Intervista con Manuela Ventura, al cinema con “Primadonna”: “Siamo in un momento storico in cui non possiamo dire che i diritti conquistati siano consolidati”

“E’ una madre inizialmente un po’ rigida che poi mostrerà un’apertura non tanto razionale ma proprio sentimentale e carnale, comprendendo il dolore che prova la figlia, facendolo suo e invitandola a fidarsi di se stessa”. Manuela Ventura interpreta Sara Crimi nel film “Primadonna”, opera prima di Marta Savina, una co-produzione CapriEntertainment e Medset Film, in associazione con Tenderstories, in collaborazione con Rai Cinema, Vision Distribution, Sky, Eurovision, al cinema dall’8 marzo.

La storia è ambientata in Sicilia, negli anni Sessanta. Lia (Claudia Gusmano) ha 21 anni, va a lavorare la terra con il padre, anche se lei è “femmina “e dovrebbe stare a casa a prendersi cura delle faccende domestiche con la madre Sara. Lia è bella, caparbia e riservata, ma sa il fatto suo. Il suo sguardo fiero e sfuggente attira le attenzioni del giovane Lorenzo Musicò (Dario Aita), figlio del boss del paese. Quando lo respinge, l’ira di Lorenzo non tarda a scatenarsi e il ragazzo si prende con la forza quello che reputa di sua proprietà. Ma Lia fa ciò che nessuno si aspetterebbe mai: rifiuta il matrimonio riparatore e trascina il colpevole e i suoi testimoni, in tribunale.

Manuela Ventura è reduce dalla bellissima prova d’attrice nel “Colapesce, omaggio a Buttitta” per la regia di Filippo Luna, dall’uscita quest’estate del film “Una boccata d’aria” con Aldo Baglio, e dal successo televisivo della serie  “Lea, un nuovo giorno”, della quale inizieranno a breve le riprese della seconda stagione, dove interpreta, con cinismo ed ironia, l’infermiera Favilla Mancuso, affiancando Anna Valle, con cui aveva già lavorato in “Questo nostro amore”.

2 SET PRIMADONNA

Manuela, in “Primadonna” interpreti Sara Crimi, la mamma di Lia. Come ti sei approcciata a questo personaggio?

“C’è stato un lavoro di preparazione importante, oltre a quello fatto sul set. Abbiamo avuto la possibilità di scambiarci una relazione umana dialogando con la regista Marta Savina e con Claudia Gusmano che interpreta Lia, la figlia di Sara. Questo ci ha permesso di avere una sintonia ed un’empatia profonde, e di scavare nella relazione un po’ particolare tra questi due personaggi. Nel momento in cui le incontriamo non hanno un rapporto sereno. All’inizio del film ci sono dei contrasti, nella prima scena ad esempio vediamo Lia che gioca con il fratellino Mario e la madre la riprende dicendo che ormai è grande e deve smetterla di giocare. E’ come se Sara pretendesse in qualche modo che la figlia si instradasse già verso una vita da adulta e che facesse delle scelte conformi a quello che è il pensiero comune. Il fatto che Lia scelga di accompagnare tutte le mattine il padre per andare a coltivare la terra, svegliandosi presto, è un’abitudine non convenzionale per quei tempi e Sara è come se ne soffrisse, sia per naturale preoccupazione nei confronti della figlia rispetto ad un lavoro così faticoso, sia per una questione di opportunità. Questa madre all’inizio è un po’ rigida rispetto a quelle che sono le etichette del vivere sociale e questo genera degli scontri”.

Nel corso della storia Sara si metterà in discussione e, come gli altri personaggi, subirà un cambiamento in seguito alla tragedia che Lia si troverà a vivere…

“Avverrà un forte cambiamento all’interno della famiglia Crimi e in particolare nel rapporto tra madre e figlia, perchè quando Lia subirà sul suo corpo questa violenza psicologica e fisica, strappata dai suoi famigliari dalla prepotenza e dalla prevaricazione di Lorenzo Musicò, rapita e portata in questo casolare sperduto ed abusata si innesca una miccia che determinerà una tragedia e un trauma fortissimi dai quali Lia, e in qualche modo tutti i personaggi che le stanno attorno, riusciranno a trovare una sorta di catarsi, guidati dalla forza di questa giovane donna, mettendosi in discussione in prima persona. Sara mostrerà un’apertura non tanto razionale ma proprio sentimentale e carnale, comprendendo il dolore che prova la figlia, facendolo suo e invitandola a fidarsi di se stessa. E’ quel principio di riconoscimento che un essere umano fa nei confronti dell’altro permettendogli di sentirsi sicuro, di capire che ha il diritto di parola e di trovare un posto nel mondo, piccolo o grande che sia”.

In una battuta del film infatti Sara dice a Lia: “Quando racconti la tua storia, non è mai mortificante”…

“Uno dei punti di forza del film che ci proietta in una dimensione di futuro è il fatto che una semplice ragazza ha la fortuna di essere circondata da altre persone che credono in lei, che le dicono esisti, le tue ragioni sono valide e devi con convinzione raccontare la tua storia, altrimenti prevarrà la prevaricazione di quelli apparentemente forti, di questo figlio di un boss, dei suoi complici e di un sistema, quello della legge dello Stato italiano, che proteggeva simili pratiche”.

Il ruolo della famiglia è determinante nelle scelte coraggiose che compie Lia…

“E’ una storia che ci permette anche di dare e avere uno sguardo in qualche modo di fiducia e di speranza partendo da una condizione non di forza, nel senso che Lia e la sua famiglia vivono in un contesto semplice, hanno pochi mezzi, hanno una vita riservata, fatta di quello che la terra offre. Nonostante le condizioni umili riescono, con l’intelligenza dettata dalla capacità di saper capire la situazione, a determinare un cambiamento che diventerà poi epocale, a portare Lia a dire questo no che peserà tantissimo dinanzi alla proposta-ricatto fatta dalla famiglia di Musicò e a testimoniare in un’aula di tribunale con grande trasparenza. C’è anche una forma naturale di pudore che inizialmente faceva sentire tutti a disagio. E’ una famiglia riservata, non abituata a certi tipi di contesti che si trova catapultata suo malgrado in piazza, dove pubblicamente vengono esposti i fatti propri e anche questo è un trauma, un’invasione, una forma di violenza ma la forza di questo film ci conduce verso un’apertura all’oggi e alle generazioni del futuro, pur partendo da una storia ambientata negli anni Sessanta, attraverso una narrazione che si accompagna ad una visione fatta di immagini, fotografia, luce”.

1 SET PRIMADONNA

Sara e suo marito Pietro (Fabrizio Ferracane) hanno costruito una famiglia in cui il rispetto reciproco è alla base e non esiste una prevaricazione di ruoli, esattamente l’opposto di quella di Musicò…

“Sono due nuclei famigliari contrapposti, in cui i figli sono stati cresciuti in modo diverso. Da un lato c’è un ragazzo che segue un percorso predestinato, appartiene ad una famiglia mafiosa ed è costretto, suo malgrado o meno, a seguire quella strada, è vittima di un sistema. Dall’altro c’è una famiglia che viene sconvolta nelle sue dinamiche ma che dall’inizio mostra di avere un seme di originalità e questo consente alla figlia di farlo germogliare verso una scelta autonoma, di decidere di affiancare il padre nel lavoro e di dire no al matrimonio riparatore. E’ un’autodeterminazione raggiunta attraverso un percorso sofferto, mentre Lorenzo vive in una gabbia concreta e metaforica”.

“Primadonna” affronta temi molto attuali quali l’autoaffermazione, la libertà di esprimere il proprio pensiero e di seguire i propri ideali, di difendere i propri diritti, che ancora oggi in alcune parti del mondo vengono negati alle donne…

“Fortunatamente per certi aspetti il dibattito è sempre presente, le botole sono state aperte e quindi se ne parla. Avere la possibilità di raccontare un certo tipo di storie, con protagoniste femminili permette, pur con le lentezze infinite che riscontriamo nella nostra nazione ma diffusamente anche in tutto il mondo, passo dopo passo di modificare non solo il dibattito ma proprio la radice culturale che ha determinato la condizione della donna che nei secoli è riuscita a fare grandi conquiste per propria volontà, ad ottenere il riconoscimento dei diritti. Vediamo però ancora oggi quanto tutto ciò non sia definitivo perché non è solo una legge, un articolo o una modifica che può sancire una trasformazione ma deve avvenire un cambiamento culturale che permetta di inserire la questione femminile all’interno di quella più ampia dei diritti, di parlare in generale delle discriminazioni, dei diritti negati, dei pericoli delle ghettizzazioni che possono riguardare le minoranze, le diversità. Questo dovrebbe portarci a seguire con volontà e attenzione le vicende che accadono intorno a noi, perchè quello che capita ad una minoranza appartiene ai diritti di ciascun essere umano. Oggi purtroppo queste certezze vengono ancora negate, in maniera sottile o eclatante, come in Iran o in Afghanistan. Non siamo in un momento in cui poter dire che i diritti conquistati siano consolidati. Nelle grandi ma anche nelle piccole rivoluzioni sono importanti i gesti, i cambiamenti, che ognuno può operare nel proprio mondo. Questo film racconta la battaglia di una ragazza che non era sola, ma ha avuto il riconoscimento anche dalla sua famiglia e non è una cosa scontata nemmeno oggi, perchè non sempre è il luogo del bene. Invece auspicare che chi ha un disagio, un ideale, diventi parte di uno sguardo collettivo è fondamentale perchè ti permette di fare un percorso di scelte e conquiste di libertà, dicendo i no senza sentirsi in colpa o rischiare l’emarginazione”.

Lea - Un nuovo giorno_Anna Valle co Rausy Giangarè, Manuela Ventura, Daniela Morozzi, Marina Crialesi_credits obbligatori Banijay Studios Italy, foto di Pierfrancesco Bruni

credit foto ufficio stampa Rai

In quali progetti sarai prossimamente impegnata?

“A breve iniziano le riprese della seconda stagione di “Lea, un nuovo giorno”, la serie con Anna Valle e Giorgio Pasotti, ambientata nell’ospedale pediatrico, in cui vedremo le vicissitudini dei protagonisti e delle infermiere di cui fa parte Favilla, da me interpretata. Arriveranno nuovi personaggi, ci saranno intrecci ancora più appassionanti e siamo felici di questa conferma perchè è stato un progetto molto apprezzato e il gruppo di lavoro che si è formato è bellissimo”.

Proseguirà anche la tournée a teatro di “Scattiata”, che racconta di un drammatico duello esistenziale tra un magistrato e una donna che in gioventù lui amò pazzamente?

“Abbiamo terminato la prima parte di tournée in Sicilia e più avanti riprenderemo lo spettacolo il cui testo è scritto da Silvana Grasso, con la regia di Salvo Piro. In scena siamo io e Franco Mirabella. Finora il debutto a Catania e le altre date hanno avuto un ottimo e sorprendente riscontro e ci auguriamo di poter portare “Scattiata” in giro per l’Italia”.

di Francesca Monti

credit ritratto copertina Rosaria Palermo

Grazie a Sara Morandi

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