La voce dell’Ucraina ad (unfair) con gli artisti della galleria Tuasho e Promotion Gallery

Negli anni ’80 l’arte contemporanea ucraina era praticamente inesistente; in seguito, gli artisti hanno dato vita a sperimentazioni, spesso provocatorie, in spazi pubblici e privati, fino alla nascita del PinchukArtCentre e della Biennale di Kiev.

Oggi (un)fair, la fiera – non fiera di arte contemporanea, diretta da Manuela Porcu e Laura Gabellotto, in programma dal 3 al 5 marzo (inaugurazione serale su invito il 2 marzo) dà spazio e voce a due gallerie ucraine – TUASHO e Promotion Gallery – che portano a Milano lo spirito indomito e creativo di artisti emergenti provenienti da quella che è letteralmente una “terra di confine”.

L’arte, si sa, non può essere avulsa dal contesto storico e sociale, e in giorni in cui accanto alle drammatiche notizie sulla guerra si legge anche dell’arte distrutta e depredata, l’arte stessa trova il modo di sopravvivere ed evolvere grazie ai giovani, agli artisti emergenti che ad (un)fair hanno la possibilità di raccontare il proprio mondo interiore.

TUASHO Gallery

L’organizzazione culturale fondata nel 2016 e specializzata in servizi di consulenza in ambito creativo e nella gestione dei progetti culturali mette in mostra ad (un)fair cinque artisti ucraini contemporanei: Oleg Tistol, Stepan Ryabchenko, Taras Haida, Yuriy Vatkin e Oleksandr Barbolin.

Anna Bondar è una giovane artista emergente, le cui opere indagano la complessità dell’esperienza umana attraverso la sua prospettiva. Taras Haida, che vive a Kiev, lavora con la tecnica della pittura a olio e dei collage digitali e porta il suo subconscio nelle opere, mentre l’architetto urbano Oleksandr Barbolin si occupa di digital art. Anche Stepan Ryabchenko lavora con l’arte digitale, oltre che con l’architettura concettuale, la scultura, la grafica e le installazioni luminose, mentre Yuriy Vatkin, utilizza la tecnica della pittura acrilica.

Promotion Gallery

È uno spazio che nasce nel 2017 a Kiev, Ucraina, per offrire servizi sia online che offline ad artisti, collezionisti e imprenditori del mondo dell’arte. Il progetto per (un)fair 2023 prevede l’esposizione dei lavori di Igor Filippov e Irina Veshtak-Ostromenska. Igor produce dipinti e grafiche avendo come tematica di fondo i miti di differenti culture. Ma non si tratta di illustrazioni di miti classici, bensì di miti interiori.  Irina invece presenta dei lavori in ceramica per il progetto denominato “Ukraine 2022”. I suoi piani – la creazione di una serie di teiere – sono stati ovviamente messi in crisi dalla attuale situazione di guerra in Ucraina, motivo per cui l’artista ha deciso di creare una combinazione tra il tributo alla vita di prima della guerra e la terribile realtà attuale. Ha perciò mixato le teiere con una sovrastruttura di immagini scultoree, le quali hanno una trama surreale. Così una teiera casalinga viene combinata con testa di un bambino molto realistica e con un terzo simbolo: una testa di un cavallo, un uccello, un bouquet di fiori, un giocattolo sventrato.

Le grafiche ricordano i dipinti del cosiddetto “folk primitivo” ucraino, in un mix di modernità e arcaico ucraino ben preservato.

GENOCIDIO CULTURALE by Lorenzo e Simona Perrone

Con questa opera, esposta ad (un)fair, gli artisti Lorenzo e Simona Perrone (che usano solo libri veri destinati al macero), parlano del conflitto in Ucraina e ci ricordano che ogni giorno, insieme alla distruzione di un territorio, ci sono anche migliaia di vittime. Gli artisti vogliono denunciare anche il fatto che con la distruzione di oltre 300 luoghi legati alla cultura, tra i quali molte biblioteche, musei e librerie, questa guerra è diventata anche un “genocidio culturale”.

La scultura GENOCIDIO CULTURALE è composta da 7 Libri Bianchi molto grandi, macchiati di rosso sangue, come fossero feriti a morte. L’equilibrio precario di questi libroni, posti uno sull’altro in modo instabile, tanto che sembrano poter cadere da un momento a l’altro, ci vuole far riflettere su come in Europa la cultura, il sapere, quel percorso che pensavamo ci stesse portando verso una società più civile e pacifica, sia stato interrotto e ci abbia gettato in un profondo senso di insicurezza.

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