Martedì 25 aprile in prima serata su Rai 1 va in onda il film “Tina Anselmi. Una vita per la democrazia”, firmato da Luciano Manuzzi e coprodotto da Rai Fiction e Bibi Film. A dare voce e volto a colei che ha segnato la storia d’Italia, diventando partigiana a sedici anni, sindacalista in difesa delle operaie, prima donna ad aver ricoperto la carica di Ministro in Italia nel 1976, Presidente della Commissione di inchiesta sulla loggia massonica P2, è Sarah Felberbaum. Accanto a lei troviamo nel cast Benedetta Cimatti, Sara D’Amario, Alessandro Tiberi, Gaetano Aronica, Antonio Piovanelli, Andrea Pennacchi, Enrico Mutti, Filippo Velardi, Paola Buratto, Piero Cardano.
Tina Anselmi ha solo 16 anni quando nel 1944 viene portata, insieme a tutti gli studenti di Bassano, a vedere 31 uomini impiccati dai tedeschi. Quel giorno capisce che per cambiare il mondo non si può restare a guardare, bisogna agire. In quel momento significa entrare nella Resistenza e rischiare la vita, la prigionia, la tortura. Tina diventa staffetta partigiana e pedala senza sosta tra Castelfranco Veneto e Treviso portando documenti e informazioni. Tra i partigiani conosce anche un ragazzo che le fa battere il cuore. Si chiama Nino e studia medicina. Insieme, sognano un futuro.
Arriva la primavera del 1945, l’Italia è finalmente libera. Tina è felice, ma anche consapevole che quella ragazza che ha rischiato la vita per la democrazia, non è più la stessa di qualche mese prima. Che senso ha la libertà, se c’è ancora l’ingiustizia? E l’ingiustizia più grande che vede è quella che colpisce le giovanissime operaie delle filande.
Le più povere, tra le povere. Un lavoro precario, poco pagato, che si porta via la loro giovinezza e la salute. Tina comincia la sua nuova avventura nel sindacato. Accanto ha spesso una nuova amica, Francesca Meneghin, di Vittorio Veneto, con cui condivide ideali e battaglie. La condizione della donna comincia a diventare un pensiero pressante. Non c’è in Italia, tra uomini e donne, parità di salario. Esiste ancora la facoltà di licenziare per matrimonio. E nemmeno a scuola le ragazze hanno le stesse opportunità dei maschi.
Nasce in lei l’idea di quella che sarà la Commissione per le Pari Opportunità. La passione di Tina per la vita si scontra con la morte di Nino, per tubercolosi. È un dolore enorme che sembra schiacciarla ma, anche grazie all’aiuto di Francesca, riprende a lottare con forza e determinazione.
Il legame tra Tina e il Veneto resta fortissimo, ma Roma e la Democrazia Cristiana sono sempre più presenti nella sua vita. C’è un deputato, Aldo Moro, che più degli altri sembra credere in lei.
Tina nel 1976 diventa Ministra del Lavoro; è la prima volta che una donna in Italia ricopre questo ruolo. Grazie a lei, le differenze salariali tra uomini e donne vengono abolite. Due anni dopo è Ministra della Salute, sul suo tavolo ci sono leggi e riforme importanti: la legge sull’aborto, la riforma Basaglia, l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale. Ma il giorno in cui dovrebbe nascere il nuovo Governo, il sequestro di Aldo Moro stravolge l’Italia e qualsiasi agenda politica.
Tina non si ferma, va avanti nel suo lavoro e sceglie, in sintonia con il suo partito, la linea della fermezza. Le certezze che avevano animato la sua vita oscillano. C’è qualcosa nella democrazia, che ha perseguito con tenacia e sognato fin da quando era ragazzina, che improvvisamente le sfugge.
Qualche anno dopo, nel 1981, è Presidente della Commissione di indagine sulla loggia massonica P2. Di nuovo unica donna in un mondo di uomini. Audizione dopo audizione, Tina scopre gli interessi di un gruppo di potere che ha cercato di governare il Paese in modo occulto, senza passare dalle elezioni o dal confronto democratico. E capisce che il mondo in cui aveva creduto di vivere e combattere le sue battaglie a viso aperto è molto diverso da come lo aveva immaginato. Potrebbe arrendersi, ma ancora una volta, non lo fa. Nonostante le pressioni e le minacce, porta a termine una relazione lucida e dettagliata sull’azione delle logge deviate in Italia e riesce a farla approvare con una larghissima maggioranza.
“Per motivi personali ho incrociato Tina Anselmi, era una grandissima donna, aveva una forte personalità e sapeva empatizzare con gli altri. Il film copre un arco narrativo molto lungo, inizia con lei partigiana e finisce con la sua vecchiaia, raccontando tanti anni che attraversano una parte della storia del nostro Paese molto complicata”, ha esordito Maria Pia ammirati, direttrice di Rai Fiction.
“Raccontare un personaggio come quello di Tina Anselmi è una grande responsabilità, da ragazzo ricordo che questa donna era un mito per me e tenere insieme tutti i pezzi, dare il giusto rilievo alle sue azioni, rispettando il suo personaggio e facendone un prodotto godibile per il pubblico di Rai 1 non è stato semplice. Sono felice che il film vada in onda il 25 aprile, penso che questi biopic siano utili per rimettere sotto i riflettori quei personaggi che magari rischiano di essere dimenticati dalle nuove generazioni. Da Tina Anselmi abbiamo tutti molto da imparare, per l’originalità, la semplicità, per quello che ha fatto. Sarah Felberbaum ha dato vita, calore e spessore al personaggio che ha raccontato”, ha spiegato il produttore di Bibi Film Angelo Barbagallo.
Quindi la parola è passata al regista Luciano Manuzzi: “Ho fatto riferimento alla mia parte femminile. Tina è riuscita a dare un imprinting al suo modo di fare politica che era fatto di passione, di bellezza e di gioia nell’occuparsi degli altri, la sua perenne preoccupazione è stata come aiutare le persone. Oggi questo manca nei politici. Intendere la politica come qualcosa al servizio degli altri è la lezione più bella che possiamo cogliere di Tina Anselmi”.
La sceneggiatrice Monica Zapelli ha raccontato come ha lavorato alla sceneggiatura del film: “La sfida era non lasciare indietro nessun aspetto perchè Tina in ogni fase della sua vita ha fatto qualcosa di importante, da ragazzina diventa partigiana, da sindacalista si occupa delle donne operaie, quindi diventa Ministro, poi Presidente della Commissione di inchiesta sulla loggia massonica P2. Ogni volta che si è trovata di fronte un compito ha fatto qualcosa di significativo e aveva una grande passione e amore per la democrazia. E’ il filo rosso che tutti abbiamo cercato di rispettare, non considerare la democrazia solo uno strumento utile ma anche un dovere. Da un lato c’era questo ottimismo veneto nel fare ma anche la fatica di difendere la democrazia con il proprio impegno ogni giorno”.
Il film è tratto dai libri “La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi” e “Storia di una passione politica” della scrittrice Anna Vinci: “Sono emozionata e felice che sia stato realizzato questo prodotto. Ho iniziato a frequentare Tina nel 2002 e ho avuto la fortuna di conoscerla e di essere stata scelta da lei. Voglio ringraziare Maria Teresa Anselmi. Andare da Tina voleva dire avere le porte aperte e abitando vicina a sua sorella mangiavamo poi insieme. Grazie a Tina ho avuto modo di conoscere il Veneto, le donne venete di cui ha ben rappresentato la forza. Oggi non ci sono più il coraggio e la lealtà che lei adorava, detestava i tradimenti, chi veniva meno alla parola era impraticabile e poi mi ha sempre colpito questa sua curiosità, forse se le persone diventassero più curiose e meno autoreferenziali saremmo più contenti. L’Italia ha un grande debito verso questa donna. Credo che la cosa che avrebbe dato più fastidio oggi a Tina, che aveva intelligenza e cultura, sia questo uso antidemocratico delle parole. Era una ragazzina disciplinata ma ribelle, capocciona e dispettosa, vivace, ed è stata lucida fino alla fine. Era una donna che seguiva la sua fede ma la metteva in azione laicamente, anche quando firmò la legge sull’interruzione di gravidanza nonostante la DC avesse preso una posizione contraria”.

Nella foto Maria, Tina e Gianna Anselmi
Maria Teresa Anselmi ed Emanuela Guizzon, rispettivamente sorella e nipote di Tina, hanno ricordato: “Vedere realizzato questo film è stata una grande emozione perchè abbiamo rivisto la sua vita, la sua carriera. Quando ha chiuso con la politica Tina parlava con i giovani, con le scuole ed è stato il suo modo di vivere una nuova esperienza e noi eravamo contenti perchè finalmente si riposava un po’ e stava più a casa. Lei non sopportava di vedere le persone seriose e allora faceva degli scherzi come prendere l’ultimo boccone dal piatto oppure quando facevamo il picnic a Ferragosto portava sempre un cocomero. Le piaceva tanto mangiarlo con il pane e poi lo spalmava addosso a qualcuno. Aveva questa imprevedibilità e gioiosità quando si stava insieme”.

credit foto Assunta Servello
Sarah Felberbaum interpreta Tina Anselmi e ha raccontato come si è approcciata a questa donna straordinaria e come ha lavorato per vestirne i panni: “Luciano mi ha voluta e cercata ed è stata per me come una luce, non potevo deludere le sue aspettative, mi dava la possibilità di lavorare non su un aspetto estetico ma sul corpo in modo diverso, ho preso peso, mi sono trasformata e per un attore è un regalo straordinario. E’ stata una gioia infinita interpretare Tina Anselmi, io la conoscevo meno, ma mi sento molto vicina a lei, l’ho amata tanto, ho studiato tutto il materiale, ho letto il libro di Anna ancora prima di conoscerla, ho guardato le interviste video e mi sono innamorata follemente di questa donna che è un esempio, è qualcosa di raro. Ho voluto concentrarmi sulla sua purezza, sulla sua determinazione e raccontare alle nuove generazioni quello che ha fatto per trasmettere grinta e forza per continuare il suo lavoro. E’ stato difficile in un film concentrare tutta la sua storia ma magari può essere uno spunto per studiarla in modo approfondito. E’ stato un viaggio importantissimo per me. Mentre studiavo la parte più difficile era l’ultima, quella relativa alla P2, leggevo e rileggevo le parole per aver confidenza con quel concetto, con quel linguaggio, per capire quello che stavamo raccontando. Il momento più emozionante è stato il momento del rapimento di Moro e poi la scoperta della sua morte. In quel frangente Tina Anselmi mostra un’umanità e una sensibilità diverse perchè nel resto del film mi sono concentrata di più su questa forza e volontà di non fermarsi mai. E’ stato un dono meraviglioso conoscere una donna che a 16 anni torna a casa e dopo aver visto dei giovani partigiani impiccati capisce che bisogna agire. Io 16 anni non avrei mai avuto neanche la forza per immaginare un percorso, e da lì in poi non si è mai fermata. E’ affascinante come storia di una donna e sono orgogliosa di impersonarla. Questo film magari può accendere qualche lampadina nel raccontare una donna che con estrema grazia e grandissima forza ha fatto politica”.
di Francesca Monti
