LISBONA – Un oceano di amore, di gioia, di voglia di stare insieme: Papa Francesco è stato accolto con grande entusiasmo da oltre cinquecentomila giovani che da tutto il mondo sono arrivati a Lisbona per la Giornata Mondiale della Gioventù 2023.
Alla Colina do Encontro, all’interno del Parque Eduardo VII, è andata in scena la bellissima cerimonia di accoglienza, un evento colorato e festoso, guidato dalla fede, che ha visto esibirsi diversi performers, che hanno cantato, ballato, recitato, davanti al Pontefice. Sono poi entrate tutte le bandiere dei Paesi presenti, la Croce del pellegrino e l’icona della Madonna Salus Populi Romani, che ritrae la Vergine Maria con il Bambino in braccio, e risuonate le note del fado e dell’inno ufficiale della GMG 2023 “Há Pressa no Ar”.
L’incontro è stato condotto da un’équipe legata ai Salesiani di Lisbona, composta dai membri dell’Ensemble23, un gruppo di 50 giovani di 21 nazionalità diverse, insieme alla Direzione artistica della Fondazione GMG Lisbona 2023.
La cerimonia ha visto la partecipazione del Coro e dell’Orchestra della GMG Lisbona 2023, composti da 210 cantanti e 100 musicisti provenienti da tutte le diocesi del Portogallo, diretti dal Maestro Joana Carneiro. Era presente anche il progetto Mãos que Cantam, un coro composto da sei persone sorde dirette dal direttore Sérgio Peixoto, con il supporto dell’interprete Sofia Figueiredo, che ha coreografato le canzoni nella Lingua dei segni portoghese, promuovendo l’inclusione di persone non udenti nei momenti musicali.

Il Cardinale e Patriarca di Lisbona D. Manuel Clemente ha dato il benvenuto a Papa Francesco con queste parole: “Santo Padre, è con grande gratitudine e gioia che La accogliamo in questi giorni così pieni di giovani della Chiesa e del mondo.
Pieni della moltitudine di giovani che vengono a Lisbona e nella terra del Portogallo. Una terra che è stata a lungo legata alla Sede Apostolica, che ha in Vostra Santità il suo volto attuale, così evangelicamente espressivo e convincente per i cristiani e l’umanità in generale.
Anche questi giorni avranno un programma ricco di incontri e celebrazioni, che Lei presiederà con la costante giovinezza di spirito che il tempo non Le toglie, ma anzi sottolinea e rafforza.
Grazie, Santo Padre, perché da quando abbiamo proposto di tenere qui la Giornata Mondiale della Gioventù, Lei ha sempre accolto e risposto al nostro invito con la massima benevolenza e incoraggiamento.
Abbiamo bisogno di essere rinvigoriti dalla Sua presenza e dalla Sua parola in questi giorni, affinché la bellezza del Vangelo risplenda ancora di più, qui e in tutto il mondo, in questi tempi in cui non mancano gli ostacoli allo sviluppo integrale e pacifico dei popoli e tra i popoli. Popoli di cui i giovani qui riuniti sono il volto e l’espressione eloquente e promettente, anche se provenienti da Paesi dove le difficoltà non mancano.
Non mancano gli ostacoli, ma non manca nemmeno la volontà di rimuoverli e superarli, con l’entusiasmo e l’impegno di chi vuole costruire un futuro che realizzi le aspirazioni umane e i desideri di Dio.
Fin dall’inizio del Suo pontificato, Santo Padre, Lei ha confermato che questo può accadere, essendo sempre presente dove c’è più vita da garantire e un futuro da costruire. Proprio per questo i giovani La sentono come un alleato naturale e La circondano di grande stima e affetto.
E così sarà anche per noi in questi giorni. E sono sicuro – con tutti i miei fratelli e sorelle dell’Episcopato e della Chiesa di Lisbona e del Portogallo – che la Giornata Mondiale della Gioventù che vivremo insieme in questi giorni corrisponderà al Suo costante appello per un mondo più solidale e fraterno, come la verità evangelica esige e come l’umanità più desidera.
Grazie mille, Santo Padre. Benvenuti nella nostra casa comune! Benvenuti anche a tutti voi, pellegrini di questa Giornata! Vi ho portati qui con un uguale desiderio di incontrare, condividere e celebrare ciò che più vi muove sulla strada di un futuro di solidarietà e fraternità, in ogni popolo e tra tutti i popoli. E questi giorni, come potete essere certi, saranno già l’inizio di quel futuro che state costruendo. Il motto di questa Giornata è il passo evangelico che si riferisce alla giovane Maria di Nazareth, la quale, appena concepito Gesù, lo portò in fretta da Elisabetta, sua parente. Lo portò nel suo grembo, così come voi, cari pellegrini, porterete nel vostro cuore il Vangelo della pace, da tutti a tutti. La Signora della Visitazione vi accompagna in questi giorni, affinché la vostra vita sia sempre una visita permanente a coloro che attendono il bene che porterete. Questo viaggio è il momento culminante del vostro pellegrinaggio. La vostra vita si realizzerà in pieno!”.

Papa Francesco rivolgendosi ai giovani li ha ringraziati per la loro presenza a Lisbona, ricordando che per Dio ogni persona è preziosa così com’è e di fare attenzione ai lupi nascosti dietro falsi sorrisi che ingannano e poi lasciano soli.
“Queridos jovens, boa tarde!
Benvenuti! Benvenuti e grazie di essere qui, sono felice di vedervi! Sono felice di sentire il piacevole rumore che fate e di potermi lasciare contagiare dalla vostra gioia. È bello essere insieme a Lisbona; siete stati chiamati da me, dal Patriarca – che ringrazio per le sue parole – dai vostri vescovi, sacerdoti, catechisti, animatori…. Ringraziamo tutti coloro che vi hanno chiamato e tutti coloro che hanno lavorato per rendere possibile questo incontro, e lo facciamo con un applauso! Ma soprattutto è Gesù che vi ha chiamati, quindi ringraziamo Gesù con un altro applauso!
Non siete qui per caso. Il Signore vi ha chiamati, non solo in questi giorni, ma fin dall’inizio della vostra vita. Ci ha chiamati tutti fin dall’inizio della vita, ci ha chiamati per nome. Sentiamo la parola di Dio che ci chiama per nome. Provate a immaginare queste parole scritte a caratteri cubitali; e poi pensatele scritte dentro ognuno di voi, nel vostro cuore, come se costituissero il titolo della vostra vita, il senso di ciò che siete: siete stati chiamati per nome: tu, tu, tu, tu, tu, qui siamo tutti, io, tutti siamo stati chiamati per nome. Non siamo stati chiamati automaticamente. Siamo stati chiamati per nome. Pensiamo a questo: Gesù mi ha chiamato per nome. Sono parole scritte sul cuore e pensiamo che sono scritte dentro ognuno di noi, sul nostro cuore, e che costituiscono una sorta di titolo della nostra vita. Il significato di chi siamo, il significato di chi siete.
Siete stati chiamati per nome, siete stati chiamati per nome, siete stati chiamati per nome. Nessuno di noi è cristiano per caso. Tutti siamo stati chiamati per nome. All’inizio della rete della vita, prima dei talenti che abbiamo, prima delle ombre e delle ferite che portiamo dentro di noi, siamo stati chiamati. Perché siamo stati chiamati? Perché siamo amati. Siamo stati chiamati perché siamo amati. È bellissimo. Agli occhi di Dio siamo figli preziosi, che egli chiama ogni giorno ad abbracciare e incoraggiare, per fare di ciascuno di noi un capolavoro unico e originale. Ognuno di noi è unico e originale e la bellezza di tutto ciò non si intravede.
Cari giovani, in questa Giornata Mondiale della Gioventù, aiutiamoci l’un l’altro a riconoscere questa realtà; che questi giorni siano eco vibrante di questa chiamata d’amore di Dio, perché siamo preziosi agli occhi di Dio, nonostante ciò che i nostri occhi a volte vedono. A volte i nostri occhi sono offuscati dalla negatività e abbagliati da tante distrazioni. Che siano giorni in cui il mio nome, il tuo nome, il tuo nome, attraverso fratelli e sorelle di tante lingue, di tante nazioni, in cui vediamo tanti stendardi che si pronunciano amichevolmente, risuoni come una notizia unica nella storia, perché unico è il battito del cuore di Dio per voi. Che questi siano giorni in cui incidiamo nei nostri cuori che siamo amati così come siamo, non come vorremmo essere. Come siamo ora. Come siamo ora. E questo è il punto di partenza della GMG, ma soprattutto il punto di arrivo.
Ragazzi e ragazze, siamo amati così come siamo, senza trucco. Lo capite? E siamo chiamati per nome: non è un modo di dire, è la Parola di Dio. Amico, se Dio ti chiama per nome, significa che per Dio nessuno di noi è un numero, è un volto, è un cuore. Vorrei che tutti vedessero questo: molte persone oggi conoscono il tuo nome, ma non ti chiamano per nome. In realtà, il tuo nome è conosciuto, appare sui social network, è elaborato da algoritmi che lo associano a grida e preferenze. Ma tutto questo non mette in discussione la vostra unicità, bensì la vostra utilità per le ricerche di mercato. Quanti lupi si nascondono dietro sorrisi di falsa gentilezza, dicendo che sanno chi sei ma non ti amano; fanno intendere di credere in te e ti promettono che diventeranno qualcuno, per poi lasciarti quando non sono più interessati. E queste sono le illusioni del virtuale e dobbiamo stare attenti a non farci ingannare, perché molte realtà che ci attraggono oggi ci promettono la felicità, ma poi si mostrano per quello che sono: cose vane, bolle di sapone, cose superflue, cose inutili e che ci lasciano vuoti dentro. Vi dico una cosa: Gesù non è così. Si fida di voi, si fida di ognuno di voi, di ognuno di noi, perché per Gesù ognuno di noi è importante per lui, ognuno di voi è importante per lui, e questo è Gesù.
Ed è per questo che noi, la sua Chiesa, siamo la comunità dei chiamati; non siamo la comunità dei migliori, no. Siamo tutti peccatori, ma siamo chiamati, così come siamo. Pensiamo a questo nel nostro cuore per un momento. Siamo chiamati così come siamo, con i problemi che abbiamo, con i limiti che abbiamo, con la nostra gioia traboccante, con il nostro desiderio di essere migliori, con il nostro desiderio di riuscire. Siamo chiamati così come siamo. Pensate a questo. Gesù mi chiama così come sono, non come vorrei essere.
Siamo una comunità di fratelli e sorelle di Gesù, figli e figlie dello stesso Padre. Amici, vorrei essere chiaro con voi che siete allergici alla falsità e alle parole vuote: nella Chiesa c’è posto per tutti, per tutti. Nella Chiesa nessuno è in eccedenza, nessuno è in eccesso, c’è posto per tutti. Così come siamo. Tutti noi. E Gesù lo dice chiaramente quando manda gli apostoli a chiamarli al banchetto del Signore che ha preparato. Dice: “Andate e portate tutti: giovani e vecchi, sani e malati, giusti e peccatori. Tutti. Tutti. Tutti. Nella Chiesa c’è posto per tutti. Padre, ma io sono un disgraziato, sono un miserabile, c’è posto per me? C’è posto per tutti. Tutti insieme, ognuno nella sua lingua…. ognuno nella sua lingua ripetete con me: tutti, tutti, tutti. Non riesco a sentire, ripetete: tutti, tutti, tutti. E questa è la Chiesa, la madre di tutti. C’è posto per tutti. Il Signore non punta il dito, ma apre le braccia; è curioso, il Signore non sa fare così, ma fa così, abbraccia.
Ci mostra Gesù sulla croce, che ha spalancato le braccia per essere crocifisso e morire per noi. Non chiude mai la porta, mai, ma ci invita ad entrare. Entrate e vedete, Gesù riceve, Gesù accoglie. In questi giorni, ognuno di noi trasmette il linguaggio d’amore di Gesù. Dio ti ama, Dio ti chiama. Quanto è bello questo. Dio mi ama, Dio mi chiama. Vuole che io sia vicino a lui.
Questo pomeriggio mi sono state poste delle domande, molte domande. Fare domande fa bene, anzi spesso è meglio che dare risposte, perché chi fa domande diventa “inquieto” e l’inquietudine è il miglior rimedio alla routine, a volte una sorta di normalità che anestetizza l’anima. Ognuno di noi ha dentro di sé le proprie domande. Saremo quelle domande che ci accompagnano. E saremo in dialogo comune tra di noi. Lo vediamo quando preghiamo davanti a Dio. Sorgono domande che, nel corso della vita, si trasformano in risposte. Dobbiamo solo aspettarle. Una cosa molto interessante. Dio ama di sorpresa, non è programmato. L’amore di Dio è una sorpresa. Sorprende sempre. Ci sorprende sempre, ci sorprende.
Cari ragazzi e ragazze, vi invito a pensare a questa cosa bellissima, che Dio ci ama. Dio ci ama così come siamo, non come vorremmo essere o come la società vorrebbe che fossimo. Proprio come siamo. Ci ama con i difetti che abbiamo, con i limiti che abbiamo e con il desiderio di andare avanti nella vita. Dio ci ama così. Fiducia, perché Dio è un padre.
E un padre che ci ama, e un padre che ci ama. Non è molto facile. E per questo abbiamo un grande aiuto, la Madre del Signore. Questa è anche la nostra madre. Questa è la nostra madre.
Questo è tutto quello che volevo dire. Non abbiate paura, abbiate coraggio, andate avanti, sapendo che siamo legati dall’amore che Dio ha per noi. Dio ci ama, diciamolo tutti insieme: Dio ci ama. Più forte, non ti sento (pellegrini: Dio ci ama). Qui non mi sentite (Dio ci ama). Grazie. Arrivederci”.
di Francesca Monti
