“Samantha fa la dura, sembra che abbia la vita tra le mani, in realtà è una persona fragile e ha delle sofferenze interne che reprime e che esprime con i tatuaggi sulla sua pelle e su quella degli altri”. Daphne Scoccia è tra i protagonisti di “Rido perché ti amo”, il nuovo film di Paolo Ruffini, nelle sale italiane da giovedì 6 luglio, distribuito da Medusa, Pegasus e Videa.
La giovane e talentuosa attrice veste i panni di Samantha, detta Sam, una tatuatrice che dispensa consigli d’amore, della quale si innamora Ciro (Paolo Ruffini).
“Rido perché ti amo” racconta storie, anche d’inclusione, in cui tanti possono immedesimarsi. Parallelamente alle vicissitudini amorose di Leopoldo (Nicola Nocella) e Amanda (Barbara Venturato), troviamo infatti le vicende della Piazza: un espediente di scrittura che permette di coinvolgere tante e diversificate personalità, in modo da sottolineare come la ricchezza delle idee derivi dal confronto.
Daphne Scoccia, dopo il debutto cinematografico in “Fiore”, che le è valso la nomination come miglior attrice ai David di Donatello 2017 e la vittoria del Premio Biraghi, ha preso parte ai film “Il colpo del cane”, “Nel Bagno delle Donne”, “Niente di Serio”, “Umami”, “Lontano, Lontano”, “Palazzo di Giustizia”, “La dérive des continents (au sud)” di Lionel Baier, “I Nostri Ieri” e alla serie “Nero a metà”.

Daphne, in “Rido perchè ti amo” interpreti Samantha, detta Sam, una tatuatrice che dispensa consigli d’amore. Come hai lavorato per entrare nel personaggio?
“Con Paolo Ruffini, Nicola Nocella e Barbara Venturato, prima di iniziare le riprese, ci siamo incontrati, parlati, conosciuti, siamo andati a cena, abbiamo lavorato tanto insieme. Io cerco sempre di tirar fuori qualcosa di mio dai personaggi che interpreto, di trovare dei punti in comune. Samantha fa la dura, sembra che abbia la vita tra le mani, in realtà è una persona fragile e ha delle sofferenze interne che reprime e che esprime con i tatuaggi sulla sua pelle e su quella degli altri. Il nostro corpo del resto è un po’ come un diario sul quale lasciamo dei segni”.
Come ti sei trovata ad essere diretta da Paolo Ruffini?
“Mi sono trovata molto bene, Paolo è una persona alla mano, umile, non ha peli sulla lingua, e questo aiuta a prendere confidenza e a lasciarsi andare”.
“Rido perchè ti amo” ci ricorda l’importanza di valori quali l’amore, l’amicizia, le promesse. Quanto sono importanti per te?
“Per me sono molto importanti. L’amore in particolare è alla base di tutto, è il motore della vita, è ossigeno. Amore in senso universale, verso la persona che hai accanto, per gli animali, per gli esseri viventi, compresi gli alberi, senza amore si muore dentro. E’ importante anche amare se stessi, io ho faticato molto nella mia vita e sto imparando ora a usufruirne”.

Daphne Scoccia in una scena del film “Rido perchè ti amo” – credit foto ufficio stampa
Il film si apre con la frase di Antoine de Saint-Exupéry: “il bambino che eri sarebbe orgoglioso dell’adulto che sei diventato?”. Allora ti chiedo se la bambina che eri sarebbe orgogliosa dell’adulta che sei diventata?
“La bambina che ero è ancora dentro di me, penso sia orgogliosa in parte e al contempo impaurita, sta aspettando qualcosa in più e non è totalmente felice. Un po’ mi dispiace e mi fa sentire in colpa, essendo adulta, perchè non riesco a dare alla mia me bambina lo spazio e quello che vorrebbe”.
Cosa manca per renderla completamente felice?
“Manca la sicurezza nelle mie capacità, nei confronti di me stessa, che tante volte non riesco a far emergere per paura di sbagliare, di non essere all’altezza. Per me era impensabile ad esempio fare l’attrice…”.
Ma poi sei stata scoperta dal regista Claudio Giovannesi e dalla responsabile casting Chiara Polizzi e hai debuttato nel film “Fiore” che ha segnato l’inizio della tua carriera attoriale…
“E’ stata una serie di coincidenze fortunate. Facevo la cameriera in un’osteria, era venerdì e io di solito nel weekend ero di servizio a cena. Quel giorno invece ho lavorato a pranzo. Chiara e Claudio sono venuti a mangiare lì per la prima e ultima volta, perchè solitamente pranzavano in un bar vicino all’ufficio casting, e a fine servizio mi hanno fatto delle domande e chiesto se avessi fatto teatro, in quanto cercavano la protagonista del film da sei mesi. Il giorno dopo mi hanno contattato per un colloquio e abbiamo scoperto che avevo dei punti in comune con il personaggio di Daphne. Due settimane e mezzo più tardi sono stata catapultata sul set. Avevo dei grossi vuoti emotivi e faticavo ad esprimermi, inoltre odiavo e ancora oggi non mi piace molto stare al centro dell’attenzione e parlare in pubblico, ma sono andata contro me stessa. Volevo un cambiamento drastico, non sapevo in che modo sarebbe arrivato, però sentivo che qualcosa sarebbe accaduto. Ho pensato che non potevo perdere l’occasione, così sono uscita dalla mia comfort zone per scavallare il loop in cui ero e cambiare in meglio la mia vita. E poi recitare è stato terapeutico, mi ha aiutato molto ad imparare ad esprimermi”.

“Fiore” è stata poi presentato sulla Croisette alla Quinzaine des Realisateurs ed è stato tra i film più applauditi dell’edizione del Festival di Cannes 2016…
“Sono passati quasi otto anni e ancora non ci credo, sono stata a Cannes, candidata ai David di Donatello, ho vinto diversi premi… Io ero abituata non agli elogi ma alle critiche, ai giudizi negativi, i complimenti mi mettevano a disagio e mi sembrava tutto impossibile”.
Recentemente ti abbiamo vista anche nel ruolo di Ottavia nella serie “Nero a metà”…
“E’ stata la mia prima serie continuativa e si è creato un bel rapporto con Claudio Amendola, che mi chiama “Piccolè”. Si lavora bene con lui perchè è una persona seria ma al contempo ci si diverte, si scherza. Sono contenta di aver avuto con questo personaggio un riscontro positivo da parte del pubblico, tanto che le persone mi riconoscono dalla voce”.
Con quali registi ti piacerebbe lavorare?
“Mi piacerebbe lavorare con Xavier Dolan o con Céline Sciamma”.
Un ruolo che vorresti interpretare…
“Mi piacerebbe interpretare una bad girl oppure una pugile come quella di Million Dollar Baby, ma anche un’attivista che magari non c’è più, come Marielle Franco”.

In quali progetti sarai prossimamente impegnata?
“Ho girato “Il meglio di te”, film di Fabrizio Maria Cortese dove sono coprotagonista con Maria Grazia Cucinotta, Vincent Riotta, Anita Kravos, e un corto di Chiara Sfregola, “Sei mesi dopo”, con Greta Scarano e Marco Rossetti”.
Che esperienza è stata invece quella in “The way of the wind”, film di Terrence Malick?
“E’ stata un’esperienza particolare e molto breve. Ho saputo due giorni prima dell’inizio delle riprese che avrei interpretato l’assistente di produzione di un regista italiano. Abbiamo girato a Cinecittà, il film è ambientato nella Roma antica”.
Sei stata protagonista di diversi videoclip musicali, da A forma di fulmine de Le luci della centrale elettrica a Scusate se non piango di Daniele Silvestri. Qual è il tuo rapporto con la musica?
“Non potrei vivere senza la musica, è parte integrante della mia vita. Ascolto di tutto, da Chopin ai Slipknot, da Claver Gold a Salmo, da Mina e Luigi Tenco a De Andrè e Guccini, fino ai Radiohead che sono il mio gruppo preferito da sempre. Non posso uscire senza cuffiette, mi piace molto camminare e crearmi il mio viaggio interstellare attraverso le canzoni”.
di Francesca Monti
Si ringrazia Sara Castelli Gattinara – Other Srl
credit foto Roberta Krasnig
Styling Other Agency
Total look Malloni
