Intervista con Luca Varone: “Con lo spettacolo “Sir Smith” l’obiettivo è avvicinare i ragazzi al teatro facendoli divertire”

“Sir Smith” è il grammatical horror scritto e diretto da Luca Varone, portato in scena in molte città italiane con la Klimax Theatre Company.

Lo spettacolo narra le disavventure di una malcapitata ed esilarante professoressa madrelingua, alle prese con alunni dal linguaggio antropologicamente mutato. La classe degli studenti non è formata solo da attori professionisti, ma anche da studenti presi dalla platea in maniera del tutto estemporanea, che verranno interrogati, oltre a dover redigere un vero compito in classe in lingua inglese durante la rappresentazione teatrale.

Attore, autore e regista teatrale, figlio del Maresciallo dei Carabinieri Giuseppe Varone caduto in servizio nel febbraio dell’82 a Castellammare di Stabia, terminata la scuola Luca Varone ha lasciato Pompei per studiare il metodo Strasberg, e per approfondire la recitazione in lingua inglese. Successivamente è arrivato al teatro passando per la Lamda di Londra e per l’accademia internazionale d’arte drammatica di Roma Link Academy.

Ha preso parte al musical “Maria di Nazareth” di Stelvio Cipriani, a “Il Decameron” di Luttazzi, “Il Dr. Jekyll” di Giancarlo Sepe al fianco di Alessandro Benvenuti, le gemelle Kessler e Rosalinda Celentano. Attraverso lo stabile di Trieste ha collaborato con Tosca D’Aquino e Maurizio Casagrande con lo spettacolo “Il prigioniero della seconda strada” e successivamente con il Maestro Antonio Casagrande ne “L’uomo dal fiore in bocca” di Pirandello. Ha recitato nella serie Gomorra 2 e 3 rivestendo il ruolo di Sergio ed è stato diretto dai registi Stefano Sollima, Cristina Comecini e Claudio Cupellini.

Successivamente ha fondato la Klimax, compagnia teatrale di avanguardia per la quale scrive e dirige diverse pièce teatrali distribuite nei circuiti teatrali nazionali coinvolgendo migliaia di studentesse e studenti come spettatori in tutto lo stivale. Reinventa il teatro ragazzi in lingua italiana e inglese, avvicinando i giovani ad una fruizione moderna e di qualità. Nell’estate 2020 grazie al suo coraggio e sensibilità ha creato lo Sharing Art offrendo a Pompei, in un giardino trasformato e adibito per l’occasione, ospitalità con vitto e alloggio gratuito ed un palcoscenico attrezzato per creare nuovi spettacoli a circa cento artisti provenienti da tutta Italia che riversavano in profondo stato di bisogno in seguito alla chiusura dei teatri e la relativa perdita di lavoro a causa della pandemia.

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Luca, sei in scena nei teatri con “Sir Smith”, un grammatical horror con attori madrelingua inglesi da te scritto e diretto. Cosa puoi raccontarci a riguardo?

“Dopo tre anni, non ci poteva essere debutto migliore per Sir Smith che sta girando parte dell’Italia e sta riscuotendo successo in tutte le piazze. Sono soddisfatto perché l’obiettivo è quello di avvicinare i ragazzi al teatro facendoli divertire e Sir Smith potrebbe essere un format, oltre che una pièce teatrale che cerca di destrutturare il teatro portandolo all’essenza e arrivando fino ai giovani. E di questo ne sono molto orgoglioso perché da quello che sta uscendo fuori in termini di feedback le platee sono composte da udenti e giovani attenti alla rappresentazione teatrale”.

La classe degli studenti è formata anche da veri alunni presi dalla platea…

“Sì, i ragazzi fanno parte del cast, quindi si tratta di un’idea teatrale che cerca di portarli direttamente in scena insieme agli attori professionisti. Questo permette loro sia di conoscere il teatro dal punto di vista del palcoscenico e sia dal punto di vista della platea. E l’interazione permetterà loro anche di parlare direttamente in inglese in scena. Quindi, attraverso questa formula riusciamo a raggiungere anche quello che appunto lo spettacolo cerca di denunciare ovvero che gli italiani non hanno un inglese fluente, ed essendo chiamati sul palco insieme agli attori saranno obbligati in maniera giocosa a discorrere in lingua straniera”.

Nel 2020 hai creato lo Sharing Art a Pompei, per il quale hai ricevuto il Premio Eccellenza Italiana. Com’è nata questa idea?

“Il 20 aprile 2020 ero seduto sul mio divano e ho sentito dentro il bisogno di fare qualcosa per gli artisti. Compivo il nono anno di compagnia teatrale, quindi, ho pensato “il teatro mi ha dato tanto ed adesso è il momento in cui possa restituire ciò che mi ha dato”. Ed avendo a disposizione una proprietà vicino agli scavi di Pompei, un semplice giardino, una superficie di 5.000 metri quadri, con l’aiuto della mia compagnia e la solidarietà di sponsor e brand vari, abbiamo dato vita allo Sharing Art per dare ospitalità agli artisti. L’idea era infatti quella della prima edizione, che fu chiamata Sharing Art for a meal Creativity, di condividere l’arte per un pasto di creatività. La mia più grande preoccupazione per il fatto che i teatri fossero chiusi era quella di non fare fermare la creatività. E l’obiettivo fu fare un open call e chiamare quanti più artisti possibile in difficoltà. Sono arrivate più di 700 richieste e ne ho potuti ospitare solo 130, i quali gratuitamente hanno fruito della residenza, dello spazio, del palcoscenico per poter sperimentare nuovi progetti. L’estate fu divisa in cinque cicli da dodici giorni l’uno. Ma è stato anche un modo per passare parte della pandemia insieme e quando si sta con gli altri le difficoltà si superano con maggiore semplicità”.

Tra i vari ruoli che hai interpretato c’è quello di Sergio nella serie “Gomorra”. Che ricordo conservi?

“Di Gomorra conservo un bellissimo ricordo perché è stata un’esperienza particolare, di successo internazionale, quindi ho avuto la possibilità da attore di lavorare con i migliori registi di quel tempo in termini di serie televisive e soprattutto in un progetto che ha riscosso apprezzamento in tutto il mondo. Io sono uno dei pochissimi personaggi uscito dalla serie senza essere ammazzato”.

C’è un testo in particolare che ti piacerebbe portare a teatro come regista o come attore?

“Non porto in scena testi altrui, neanche i classici, per una mia scelta personale e per delle motivazioni che sarebbero lunghissime da spiegare. Vorrei portare in scena tematiche come la tutela dell’ambiente, i rapporti umani, il bullismo e il cyberbullismo riguardante i ragazzi”.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

“Il mio prossimo progetto è Shakespeare per i ragazzi, intitolato Shakespeare is back e dove il protagonista sarà un dj. Quindi sarà una pièce molto singolare e sperimentale in cui i giovani saranno obbligati a ballare in platea altrimenti non potranno arrivare i personaggi delle opere shakespeariane”.

di Francesca Monti

Grazie a Virginia Maresca

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