Intervista con Nina Pons, al cinema con “La seconda via”: “È un viaggio tra sogno e realtà”

“Questo film ha l’urgenza fortissima di non dimenticare, di raccontare la sofferenza di questi uomini che sono stati mandati a percorrere un cammino che ha procurato loro un dolore inspiegabile”. Nina Pons interpreta Iris ne “La Seconda Via”, opera prima di Alessandro Garilli, nelle sale dal 26 gennaio, prodotto da Quality Film e Angelika Vision con Rs Productions, in collaborazione con Rai Cinema. Si tratta del primo film sugli Alpini nella Ritirata di Russia 1943, che costò la vita a migliaia di uomini.

Seconda Guerra Mondiale, fronte russo. La compagnia 604 Alpini, per sfuggire al nemico, attraversa la steppa ma all’arrivo della notte rimangono solo sei giovani Alpini e un mulo, in un deserto di neve. Un viaggio tra sogno e realtà a 40 gradi sotto zero. Attraversando la steppa gli Alpini si trovarono a battere due vie: la prima fatta di passi veri nella neve e  la seconda, mentale, dove sogni, ricordi e realtà si confondevano, dilatando inevitabilmente la percezione del tempo.

Nina Pons è una giovane e talentuosa attrice, che ha già alle spalle progetti importanti. Ha preso parte infatti a «Bangla», opera prima di Phaim Bhuiyan, alla serie Netflix «Baby», è stata sul grande schermo protagonista del film «E Buonanotte» con la regia di Massimo Cappelli, attualmente su Amazon Prime e nella serie «Circeo» di Andrea Molaioli, su Paramount +.

Ha terminato da poco le riprese di “Vita da Carlo 2” di Carlo Verdone, del film “Enea” di Pietro Castellitto e della serie tv “MARKARIS”, diretta da Milena Cocozza, e sarà impegnata anche a teatro.

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Nina, nel film “La seconda via” dai il volto a Iris, come hai lavorato per interpretare questo personaggio?

“La seconda via è un’opera prima di Alessandro Garilli ed è un film sulla ritirata di Russia, è un viaggio tra sogno e realtà. Quando si va a interpretare un personaggio di un’altra epoca bisogna conoscere la storia, fare un grande lavoro di studio e anche di immaginazione, in quanto devi trovare il modo giusto per vestire quei panni, parlare quel dialetto. Io sono romana mentre Iris è dell’Abruzzo. Ho avuto la fortuna di avere al mio fianco un bravissimo attore abruzzese che mi ha fatto da coach prima e durante il set. La chiave del mio personaggio sono le lettere che scrive e indirizza a se stessa perché si innamora del postino e per vederlo mette in atto questa tattica”.

Cosa ti ha più colpito di quell’epoca?

“Mi ha colpito innanzitutto la differenza di comunicazione. Prima si mandavano molte lettere e c’era la bellezza dell’attesa della consegna e della risposta del destinatario, oggi stanno scomparendo e sono state sostituite da messaggi istantanei, che però non emanano le stesse emozioni. E poi l’innamoramento che all’epoca aveva delle caratteristiche diverse”.

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E’ un film che pone la luce sugli Alpini nella ritirata di Russia del 1943, di cui non si parla spesso. Quanto il cinema e le serie tv possono essere utili per tenere viva la memoria di quello che è accaduto in passato?

“Questo film ha l’urgenza fortissima di non dimenticare, di raccontare la sofferenza di questi uomini che sono stati mandati a percorrere un cammino che ha procurato loro un dolore inspiegabile. Il regista ha impiegato anni per riuscire a realizzarlo. Credo sia importante oggi conoscere quello che è successo prima di noi. In questo periodo storico purtroppo sembra però che abbiamo una memoria cortissima. Dicono che la storia sia maestra ma a quanto pare è facilmente dimenticabile. E’ fondamentale ricordare una storia come quella di questo film e spero che possa essere visto nelle scuole in quanto non racconta solo la guerra, ma anche gli uomini della guerra e di come affrontano la vita in quel momento, il senso di amicizia e di supporto reciproco in situazioni di estremo dolore, la ritirata e l’impatto con condizioni fuori natura. Infatti si trovano in posti che non conoscono, a camminare per giorni in un deserto di neve senza sapere dove andare, spesso morendo congelati. Questo lavoro ti permette di dare voce a chi non ce l’ha e provare a spostare l’attenzione del pubblico su temi che spesso non vengono trattati. Tutte le persone che hanno lavorato a “La seconda via”, dai produttori al regista, sono state coraggiose nell’affrontare una storia del genere in modo non superficiale, ma scavando nel profondo, documentandosi, andando in quei posti, avendo chiaro cosa si volesse comunicare”.

Nel film emerge l’amore che questi alpini hanno per la vita che li porta ad affrontare i pericoli, e il tema dell’assenza delle persone e delle cose del cui valore ci si accorge quando non le abbiamo più…

“La sceneggiatura ha come tema centrale la perdita della concezione del tempo perchè, quando un uomo si trova a camminare per mesi in un luogo che appare sempre uguale, quello spazio diventa mentale. Gli alpini si sono trovati a percorrere due vie, una di passi reali dentro la neve e l’altra, da cui il film prende il titolo, che è appunto quella mentale, dove si confonde tutto, i ricordi, i sogni, e si dilata la percezione del tempo. La seconda via, per come l’ho vista io nei personaggi, è quella della salvezza per non morire, perchè quando una persona sta male si butta nelle relazioni, nei rapporti umani che ti danno la forza per andare avanti. E’ quello che fanno gli alpini, si lasciano andare nel sonno e sognano la loro amata, la madre, la famiglia, i momenti in cui hanno provato emozioni forti e percepito cose belle. Il film è dedicato alle mogli, alle madri, ma soprattutto alle spose e ai loro sogni spezzati”.

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Iris è una di queste donne che purtroppo ha visto spezzarsi il suo sogno d’amore…

“Alessandro Garilli dice sempre che ci ha messo l’anima e che questo film è un fazzoletto troppo piccolo per contenere tutte le lacrime di quelle persone che non hanno più visto il loro caro tornare. Il mio personaggio è la sintesi di quelle donne, mogli, madri, amiche, sorelle, che non hanno mai smesso di sperare. E’ stata una grande opportunità interpretare Iris, perché è un personaggio lontano da me, ma in cui ho messo anche del mio”.

Sei stata protagonista del film “E buonanotte” di Massimo Cappelli nel ruolo di Roberta, una libraia e volontaria in un centro di accoglienza per persone con disagi e della serie “Circeo”, che esperienze sono state?

“”E buonanotte” è stato il mio primo film da protagonista, quindi ho provato un’emozione enorme. Appena ho letto la sceneggiatura ho visto che Roberta era un personaggio distante da me, ma più leggevo e ci lavoravo e più trovavo dei punti in comune. E’ una libraia che ha una grandissima passione per la lettura e innamorandosi di Luca, un ragazzo opposto a lei, dimostra che quando ci si mette in relazione con un’altra persona è possibile cambiare, migliorarsi, evolversi. Questi due ragazzi si completano a vicenda, lei è molto quadrata ma lasciandosi andare riesce a far uscire la sua femminilità e la sua bellezza, perchè all’inizio la vediamo chiusa, con gli occhiali, i capelli legati, come a volersi coprire. Lo stesso succede a Luca, che non sta molto a contatto con la realtà, è come se vivesse in un universo parallelo, e piano piano inizia a empatizzare di più con quello che lo circonda e ad aiutare il prossimo, come Roberta gli insegna a fare.

Nella serie “Circeo” il mio personaggio fa parte di un agguerrito gruppo di femministe. E’ stato un lavoro molto interessante, sia perché si parla di una vicenda storica così toccante sia perchè ho sempre avuto un fortissimo senso della giustizia”.

Che ricordo conservi invece del tuo esordio a teatro ne “I promessi sposi alla prova” di Andrée Ruth Shammah?

“E’ stata per ora una delle esperienze più belle della mia vita. Mi hanno chiamato per impersonare Lucia, la produzione era del Teatro Parenti e del Teatro della Pergola, quindi sono partita da Roma verso Milano, sono andata a vivere da sola e mi sono trovata in scena con attori bravissimi, calcando le tavole di teatri meravigliosi in tutta Italia ed ha rappresentato una crescita personale. Adoro il teatro, ogni sera regala un’emozione diversa. E’ un sogno”.

Tornando a Iris e alle lettere che inviava a se stessa, a chi spediresti oggi una lettera?

“La invierei a un’amica in quanto tengo molto all’amicizia”.

di Francesca Monti

Grazie a Sara Castelli Gattinara – Other Srl

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