Intervista con Caterina Vertova: “E’ un onore raccontare a teatro un grande autore come Federico Garcia Lorca che ha scritto per le donne”

“Era un rivoluzionario e un politico, ma innanzitutto un poeta, ed esprimeva le sue opinioni non con la polemica ma attraverso la poesia universale in cui parlava di giustizia, diversità, di tanti temi importanti”. Caterina Vertova è in scena fino al 16 aprile all’OFF/OFF Theatre di Roma con “1936 #cercomiofiglio #sichiamaFederico, grido su Roma”, al fianco di Marco Carniti che cura anche la regia.

Uno spettacolo in cui, grazie a materiali poetici, teatrali e di cronaca, viene ricostruita la storia dell’assassinio di un artista unico, Federico Garcia Lorca. L’attrice evoca in scena la figura della madre che compie un viaggio nel tempo attraverso le sole parole del poeta cercando l’anima e il corpo del figlio.

Federico Garcia Lorca, teatrale nelle poesie e poeta nel teatro, ha saputo racchiudere nel suo piccolo pianeta agreste, un intero universo poetico dando una nuova visione del mondo e del femminile, in una Spagna alla soglia della guerra civile che dopo averlo ucciso ne fece sparire il corpo che non fu mai ritrovato.

Attrice di classe e di grande profondità, nel corso della sua carriera Caterina Vertova ha preso parte a serie tv di successo come “Commesse”, “Il bello delle donne”, “Incantesimo”, “Un Posto al sole”, è stata diretta sul grande schermo da registi quali Fellini e Ozpetek, Vancini e a teatro da Strehler, Patroni Griffi, Squarzina, Missiroli, ha indagato le varie sfumature del mondo femminile attraverso le molteplici donne a cui ha dato volto e anima, ma anche realizzando lo spettacolo “La casa di ciascuna”.

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Caterina Vertova con Marco Carniti – credit foto Manuela Cacciaguerra

Caterina, è in scena all’Off/Off Theatre con “1936 #cercomiofiglio #sichiamaFederico, grido su Roma”. Come ha costruito il suo personaggio insieme al regista Marco Carniti?

“Abbiamo cominciato a lavorare sulla drammaturgia molti mesi fa, abbiamo raccolto tante informazioni, abbiamo studiato, e in un’epoca dove tutto è calcolato in base a quello che conviene fare, ci siamo presi questa grande libertà di avere a disposizione un tempo incredibile per scegliere i testi di Garcia Lorca, con i quali abbiamo tracciato questa grande emozione, data dalla poesia e dal teatro, questi contenitori di umanità che attraverso il palcoscenico possono essere espressi. Ho cercato di onorare l’autore con la mia esperienza di essere umano e di attrice. Questa libertà nella creatività può avere poi un riscontro positivo oppure no da parte del pubblico ma diventa un confronto che si traduce in un processo di cambiamento, di trasformazione, altrimenti restiamo tutti fermi”.

Come si è approcciata alle opere di Federico Garcia Lorca?

“Sono partita dalle parole di Garcia Lorca, sia quelle pronunciate nelle conferenze sia soprattutto quelle delle poesie e del teatro, delineando la figura di questa madre che cerca il figlio perchè il corpo di Federico non è mai stato ritrovato, e si mette in relazione con lui in un senso più profondo, come io ho provato a fare in qualità di attrice con la sua poesia. E’ un rapporto che si è sviluppato man mano e che cresce ogni volta che si mette in scena lo spettacolo. E poi è un onore raccontare un uomo dei primi del Novecento che ha scritto per le donne, ha individuato dei personaggi femminili straordinari”.

Tra le poesie di Federico Garcia Lorca quale l’ha colpita maggiormente?

“Non saprei sceglierne una soltanto, sono talmente forti le immagini, le emozioni che Garcia Lorca trasmette attraverso le poesie che non si riescono neanche ad esprimere con temperamento, rimangono gelate nella voce, nell’espressività. Mi ha colpito soprattutto questo mondo interiore femminile che viene raccontato e le sue incredibili considerazioni sul teatro. Dire ad esempio che un popolo senza teatro è un popolo morto è una dichiarazione essenziale ma assoluta”.

Garcia Lorca afferma anche che “il teatro è poesia che si alza dal libro e si fa umana”…

“Un altro concetto bellissimo e profondo, che viviamo sulla pelle attraverso le sue parole, stando sul palcoscenico. Poesia e teatro sono strettamente connessi tra loro”.

Un grande poeta e drammaturgo che attraverso le sue opere, che sono state bandite dalla dittatura di Franco, ha cercato di abbattere i pregiudizi…

“Federico Garcia Lorca era un rivoluzionario e un politico, però era innanzitutto un poeta, ed esprimeva le sue opinioni e il suo dissenso non con la polemica ma attraverso la poesia universale in cui parlava di giustizia, diversità, di tanti temi importanti”.

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credit foto Manuela Cacciaguerra

Il teatro oggi può ancora avere la funzione di smuovere le coscienze e abbattere i pregiudizi?

“Il teatro deve avere una funzione sociale, deve tornare alla sua origine taumaturgica in quanto è uno strumento potentissimo. Nel 2017 ho realizzato lo spettacolo “La casa di ciascuna” con il Teatro Stabile di Bolzano, lavorando per sei mesi con venti donne, diverse per età, cultura, estrazione ed esperienza, grazie alla collaborazione con alcune associazioni locali. Viviamo in una società di chiusura, dove non esiste la meritocrazia, in cui le persone hanno paura e i giovani non hanno modo di mettere in mostra le loro capacità. Il teatro potrebbe servire a liberarsi dalla paura, a tirare fuori la forza, come ho visto fare, dopo sei mesi di training, a queste donne che hanno viaggiato sui barconi, hanno subito violenza”.

Cosa l’ha spinta a realizzare “La casa di ciascuna”?

“Se non fossi diventata attrice avrei fatto il medico. Credo che le mie esigenze di essere un’artista e al contempo di essere utile agli altri siano confluite in “La casa di ciascuna”. Ho frequentato i primi due anni di medicina all’università e contemporaneamente la scuola del Piccolo Teatro. Alla fine ho dovuto fare una scelta. Ho ricevuto tanto dal mio mestiere e mi piace questa sensazione di poter donare qualcosa alle altre persone, mi rende felice, c’è quindi anche una forma di gratificazione personale”.

Ha debuttato al cinema in “Ginger e Fred” diretta da Federico Fellini e ha lavorato a teatro varie volte con Giorgio Strehler, qual è l’insegnamento più prezioso che le hanno dato questi grandi maestri?

“Quando lavori con artisti così grandi si entra in un mondo poetico e la fascinazione è così profonda e assoluta che hai la sensazione di essere come un guanto che viene riempito da una mano maestra, abile, e più ti affidi a questa poetica straordinaria più sei libero di esprimerti. Ho conosciuto maggiormente Strehler rispetto a Fellini, ed era un uomo fantastico. L’insegnamento più importante che mi ha trasmesso è che la vita è teatro, quindi quando sei sul palcoscenico devi dare tutto te stesso per poter far arrivare le emozioni al pubblico”.

Nel corso della sua carriera ha preso parte a varie serie di successo, tra queste ci sono “Commesse” e “Il Bello delle donne” che a distanza di anni sono ancora nel cuore del pubblico…

“E’ vero, sono due serie completamente al femminile davvero stupende, delle quali conservo dei bei ricordi. In “Commesse” c’era un unico personaggio maschile interpretato da Franco Castellano. Tenere insieme le donne spesso non è facile ma avevamo un regista straordinario, Giorgio Capitani, che riusciva a raccontare quel mondo e ad esprimerlo anche in modo divertente”.

Ne “Il Bello delle donne” ha recitato al fianco di Virna Lisi, che ricordo conserva?

“Virna Lisi era una donna bellissima, lavoratrice, rispettosa, umile come sono tutti i grandi artisti, semplicemente fantastica”.

Cosa le ha lasciato invece l’esperienza nella soap “Un Posto al sole” dove ha dato il volto a Veronica?

“Mi sono trovata benissimo e sono felice di aver interpretato Veronica. E’ un set dove si sta benissimo. “Un Posto al sole” ha degli autori geniali, in generale tutti i reparti sono fantastici, dai produttori agli attori, dai registi ai truccatori. Poi Napoli è una città meravigliosa, che ti entra nel cuore”.

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credit foto Manuela Cacciaguerra

Ha dato vita a tante donne diverse a teatro, al cinema, in tv. C’è una sfumatura del femminile che le piacerebbe affrontare?

“Mi piacerebbe un ruolo che si allontani dagli stereotipi che caratterizzano i personaggi italiani, quindi non interpretare la cattiva, la madre, ma cercare di avvicinarmi a quella commedia alla Almodovar dove si possono far emergere anche le fragilità, le debolezze, con ironia. Forse tra i registi Ferzan Ozpetek, con cui ho avuto modo di lavorare nel film “Cuore sacro” e a teatro in “Mine vaganti”, è tra i pochi che riesce ad entrare in sfumature non consuete, in certe pieghe nascoste del femminile”.

Penso che per un’attrice sia maggiormente interessante affrontare personaggi che hanno delle crepe, delle fragilità…

“Io ho cercato sempre di tirare fuori le fragilità dai miei personaggi, anche da quelli in apparenza più duri, di far vedere che c’era un’umanità ferita. Le donne sono irrefrenabili nella loro capacità di esprimere emozioni e sensazioni”.

A quali progetti sta lavorando?

“Vorrei portare in giro per l’Italia uno spettacolo che vede protagoniste tre donne del teatro greco della Yourcenar, che hanno avuto a che fare con la guerra, e poi sto lavorando su “La casa di ciascuna” che vorrei mettere in scena a Roma”.

di Francesca Monti

credit foto Manuela Cacciaguerra

Grazie a Carla Fabi

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