“Ho frequentato quel dolore, la sofferenza, la morte, quindi quando ho letto la sceneggiatura del film e poi mi sono trovata fisicamente a interpretarlo avevo una dimestichezza tale che mi è venuto abbastanza naturale”. Valentina Carnelutti è l’intensa protagonista di “L’uomo senza colpa”, film di Ivan Gergolet, al cinema dal 22 giugno, distribuito da Arch Film in collaborazione con Athena Cinematografica.
Nella pellicola, ambientata a Monfalcone e incentrata sul tema dei lutti causati dall’amianto e sugli stati d’animo delle persone che hanno perso i loro cari, l’attrice dà il volto ad Angela, una vedova di 50 anni che ha perso il marito a causa di un cancro ai polmoni provocato dalle polveri di asbesto respirate quando era operaio. La donna lavora come addetta alle pulizie in ospedale, dove scopre che Francesco (Branko Zavrsan), l’ex datore di lavoro del marito, è stato ricoverato a causa di un ictus. Lì incontra suo figlio (Enrico Inserra), che rimane colpito dai modi gentili di Angela e, ignaro del legame tra i due, le propone di lavorare come badante del padre una volta dimesso. Poiché Francesco ha evitato una condanna, Angela accetta l’offerta, per punirlo, ma si rende conto ben presto di non essere in grado di fargli del male.
In questa intervista Valentina Carnelutti, con la consueta disponibilità e gentilezza, ci ha parlato del film “L’uomo senza colpa”, in cui recita in dialetto triestino e che è stato presentato in concorso al Beijing Film Festival, ma anche dei prossimi progetti.

Valentina, nel film “L’uomo senza colpa” interpreta Angela, una donna che ha perso suo marito a causa dell’amianto e che vorrebbe vendicarsi del suo datore di lavoro. Come si è approcciata a questo personaggio?
“Forse Angela è il personaggio che mi corrisponde di più, anche se non ho questa sete di vendetta né le sue perversioni sessuali, ma interpretarla è stata per me l’occasione di mettere a disposizione di questo ruolo una mole di dolore significativa che ho sperimentato nella mia vita, e dare un senso a tanta sofferenza. Per mia sfortuna ho avuto tanti lutti, malattie, difficoltà economiche, ho cresciuto due figlie da sola, il loro padre è scomparso, quindi ho avuto anni molto difficili, ma anche pieni di bellezza, di cose meravigliose, di amici straordinari, facendo un mestiere che adoro, a differenza di Angela. Ho frequentato quel dolore, la sofferenza, la morte, quindi quando ho letto la sceneggiatura del film e poi mi sono trovata fisicamente a interpretarlo avevo una dimestichezza tale che mi è venuto abbastanza naturale. Mi ricordavo molto bene come si tocca o pulisce un malato, come si solleva un anziano o come lo si accompagna sulla sedia a rotelle, come ci si sente quando si ha una figlia adolescente senza un padre. E’ stato un grande lusso poter finalmente mettere tutto questo al servizio degli altri, poter dire questo aspetto dell’esistenza lo racconto io in quanto lo conosco”.
Ci sono degli aspetti di Angela che invece ha scoperto durante la lavorazione?
“Ci sono state tante sorprese, non sapevo molto ad esempio sull’amianto ma mi sono resa conto che è soltanto una delle ingiustizie sociali, che le persone muoiono ingiustamente per tante ragioni. E’ un film in questo senso con un tema universale. Io, Branko e il regista sul set ci siamo interrogati e preparati per scoprire come si può provare un desiderio sessuale perverso, un morboso attaccamento come quello tra Angela e Gorian, che per me era sconosciuto e che ha richiesto un certo tipo di lavoro. La grande solitudine con cui questa donna si confronta credo sia la causa principale per cui può accedere a quel desiderio e poi immediatamente scacciarlo. Ho capito la natura di quel rapporto che lei intrattiene con quest’uomo giorno dopo giorno, rimanendo aperta a quello che accadeva sul set. Poi c’è stata anche una fatica fisica perchè le parole sono pochissime e c’era una preparazione da fare. Pur essendo magra e apparentemente devastata fisicamente Angela doveva rimanere forte per fare quello che era necessario”.

Valentina Carnelutti e Branko Zavrsan in “L’uomo senza colpa”
Nel corso del film ci sono alcune scene forti emotivamente, quali sono state quelle più difficili da girare?
“Ci sono scene emotivamente molto forti per il personaggio, penso ad esempio ad uno dei funerali, oppure quando Angela lava Gorian nella piscina, però non necessariamente sono le più difficili da girare. Paradossalmente a volte è più complicato interpretare un pranzo in cui apparentemente non accade nulla, perchè in quel niente devi far arrivare quello che stai pensando, sentendo, soffrendo, quello che vorresti dire ma non stai dicendo e lo fai con la pulizia dell’angolo della bocca con il tovagliolo, o masticando il boccone a un ritmo leggermente diverso da quello che uno si aspetterebbe, o inclinando il collo in avanti a significare una tensione, quando in quel nulla devi veicolare dei messaggi, dei contenuti. Forse la più grande difficoltà era riconnettersi con quello che era accaduto prima, mantenendo la plausibilità della narrazione, camminare sul filo dei sentimenti, degli stati d’animo. Durante le riprese mi sono anche rotta l’osso sacro cadendo ma eravamo alla fine del film e non volevo bloccare la produzione per cui l’ho detto solo all’ultimo e ho girato per cinque giorni in quelle condizioni”.
Ne “L’uomo senza colpa” recita in dialetto triestino…
“Non lo conoscevo assolutamente. Tre settimane prima dell’inizio delle riprese Ivan mi ha detto che gli sarebbe piaciuto che alcune battute fossero recitate in dialetto e quindi mi ha dato il numero di telefono di una persona che fa teatro dialettale. Io sono pignola e mi sono messa a studiare, poi due giorni prima di andare sul set il regista mi ha comunicato che avremmo girato tutto il film in triestino. Io parlo cinque lingue e vari dialetti (milanese, siciliano, napoletano, bolognese, toscano) e quindi alla fine me la sono cavata però non è stato semplice. Quando abbiamo fatto gli incontri con il pubblico per la proiezione del film a Monfalcone, Gorizia, Trieste uno dei più bei complimenti che ho ricevuto da diverse persone è stato che parlavo come la loro nonna o la loro tata”.
“L’uomo senza colpa” è dedicato alle vittime dell’amianto, quanto è importante che il cinema e le arti in generale affrontino queste tematiche purtroppo sempre attuali?
“Penso che le arti debbano avere questa funzione sociale. Viva il cinema di intrattenimento ma anche i film che si prendono la responsabilità di parlare di argomenti che a volte non vengono affrontati. In questo senso credo che “L’uomo senza colpa”, oltre all’evidente tema dell’amianto ne abbia un altro che soggiace, quello della pace. Mi sembra infatti che in qualche modo, guardandolo nel suo insieme, emergano la questione dell’accusa e della possibilità della vendetta ma anche del riconoscimento dell’errore e del perdono e in questo senso interroga lo spettatore sulla possibilità della pace, del perdonare quando ci sono delle offese così gravi come l’omicidio e la morte, del domandarsi se abbia senso vendicarsi. Viviamo in un mondo in cui ancora ci sono le guerre, quindi credo che attraverso le arti si possano mandare messaggi sociali, e che sia necessario e interessante farlo in maniera non necessariamente esplicita. E’ un film che racconta le conseguenze che una tragedia così grande ha sulla psiche delle persone”.

credit foto Azzurra Primavera
Il film è stato presentato in concorso al Beijing Film Festival. Che emozione è stata?
“In Cina l’amianto è ancora legale, quindi è stato toccante e commovente portarlo al Festival di Pechino in quanto in sala c’erano parecchi spettatori che avevano un parente, un genitore, una sorella affetti da malattie legate all’amianto. Ho fatto anche il mio discorso di presentazione in cinese, dopo essermi preparata con una maestra. La cosa straordinaria è stata il rapporto con il pubblico entusiasta, generoso, attivo. Spesso si pensa che un film in dialetto, ambientato in Friuli, in un paesino al confine con la Slovenia, magari non possa destare interesse in un Paese tanto lontano da noi anche culturalmente, invece più sei specifico e preciso nella narrazione di un sentimento più quella dinamica diventa universale e viene riconosciuto persino dall’altro lato del mondo. “L’uomo senza colpa” è stato presentato anche a Tallinn, a Bari al Bif&st dove ha vinto il premio Ettore Scola come miglior film, ora è a Valencia, poi quest’estate sarà in Slovenia, Croazia e nei festival balcanici e in autunno arriverà in Francia. In Italia resterà nelle sale cinematografiche finché il pubblico andrà a vederlo”.
In quali progetti sarà prossimamente impegnata?
“Teoricamente dovrebbero iniziare in autunno, in Sardegna, le riprese del nuovo film di Enrico Pau, di cui sarò la protagonista. Abbiamo già lavorato insieme in passato quindi sono molto felice di essere diretta nuovamente da lui. E poi sto cercando un produttore per una mia opera, ma non è semplice trovarlo. Si tratta di un film vagamente autobiografico ambientato negli anni Ottanta”.
di Francesca Monti
credit foto Azzurra Primavera
Grazie a Paola Spinetti
