“Essere figli d’arte è un’arma a doppio taglio, ci sono degli aspetti positivi ma anche dei freni psicologici, senti questo peso, la paura del confronto, l’aspettativa da parte degli altri. Io ho faticato a capire cosa volessi veramente, ma poi ci sono riuscita attraverso un lavoro di introspezione”. Eugenia Costantini ha respirato il profumo dell’arte fin da piccola, e dopo essersi posta molte domande ed essersi messa in gioco, grazie al talento, allo studio, alla determinazione si è affermata come attrice, prendendo parte a film di successo come “Manuale d’amore”, “Maraviglioso Boccaccio”, “Una famiglia perfetta”, “La tristezza ha il sonno leggero”, “Santa guerra”, e a serie tv quali “Speravo de morì prima” e “Boris 4”.
E’ nella giuria dei cortometraggi alla diciottesima edizione di “Immaginaria – International film festival of lesbians & other rebellious women”, in programma dal 20 al 23 aprile al Nuovo Cinema Aquila di Roma, sarà tra i protagonisti della seconda stagione della serie “A casa tutti bene”, in onda dal 5 maggio su Sky, e ha appena finito di girare il suo primo cortometraggio da regista dal titolo “Niente”, come ci ha raccontato in questa intervista.
Eugenia, è in giuria nella sezione cortometraggi di “Immaginaria”, il primo festival internazionale di cinema indipendente a tematica lesbica e femminista in Italia. Com’è nata questa partecipazione?
“Ho aderito subito perché è un privilegio prendere parte alle giurie e vedere moltissime opere belle e interessanti, che provengono da tutto il mondo, di generi diversi. E’ stata una grande occasione”.
Cosa l’ha colpita dei film in gara?
“Sono opere di grande livello, girate e recitate benissimo, che affrontano lo stesso tema da molteplici e diverse angolature, e mostrano i differenti tipi di culture. Un corto ad esempio proviene dal Marocco, un altro dalla Nigeria, ed è molto arricchente e toccante perchè spazi tra tantissime realtà che magari non conosci”.

Ha girato come regista il suo primo corto dal titolo “Niente”, che esperienza è stata?
“E’ stata un’esperienza forte e assurda. Nonostante sia cresciuta sul set e reciti da tantissimi anni non avevo capito quanto fosse faticoso il lavoro di regista. Sono rimasta sconvolta nel senso che è un impegno mentale gigantesco, ma è anche super stimolante. Sono stata fortunata, ho avuto l’opportunità di raccontare una storia che parte da idee personali, da ricordi, e di poterla far vivere grazie alla collaborazione di una troupe fantastica. Ora mi sto occupando della fase di montaggio per arrivare al risultato migliore possibile”.
Come mai secondo lei viene dato così poco spazio in Italia e nel mondo ai film diretti da registe donne?
“Non me lo spiego, umanamente parlando. Posso capire se guardo alla storia della nostra società e alla condizione della donna in generale, da un punto di vista storico e sociologico ci sono spiegazioni che esperti darebbero meglio di me. Le donne su tante cose hanno una marcia in più, invece vengono messe in disparte e hanno meno occasioni di avere ruoli decisionali, di esprimersi. Ogni conquista che viene fatta è un passo avanti ma c’è ancora tanta strada da fare”.
In effetti c’è ancora tanto da migliorare se pensiamo anche ai Paesi del mondo in cui le donne si vedono negare diritti e libertà…
“Siamo una società in generale arretrata, basata su fondamenti sbagliati, su usurpazioni senza senso. Il mondo ha fatto passi da gigante, ad esempio con il progresso della scienza, com’è possibile che siamo ancora indietro su certe cose e che vengano negati i diritti e la libertà? Per questo bisogna combattere senza tregua”.

Eugenia Costantini con Laura Morante – credit foto Fabrizio Cestari
E’ cresciuta respirando arte, qual è stato il momento in cui ha capito che avrebbe voluto fare l’attrice?
“Da piccola avevo recitato a teatro e in alcuni film ma lo percepivo come un gioco, andavo a vedere i miei mentre facevano le prove, era l’ambiente naturale in cui sono cresciuta. Dopo i venti anni, quando ho iniziato a maturare delle idee, ero spaventata dal fatto che recitare potesse diventare una professione e dal riprendere le orme dei miei famigliari, avevo una forte resistenza e parecchia confusione. Tutto si è chiarito andando a studiare recitazione all’estero, questo mi ha permesso di trovare la mia dimensione personale, capire che la mia crisi interiore era fisiologica, superarla e comprendere cosa volessi davvero”.
Essere figli d’arte può rappresentare spesso un’arma a doppio taglio, per lei è stata una responsabilità o uno stimolo a fare sempre meglio questo lavoro?
“E’ vero, essere figli d’arte è un’arma a doppio taglio, ci sono degli aspetti positivi ma anche dei freni psicologici, senti questo peso, questa paura del confronto, questa aspettativa da parte degli altri, questo giudizio del mondo intero e di te stesso, che precede quello che farai o hai fatto. Io ho sofferto, ho faticato a capire cosa volessi veramente, ma poi ci sono arrivata attraverso un lavoro di introspezione. Non si deve mai smettere di lavorare su se stessi”.
Qual è il consiglio più prezioso che le hanno dato i suoi genitori (Laura Morante e Daniele Costantini, ndr)?
“Sia da mia mamma che da mio padre, con cui non sono cresciuta ma che frequento e che lavorava nell’ambiente dello spettacolo, ho assorbito molte cose, come il modo di essere, di vivere. Non siamo una famiglia d’arte ossessionata dal proprio mestiere, ognuno ha le sue passioni ed entrambi i miei genitori mi hanno trasmesso l’importanza di coltivare i miei interessi. Non si gravita unicamente intorno a questo mondo del cinema, che comunque ha le sue insidie”.

Eugenia Costantini in “Santa Guerra”
E’ stata protagonista di “Santa Guerra” di Samantha Casella, film ambientato in un non luogo e in un non tempo presentato in anteprima mondiale in un evento speciale durante la 79a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Com’è stato interpretare questa donna così particolare?
“E’ stata un’esperienza pazzesca, interpretavo una persona pazza, psicopatica e molte scene erano dentro la mia testa, mi rivolgevo spessissimo alla macchina da presa e quindi ho sviluppato durante le riprese un rapporto particolare con essa, che per me era come il pubblico a teatro, come uno specchio, come un buco nero e mi perdevo dentro questi monologhi assurdi. E’ stato fortissimo e molto interessante dal punto di vista recitativo. Un attore penso non chieda altro che sperimentare generi e ruoli diversi, quindi mi sono sentita appagata perchè non avevo mai fatto un lavoro simile né come personaggio né come tipo di realizzazione”.
Ha preso parte alla serie “Boris” nel ruolo di Cristina Avola Burkstaller. Le va di regalarci un ricordo di Mattia Torre?
“Ho lavorato con questo fantastico team per la prima volta più di dieci anni fa e sono molto legata a questa serie, c’è un rapporto famigliare e un affetto grandissimo con tutti, molti sono diventati miei amici. Mi piace quel modo così intelligente, sarcastico, ironico, pungente, con cui raccontano il mondo. Sento un’affinità speciale con loro. Domenica ci sarà una giornata in ricordo di Mattia, organizzata da sua moglie Francesca, dove leggeremo alcuni brani dei suoi libri, poi ci sarà una partita di calcio e una raccolta fondi per l’associazione che l’ha curato. Sto rileggendo i suoi testi, tutte le sere prima di andare a dormire, e sono impregnata dal suo modo di stare al mondo. Aveva una scrittura molto personale. E’ talmente crudele la vita e a volte ti lascia senza parole”.
In quali progetti sarà prossimamente impegnata?
“Il 5 maggio arriva su Sky la seconda stagione di “A casa tutti bene – La Serie”, dove interpreto Olivia, un ruolo bellissimo, per il quale Gabriele Muccino ha costruito un arco narrativo che è il sogno di qualsiasi attore, in quanto passa attraverso tutti gli stati d’animo, da ogni gamma di emozione e non mi era mai successo con un unico personaggio di attraversare tutte queste tempeste emotive e queste sfide recitative. Abbiamo visto gli episodi con il cast in privato qualche giorno fa, per otto ore di fila, con una sola pausa veloce per mangiare, ed è stato bellissimo. E poi mi sto dedicando al montaggio del corto Niente”.
di Francesca Monti
Grazie a Paola Spinetti
