L’hotel San Domenico di Taormina ha ospitato, nell’ambito di Taobuk 2023, l’incontro intitolato “Il giallo dell’albero della Vita”, che ha avuto al suo centro l’intervento di David Quammen –premiato con il Taobuk Award for Science 2023 al Teatro Antico di Taormina-, movendo dal ritrovamento, avvenuto nella Pasqua del 2022, del “taccuino B” in cui Charles Darwin aveva descritto l’albero della vita.
Altri ospiti illustri sono stati Telmo Pievani, filosofo ed evoluzionista, nonché titolare della prima cattedra italiana di filosofia delle scienze biologiche all’Università di Padova, Massimo Sideri a cui è stata affidata la moderazione dell’evento, professore di Storia dell’innovazione all’Università Luiss di Roma, ed inviato ed editorialista sui temi di scienza, innovazione e tecnologia per il Corriere della Sera.

Quammen, saggista e divulgatore di Cincinnati (USA), è divenuto noto in tutto il mondo nel corso della pandemia di COVID-19, per il suo lavoro di diffusione della scienza per il suo libro “Spillover”( 2013), che era un’inchiesta incentrata su interviste a virologi e scienziati. In Spillover Quammen aveva presagito una pandemia zoonotica, addirittura preconizzandone una, in un saggio dell’anno prima, che provenisse dalla Cina.
Sideri ha introdotto i due divulgatori mettendo l’accento sulla capacità di entrambi di creare una catena di trasmissione tra conoscenza e società. Il mestiere di colui che diffondeva la conoscenza in passato era considerato come una professione di serie b mentre spesso ha aperto gli occhi anche alla gente comune sulla strada del sapere e per scoprire i misteri del mondo reale, come ha fatto anche Darwin. Quammen ha affermato come il ruolo del diffusore dei contenuti scientifici sia quello di fra comprendere che la scienza sia un cammino di evoluzione fatto di tentativi, prove positive e negative, di collaudi che spingono l’umanità sempre più verso la comprensione del mondo fisico. Lo stesso Quammen ha asserito di essersi approcciato alla conoscenza prima attraverso la letteratura (ha conseguito la laurea a Yale, studiando proprio letteratura a Oxford) e come appassionato di romanzi, poi come osservatore della natura, ampliando le sue conoscenze specifiche proprio in questo ambito e divulgandone gli aspetti scientifici.
Pievani ha posto al centro del suo argomentare il fatto che la condivisione del sapere vada incontro ad un esercizio di scetticismo generale. Questo avviene anche perché spesso si arrivano a cogliere determinati concetti più facilmente e più velocemente con l’immaginazione ( Sideri, assecondando questa linea di pensiero, ha definito come necessaria una sorta di “pedagogia dell’immaginazione” per comprendere la scienza) e l’intuizione piuttosto che con i dati organizzati che, in taluni casi, sono, rispetto a queste ultime, susseguenti . Infatti i modelli matematici possono supportare “l’intuizione” dei meccanismi che governano i fenomeni reali prima ancora che essi vengano riscontrati in natura, come nel caso dei buchi neri o del Bosone di Higgs. O come per la teoria dell’evoluzione di Darwin. E la scienza, ha detto lo stesso Pievani, va comunicata anche nelle sue incertezze senza mai assecondare il desiderio di certezze del pubblico.
Tornando all’occasione di quest’ incontro che è stata data, oltre che dal discettare sul ruolo della comunicazione della scienza in quanto tale, anche dal caso del taccuino b di Darwin, Quammen ha spiegato di avere scritto sulla vita di Darwin e di aver compreso come lo scienziato britannico sentisse il il fardello di alcune teorie mai proposte prima. Nel corso della determinazione delle sue teorie Darwin stesso era in preda a dubbi e nelle sue note sulla trasmutazione non scriveva ancora di evoluzione. Stiamo parlando di un giovane uomo vittoriano che si poneva delle domande per le quali non aveva ancora risposte chiare (ad esempio: se si introduce un gatto in un’isola deserta cambierà?).

Pievani, che ha scritto un libro sui taccuini segreti di Darwin, scritti tra il 1836 ed il 1844 (“La Scoperta tra scienziati e bambini, il caso dei taccuini giovanili di Charles Darwin“, coautori Marcello Sala ed Emanuele Serrelli) ha affermato come Darwin avesse compiuto un viaggio mentale d’intuizione, trasposto nei suoi taccuini, che lo condusse pian piano verso il concetto di evoluzione, attraverso l’uso della metafora. Per Darwin il metodo scientifico era costituito dalla connessione di fatti sparsi. E’ seguendo questo suo percorso che nel 1937, a 27 anni, scrisse l’albero della vita nel taccuino ritrovato lo scorso anno, sviluppando ulteriormente la sua teoria nel taccuino successivo. Di questi lavori egli fece una sintesi nel 1842 che venne pubblicata nel 1859. Per vent’anni non rese quindi note le sue ipotesi, forse per mancanza di prove definitive o perché i suoi colleghi e maestri non avrebbero accettate quelle sue idee.
Idee che pur non spiegando l’esistenza dei virus – solo nel secolo successivo si sarebbe parlato di questo concetto – aiutano a comprenderne lo sviluppo, in quanto il processo evolutivo riguarda anche essi e quindi occorre stare attenti ai mutamenti a cui sono soggetti quelli conosciuti ed alle possibili dinamiche che possono farne sorgere di nuovi, soprattutto in una possibile prospettiva di salti di specie verso l’uomo. Quammen, autore anche di Senza respiro, in cui il divulgatore statunitense ci ricorda come i virus sono “angeli neri dell’evoluzione”, ci ricorda proprio questo e lo comunica senza paura di far conoscere le posizioni ed i timori della scienza.
di Gianmaria Tesei
