricordo, ripetuto ogni anno, è nata l’idea del Memoriale della Shoah.
di Francesca Monti
