Intervista con Andrea Bosca, in scena a Porto Tolle nell’ambito di “Tra Ville e Giardini” con “La luna e i falò”: “Viaggiando ho imparato a comprendere sia il bisogno di tornare nel mio paese che di andare via”

“La scrittura di questo spettacolo parte dalla necessità di affrontare un testo che per me e la mia famiglia ha avuto un grande valore”. Andrea Bosca, tra i protagonisti dell’edizione 2023 di “Tra Ville e Giardini”, la rassegna culturale itinerante della Provincia di Rovigo ed Ente Rovigo Festival, porta in scena per la prima volta in Veneto “La luna e i falò” di Cesare Pavese, diretto da Paolo Briguglia, con la produzione indipendente di Bam Teatro, martedì 18 luglio, alle 21.30 nella piazza di Largo Europa a Ca’ Tiepolo in Porto Tolle (Ro).

Ambientato a ridosso della Liberazione, nelle Langhe sventrate dalla guerra appena terminata e dalla miseria, racconta del ritorno a casa di Anguilla (del protagonista si conosce solo questo soprannome), emigrato in America dove ha fatto fortuna. Il suo è un viaggio a ritroso, tra i luoghi e le tracce dell’infanzia, che prova a riannodare tra memorie sbiadite ed emozioni perse, nel tentativo di riappropriarsi di una identità e sentirsi parte di una comunità originaria.

Una storia di partenze e di ritorni, che ben si ritaglia per il Polesine, terra che ha visto partire intere famiglie, in diverse ondate migratorie da fine Ottocento agli anni ’50 del Novecento, prima verso l’America latina, poi verso l’Agro Pontino e, dopo la famigerata alluvione del 1951, verso l’allora triangolo industriale (Prenotazione biglietti su diyticket.it, acquistabili anche in loco, dalle ore 20 fino esaurimento posti).

Attore di grande versatilità, che il pubblico ha apprezzato recentemente nei film “Romanzo radicale”, “Cacciatori del cielo” e “Trafficante di virus” oltre che in serie italiane e internazionali, in questa intervista ci ha parlato di come si è approcciato al romanzo di Pavese, delle tematiche insite in questo testo, ma anche dell’associazione #Everychildismychild.

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Andrea, il 18 luglio porterà in scena a Porto Tolle (Ro) nell’ambito del festival “Tra Ville e Giardini” lo spettacolo “La luna e i falò”, di cui firma anche l’adattamento. Come si è approcciato all’opera di Cesare Pavese?

“La scrittura di questo spettacolo parte dalla necessità di affrontare un testo che per me e la mia famiglia ha avuto un grande valore. Vedevo sempre questo romanzo sul comodino di mio nonno che lottava contro un male molto difficile da sconfiggere e che amava ritornare ai suoi posti e alla sua campagna, essendo stato un contadino, magari anche solo attraverso l’immaginazione e la penna di Pavese, quando non poteva andarci direttamente. A 40 anni come Anguilla anch’io avevo girato un po’ il mondo, provenivo da quei posti, da Canelli, dalle Langhe piemontesi, e curiosamente avevo gli stessi interrogativi. Mi chiedevo infatti cosa fosse un paese, perché ti richiamasse e al contempo avessi voglia di andare per il mondo, di conoscere posti nuovi, sentivo molto vicino questo messaggio che c’è sotto al testo e ho deciso di raccontarlo”.

La regia è affidata a Paolo Briguglia, nella costruzione dello spettacolo su quali aspetti del testo avete puntato il focus?

“Con Paolo è stato bello confrontarsi nella maggior distanza possibile a livello geografico in quanto lui è siciliano ed io piemontese ma anche nella maggior vicinanza perchè abbiamo un sentire comune molto forte su questi temi. Credevo che sarebbe stato difficile raccontare un testo circolare, non cronologico per il teatro dove invece è necessario un minimo di storia, una consequenzialità che permettesse alle persone, anche se non hanno letto il libro, di capire quello di cui stavamo parlando. Questo era il nostro obiettivo. Allora abbiamo cominciato a spostare dei pezzi, facendo un lavoro di taglia e cuci e di riscrittura ma sempre molto fedele alle parole e ai versi dell’autore, mantenendo la sua poesia in prosa, così come il fatto che Anguilla parli in prima persona durante tutto il testo. Pavese ne “La luna e i falò” dà voce a un contadino ma dietro c’è un grande scrittore, un Orazio che affronta temi universali e che si rivolge a chiunque. E’ la bellezza della semplicità delle parole di un ragazzo come Anguilla, che non ha studiato ma ha vissuto il mondo, che ci permette di essere poetici e di portare avanti una storia a volte anche molto dura, rendendola fruibile a tutti. Il lavoro di riscrittura è stato fatto in due stadi e il testo viene riaggiustato continuamente. La cosa bella è che lo spettacolo per metà viene creato dall’immaginazione e dalla fantasia dello spettatore”.

La luna e i falò ph Giovanni Canitano

Andrea Bosca e Paolo Briguglia – credit foto Giovanni Canitano

“La luna e i falò” affronta temi universali e sempre attuali, dal senso di smarrimento dell’uomo al tentativo di riappropriarsi della propria identità…

“E’ vero, sono temi universali e sempre attuali. Poi ce ne sono anche altri fondamentali per l’uomo, come chiedersi da dove vengo, cosa conta davvero e cosa resta nella vita, cosa facciamo per gli altri, specialmente per chi vive in miseria, per i più fragili. Sono domande che dobbiamo affrontare e da cui non possiamo scappare, Pavese non ha scritto qualcosa da cui si possa evadere. Anguilla è un orfano che è stato adottato da una famiglia in quanto riceveva dei soldi dall’ospedale di Alessandria, poi è andato in America, ha fatto fortuna. Quando torna nel suo paese e incontra un ragazzino sciancato, Cinto, che ha problemi psicologici enormi, che si trova in una situazione di povertà che ricorda quella di molte persone che hanno grandi qualità umane ma non hanno i mezzi per sostentarsi, non riescono ad essere felici, si rivede in questo giovane e gli tende la mano. Anguilla infatti dice: Non bisogna dire gli altri ce la facciano, bisogna aiutarli, perché siamo tutti uomini”.

Nel testo di Pavese è presente anche il tema della violenza sulle donne, che però sono solo evocate, non sono personaggi in presenza, ma in assenza… 

“Il rapporto di Pavese con le donne è stato sempre un po’ controverso. Nelle colline piemontesi da cui provengo, cinquanta anni fa la situazione era quella contro cui ci battiamo oggi. Era presente il patriarcato, la violenza sulle donne e la loro uccisione era purtroppo quotidiana ma queste notizie non finivano sui giornali perchè era considerata una cosa normale. Oggi, al netto di tutto, non viviamo sicuramente in un tempo bello ma il fatto che cerchiamo costantemente di evolverci e migliorarci ha permesso di far emergere il dramma dei femminicidi e delle violenze”.

Quanto sono importanti per lei le radici e cosa ha scoperto nei viaggi che ha fatto?

“Le radici sono importanti perchè ti danno la possibilità di viaggiare sapendo che hai appreso delle cose, che hai dei valori e che non ti farai trascinare in situazioni sbagliate. Io ho viaggiato soprattutto per lavoro, ho imparato ad ascoltare, a comprendere sia il bisogno di tornare nel mio paese sia di andare via, e ho capito che come dice Pavese “tutte le carni sono buone e si equivalgono” perchè quello che desideriamo ci accomuna. Infatti ognuno di noi vorrebbe essere ricco, innamorato, fare fortuna… la luna c’è per tutti, così come ci sono le piogge, le malattie. Il fatto di desiderare qualcosa che non si ha è un tema importante ne La luna e i falò”.

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credit foto Franco Rabino

Anguilla, che ha girato il mondo e ha fatto fortuna, è legato da una profonda amicizia a Nuto, il falegname del Salto, che non se n’è mai andato veramente dal paese…

“Le persone che sono rimaste al paese o che sono andate alla scoperta del mondo avevano entrambe un compito. Due grandissimi amici si ritrovano nella confessione finale di Nuto che racconta ad Anguilla quello che è successo durante la guerra, che non ha avuto il coraggio di confessare a nessuno per venti anni. Ciò che viene detto non è per niente tranquillizzante, accomodante ma viene messo sul piatto dai due uomini, che ci mostrano anche l’abbruttimento della gente a causa del conflitto. Ci sono persone che amano la vita e riescono a goderne, altre invece no, come le donne che non erano più contadine e non erano ancora vere signore e stavano male perchè si trovavano ad attraversare una crisi di identità in un momento di passaggio e non sapevano chi fossero”.

A proposito di aiutare chi è in difficoltà, è tra i fondatori dell’associazione #Everychildismychild, che crea e promuove attività, iniziative ed eventi a sostegno dell’infanzia, in particolare di tutti quei bambini che sono costretti a vivere in condizioni di profondo disagio a causa di guerre, calamità, povertà, emarginazione e malattia. Quali sono i prossimi progetti?

“Stiamo pensando di tornare di nuovo a Reyhanli, al confine siriano in Turchia, dove abbiamo realizzato la plaster school, con dei progetti che potrebbero essere adatti ai bimbi a cui ogni anno forniamo cibo e istruzione. In Italia abbiamo realizzato l’iniziativa #FacileSognare per ristrutturare degli spazi dedicati alla tutela dell’infanzia in difficoltà a Napoli, Milano e Roma. E poi c’è un progetto estero in Turchia, nelle zone colpite dal terremoto. Sono passati sei anni da quando insieme ad Anna Foglietta e a tanti altri artisti abbiamo deciso di fare qualcosa di concreto attraverso #EveryChildismychild e siamo riusciti a mantenere l’impegno. Ti faccio un esempio: nella recita di Pasqua che organizzano per noi i bambini che aiutiamo all’inizio mettevano in scena storie di ragazzi sotto le bombe, di famiglie che dovevano lasciare la casa e andarsene in un paese straniero e questo ci spezzava il cuore, ora raccontano una vita normale ed è bellissimo”.

Quali sono i suoi prossimi progetti?

“A breve prenderò parte al Pescara Liberty Festival con uno spettacolo con la regia di Eleonora Paterniti. Stiamo definendo in questi giorni i dettagli”.

Recentemente ha interpretato Marco Pannella in “Romanzo Radicale” di Mimmo Calopresti e Bartolomeo Piovesan ne “I cacciatori del cielo” grazie al quale ha ricevuto il Premio Francesco Baracca. Cosa le hanno lasciato questi due personaggi?

“Marco Pannella mi ha lasciato la sensazione di poter avere il diritto di dire quello che pensi e l’importanza di avere il coraggio di sostenere le proprie idee. Piovesan mi ha permesso di dare voce a chi non ce l’ha. E’ stato bello interpretare un uomo spinto dal motore della passione e dalla voglia di difendere i valori in cui crede”.

di Francesca Monti

Si ringrazia Beatrice Tessarin – Tra Ville e Giardini, e Bam Teatro

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