Intervista con Andrea Lo Cicero: “L’esperienza a L’Isola dei Famosi mi ha insegnato a dare ancora più valore alla vita e alle persone che mi circondano”

“Lo sport è composto da un insieme di regole da rispettare e da non bypassare, e questo mi è servito molto anche a L’Isola dei Famosi. Ho sempre cercato di essere corretto e rispettoso nei confronti di tutti”. Un passato da campione del rugby, un presente da conduttore televisivo e ambasciatore Unicef Italia e una recente esperienza come concorrente de “L’Isola dei Famosi”, Andrea Lo Cicero è un personaggio eclettico, a cui piace mettersi in gioco e sperimentare, ma anche un uomo legato alla propria terra e a valori importanti come la famiglia, l’amicizia e il rispetto verso gli altri, come ci ha raccontato in questa intervista.

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credit foto Mediaset

Andrea, è reduce dalla partecipazione all’edizione 2023 de L’Isola dei Famosi in cui si è classificato terzo. Che esperienza è stata?

“E’ stata un’esperienza forte. Durante la permanenza sull’isola ho avuto modo di riflettere su quanto la vita, in un luogo dove non ti manca nulla, sia importante, soprattutto vissuta accanto alle persone care, che siano famigliari, figli, amici, colleghi di lavoro. In quel contesto invece sei privo di cellulari, di comfort, di un luogo sicuro dove dormire, è come se la nostra vita fosse stata freezata e dovesse ricominciare, costruendoti un riparo il più confortevole possibile e procacciando il cibo. E’ un programma di sopravvivenza, chiaramente molto romanzato perchè una volta uscito ho scoperto gli altarini… (sorride). A freddo posso dire che è stato molto interessante mettermi in gioco, spogliandomi di quello che sono e che sono stato. Sono fiero dell’Andrea che ho mostrato, a me stesso innanzitutto”.

C’è un insegnamento in particolare che ha tratto da L’Isola dei Famosi?

“Sin da piccolo sono stato un volontario della Croce Rossa, ho messo a disposizione la mia persona per poter aiutare gli altri ed è stata l’esperienza più bella della mia vita, non che l’isola non lo sia stata ma è sempre un programma televisivo in cui si devono creare dei meccanismi che devono attirare una parte di pubblico. Quando ci sono state situazioni spiacevoli per dei litigi sono state accese certe dinamiche, ma io ne sono rimasto sempre fuori e mi sono messo a disposizione degli altri, non per ego personale. L’isola mi ha insegnato a dare ancora più valore alla vita e alle persone che mi circondano”.

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credit foto Mediaset

Quanto il suo passato da rugbista le è stato di aiuto?

“Lo sport è composto da un insieme di regole da rispettare e da non bypassare, e questo mi è servito molto anche a L’Isola dei Famosi. Ho sempre cercato di essere corretto e rispettoso nei confronti di tutti e di avere degli obiettivi in testa per non fare il figurante ma essere una persona presente”.

Con quali concorrenti hai stretto amicizia?

“Luca Vetrone, Marco Mazzoli, Pamela Camassa e Cristina Scuccia sono le persone che in qualche maniera sono state sempre coerenti e con cui ho legato di più. Anche con Paolo Noise, Fabio e Alessandra dei Jalisse si è creato un grande rapporto. Una volta che si sono smembrati i gruppi e le coppie c’è stata la possibilità per tutti di aprirsi e diventare un’unica squadra ed è uscita l’essenza di ognuno o comunque è iniziata una nuova fase del gioco in quanto bisognava collaborare a stretto contatto e portare avanti le giornate”.

Com’è stato il ritorno a casa?

“E’ stato un momento magico. Questo mondo ci porta a cercare sempre qualcosa di nuovo e poi magari lo accantoniamo in un cassetto senza utilizzarlo, invece bisogna vivere al meglio quello che hai. E’ stato bellissimo tornare in un luogo che è casa, dalla famiglia che hai costruito con sacrifici. Prima di partire per “L’Isola dei Famosi” ho cancellato tutta la rubrica e oggi ne ho una nuova di persone che mi hanno sempre cercato o viceversa. Questa esperienza mi ha dato modo di fare una sorta di pulizia, è stata come una rinascita”.

Parlando di rugby, come vede il futuro della Nazionale italiana? 

“La Nazionale di rugby rispetto al passato ha tanti giocatori forti, il problema è che forse non ha un vero leader ma è un gruppo di leader. Ai tempi noi abbiamo avuto la possibilità e la capacità di trasferire le qualità individuali nel paniere della squadra e questo ha portato a risultati discreti, tra cui perdere le partite ma avere lo stadio pieno. Oggi ci sono gli impianti vuoti ma si sta creando una Nazionale che più avanti probabilmente raggiungerà traguardi importanti”.

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Photo di Claudio Villa – Facebook Andrea Lo Cicero

Qual è il ricordo più bello che ha legato al rugby?

“Il giorno della mia ultima partita perchè è stata quella in cui ho giocato senza freni inibitori, senza quei pregiudizi che inconsapevolmente ti crei, senza la pressione del risultato e la paura di sbagliare. Ho espresso tutto me stesso e sono riuscito a vivere pienamente quel momento unico e irripetibile”.

In tv ha condotto i programmi “Giardini da incubo” su Cielo, “L’erba del Barone” e “L’isola del Barone” su Gambero Rosso Channel. Come sono nate le sue passioni per il giardinaggio e la cucina?

“Sono delle passioni che ho fin da piccolo, in quanto i miei nonni avevano degli aranceti e ho vissuto in campagna. Quando si preparavano le feste di Natale e Capodanno stavamo insieme e si cucinava. Essendo siciliani le nostre cene e i nostri pranzi sono quasi come dei matrimoni, quindi molto lunghi e in qualche modo bisogna contribuire. Da piccolo per curiosità guardavo quello che preparavano, poi crescendo ho iniziato a cucinare per me vivendo da solo, quindi ho frequentato l’accademia professionale del Gambero Rosso, facendo affiancamento in alcune cucine stellate. Infine ho condotto i programmi televisivi che hanno avuto un grande successo. In cucina tutti devono collaborare e occuparsi di qualcosa, un po’ come in una squadra di rugby. Se in campo si gioca per vincere la partita, in cucina il risultato è il piatto che arriva ai commensali”.

Qual è il suo piatto forte?

“I primi e i secondi, la parte dolce non mi piace. Adoro sperimentare, creare nuove ricette, preparate con parti di fermentazione. Forse il mio piatto forte è la pasta con le sarde che ricorda la tradizione della mia terra”.

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Quali sono i suoi prossimi progetti?

“Ora mi godo la famiglia. Non sto pensando a cose nuove. Inizierò a registrare un programma di cucina in onda su Antenna Sicilia tutti i giorni, con una formula diversa in cui ci saranno degli ospiti del mondo dello spettacolo, della cultura, dell’enogastronomia, si cucinerà a quattro mani e al contempo si intervisterà la persona”.

E poi a breve diventerà nuovamente papà…

“Siamo in attesa del secondo figlio, è un momento particolare perchè inevitabilmente serve una grande attenzione verso il primogenito in quanto possono nascere inconsapevolmente delle gelosie e bisogna impegnarsi ancora di più. Non si nasce genitori. Diventare papà per la seconda volta è bellissimo, soprattutto se come me tieni alla famiglia”.

A proposito di bambini, da diversi anni è ambasciatore dell’Unicef. Com’è nata questa importante collaborazione?

“Ho sempre messo a disposizione la mia persona a supporto degli altri. L’Unicef si occupa di bambini, di minori, di quella fascia di umanità che non ha aiuto né sostegno e a volte viene dimenticata perchè non riesce a imporre la propria forza. Noi, in qualità di ambasciatori, di esseri umani, dobbiamo fare in modo che questi bambini siano protetti in quanto sono delle anime indifese che hanno tanto da dare. L’Unicef fa delle grandissime battaglie. La mia collaborazione è nata grazie a Chiara Ricci che collabora con loro e mi coinvolse per un’iniziativa legata all’Aids. Poi mi hanno chiesto di diventare ambasciatore e ho iniziato a fare i viaggi sul campo, con Unicef e anche personalmente. Mi occupo in particolare di progetti legati al supporto di bambini che hanno delle disabilità, per rendere la loro vita più semplice. In Eritrea ad esempio è stato ideato The Donkeys for school Project, con degli asini utilizzati per accompagnare i bambini disabili a scuola, in modo che non vengano emarginati dalla stessa società. L’asino è presente sul territorio ed è un animale metodico in quanto si abitua al tragitto. Abbiamo effettuato il primo test con un bambino disabile che ha avuto anche un business perchè al ritorno da scuola prendeva delle taniche di acqua, una la vendeva e una la portava in famiglia e nel giro di un mese si è comprato un carretto. Da questo emergono la forza di coinvolgere le differenze e la libertà di potersi esprimere. L’inclusione è fondamentale. Nella mia vita non ho mai messo barriere e mai lo farò”.

di Francesca Monti

credit foto Facebook Andrea Lo Cicero

Grazie ad Andrea Fantacci – Vegastar S.r.l.

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