“Partecipare ai Giochi di Pechino 2022 è stata l’esperienza più bella della mia vita. Dopo l’incidente pensavo solo a ritornare a vivere, ma quando sono diventato un atleta, grazie al nuoto, l’asticella ha iniziato ad alzarsi e ho raggiunto il sogno a cinque cerchi con lo snowboard”. Riccardo Cardani, per tutti Riky Freerider, atleta della Nazionale del Para Snowboard, a 17 anni ha perso l’uso del braccio destro a causa di un incidente stradale in moto. Dopo essere tornato a lavorare come impiegato ha deciso di mollare tutto e dedicarsi alla sua passione: lo sport.
Milanese, 31 anni, pratica arrampicata, ama uscire con la sua motocross, ha preso parte ai Giochi di Pechino 2022 e nello stesso anno ha centrato due terzi posti nello snowboard cross nelle tappe di Coppa del Mondo di Big White e Klõvsjo. Ora punta a ottenere nuove vittorie nella prossima stagione e a prepararsi al meglio per le Paralimpiadi invernali di Milano Cortina 2026.
In questa intervista Riccardo Cardani ci ha parlato di come si è avvicinato allo snowboard, della sua passione per la musica e per i viaggi, ma anche dell’importanza di dare maggiore visibilità al movimento paralimpico e in generale a quegli sport che sono ancora poco considerati a livello mediatico.

Riccardo, com’è nata la sua passione per lo sport?
“E’ nata da piccolo, mi piaceva giocare a basket, a pallone, andare in bici. Lo snowboard è stato uno dei primi sport un po’ pericolosi che ho iniziato a seguire in tv, su Mtv, da ragazzino ed è stato amore a prima vista perchè sei a contatto con la natura e regala tante emozioni, adrenalina, gioia. Fino ai 17 anni ho giocato a calcio, poi con l’incidente è cambiata la mia visione dello sport e mi sono avvicinato al nuoto, prima per la riabilitazione, poi è diventato uno sport vero e proprio che mi ha formato personalmente, fisicamente e mi ha reso un professionista”.
Quante ore si allena giornalmente in vista della nuova stagione?
“Cerco di dedicare allo sport più tempo possibile. Quando sono in preparazione atletica invernale mi alleno tutta la mattina sulla neve e dopo pranzo andiamo un paio d’ore in palestra, mentre in off season cerco di incastrare skateboard o wakeboard e fare attività propedeutiche allo snowboard, oltre a tanta palestra perchè c’è bisogno di forza fisica e resistenza per essere preparati muscolarmente”.
I Giochi Olimpici sono il sogno di ogni atleta, lei ha preso parte a quelli di Pechino 2022, che ricordo conserva?
“E’ stata l’esperienza più bella della mia vita. Dopo l’incidente pensavo solo a ritornare a vivere, ma poi quando sono diventato un atleta, grazie al nuoto, l’asticella ha iniziato ad alzarsi e ho raggiunto il sogno a cinque cerchi con lo snowboard. A Pechino ogni giorno era come se fossi su un altro pianeta, non mi sembrava vero. Ho vissuto bene quelle giornate anche se i Giochi si sono tenuti nel periodo del covid. Ho dato il massino, il livello era altissimo, purtroppo non ho portato a casa medaglie ma già arrivare lì è stato un traguardo enorme”.
Tra tutte le piste su cui ha gareggiato ce n’è una più congeniale alle sue caratteristiche?
“Sicuramente quella dei Giochi di Pechino 2022 era una pista incredibile perchè ci siamo confrontati con un tracciato identico a quello dei normodotati, quindi ad un livello molto alto. La difficoltà era grande, così come la velocità e il rischio era dietro l’angolo. Un’altra pista bellissima è quella di San Pellegrino dove ho gareggiato quest’anno in Coppa del mondo. Avrei potuto vincere perchè sono arrivato in finale ed ero tra i favoriti, ma ho fatto un errore grave e ho chiuso quarto. Spero di tornarci presto per rifarmi”.

Quali sono i suoi obiettivi per la prossima stagione?
“Le gare inizieranno a fine novembre, l’obiettivo è salire spesso sul podio e vincere il più possibile. Arrivo infatti da una stagione un po’ sottotono, di cambiamento e scoperta, in cui ho provato nuove tavole e attrezzature, e ho collezionato quarti posti”.
Guardando un po’ più avanti nel tempo, il 2026 sarà l’anno delle Olimpiadi di Milano Cortina, un appuntamento molto atteso…
“E’ l’occasione d’oro per provare a vincere in casa. Credo sia un’emozione incredibile avere famigliari, amici, tifosi che ti supportano. Ora non me ne rendo ancora conto ma quando arriverà il momento l’adrenalina salirà alle stelle e io farò il possibile per migliorarmi e farmi trovare pronto”.
Che ricordo ha della sua prima gara con la Nazionale Italiana?
“Indossare la maglia della Nazionale per me era già un traguardo bellissimo, importante, sentivo il peso di quella casacca e avevo il dovere di fare bene. La prima gara non è andata benissimo, all’inizio cadevo spesso, la tensione era alle stelle ma poi ho imparato a gestirla con l’esperienza. E’ stata una grande emozione”.
Dallo scorso dicembre è entrato a far parte del Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa (GSPD). Cosa ha rappresentato per lei raggiungere questo importante risultato?
“Per tutto il movimento paralimpico è stato un traguardo importante perchè ci permette di essere dei professionisti con il supporto di un corpo speciale che non è cosa da poco. Sono molto fiero di essere entrato a far parte del Gruppo Esercito, che racchiude tutte le forze speciali che aiutano l’Italia nella difesa. In questi mesi ho conosciuto non solo atleti, ma anche ex militari che sono andati in guerra a combattere, che hanno delle storie forti, generali, colonnelli ed è bellissimo imparare da loro. Voglio portare in alto sia la bandiera italiana che quella del mio gruppo sportivo”.
Dai Giochi di Londra 2012 in poi l’attenzione e la visibilità mediatica nei confronti del movimento paralimpico è finalmente aumentata, cosa manca per fare un ulteriore step?
“Il movimento paralimpico in questi anni è cresciuto molto, ci sono persone che sono state pioniere, che sono diventate dei modelli, dei supereroi per tante persone. Credo che i media debbano concentrarsi non solo sul calcio ma su tutti gli sport, dando maggiore visibilità in modo che anche un ragazzino o una ragazzina che si trova in difficoltà possa avere la possibilità di avvicinarsi a discipline che magari non conosce, che sono bellissime e possono regalare soddisfazioni alla nostra nazione, come accaduto nel 2021 in cui l’Italia ha vinto tantissime medaglie, dall’atletica al nuoto. Inoltre è importante che per ogni disciplina ci siano dei campioni che possano essere un esempio per i giovani con disabilità, che vedendoli in tv possono essere spronati a provare, a mettersi in gioco. Purtroppo in Italia si ha un po’ paura a parlare di disabilità e il disabile viene visto ancora come una persona che ha bisogno di aiuto invece bisogna far capire che siamo in grado di praticare qualsiasi disciplina. Quindi si deve cambiare la cultura dello sport e la mentalità degli italiani”.
Che ruolo possono avere le scuole in questo?
“Credo che sia fondamentale riuscire a diversificare gli sport già alle elementari e alle medie, non solo fare esercizi di ginnastica o giocare a calcio. Ci sono tante discipline da provare e si deve partire dalle scuole, infatti quando mi chiamano a raccontare la mia storia sono felice perchè vedo i ragazzini stupiti. Nove su dieci però non sanno nemmeno cosa sia lo snowboard e tantomeno lo snowboard cross, quindi c’è tanto da fare”.

Che consiglio darebbe ad un giovane che vuole praticare questo sport?
“Il consiglio è iniziare con un maestro che insegna le basi dello snowboard e da lì provare ad entrare in una pista da boarder, perchè sono due cose diverse. Prima bisogna avere la tecnica e la padronanza dell’attrezzo. Chi è più atletico e avvezzo all’equilibrio sarà facilitato ma si impara con il tempo a fare tutto. Ci sono persone che praticano il nostro sport senza una gamba, senza due gambe, con le protesi, senza mani, si rimane stupiti dalle capacità di un essere umano”.
Qual è stato il suo campione sportivo di riferimento?
“Michael Jordan è sempre stato il mio campione preferito fin da ragazzino. Tanti si sono avvicinati al basket grazie a lui. Un personaggio enorme, un grande cestista ma anche una bravissima persona”.
Tra le sue passioni c’è anche quella di suonare strumenti diversi…
“Quando ero piccolo i miei genitori mi hanno comprato una batteria e hanno visto che me la cavavo. Seguivo a orecchio le canzoni che passavano in tv e riuscivo a rifarle, anche con una chitarrina. Avevo una forte passione per la musica. Crescendo ho studiato per dieci anni batteria e con mio fratello alla chitarra abbiamo creato il nostro gruppo. Poi ho imparato da autodidatta a suonare anche il piano. La musica è quella bolla che ti distrae da tutto, in particolare nei momenti di difficoltà. Quando avevo dei forti dolori al braccio dopo l’incidente o stavo male moralmente mi isolavo e ascoltare le canzoni mi salvava, mi permetteva di ripartire. La musica fa parte della mia vita”.
Che canzoni ci sono nella tua attuale playlist?
“Sono rimasto alle canzoni che ascoltavo quando avevo 15 anni, quindi Limp Bizkit, Metallica, System of a Down. Sono cresciuto con loro, con Travis Barker, batterista dei Blink 182 e con Michael Jackson, quel ritmo funky mi ha preso tanto all’epoca e tuttora mi piace. Prima delle gare questa musica mi dà la carica e ballo come un pazzo. Faccio invece più fatica ad ascoltare i brani attuali”.
Sport estremi, musica, ma anche un grande amore per i viaggi…
“Amo prendere lo zaino, aprire la mappa e trovare un punto nascosto nel mondo per vedere se riesco ad arrivarci. Questa incoscienza mi ha portato a viaggiare da solo, a conoscere culture, persone. Sono tanti i viaggi che mi hanno cambiato e insegnato che ci sono popolazioni che non hanno niente ma sorridono comunque, mentre spesso noi ci lamentiamo per sciocchezze. Sono stato in Vietnam, al confine con la Cina, ad esempio, ospite di una famiglia per una settimana e non mi hanno fatto pagare nulla perchè gli stavo simpatico. Ora viaggio meno perchè sono concentrato sulla preparazione sportiva in vista dei prossimi obiettivi, ma appena ho un attimo di tempo cerco di organizzarmi e partire per qualche meta”.
di Francesca Monti
Grazie a Mario Mereghetti – DMTC S.r.l.
