INTERVISTA CON ANTONELLA RUGGIERO, PROTAGONISTA A “TRA VILLE E GIARDINI” CON “CONCERTO VERSATILE”: “La libertà d’azione nell’arte è fondamentale”

“Sono sempre stata curiosa di vedere, di osservare, di stare insieme a persone apparentemente e culturalmente lontane l’una dall’altra ma tutte intense e interessanti. Ci sono delle narrazioni umane straordinarie da frequentare nel mondo”. Antonella Ruggiero, una delle voci più amate e straordinarie del panorama italiano, si esibirà in “Concerto versatile” il 23 agosto alle ore 21,30 sul palcoscenico palladiano di Villa Badoer a Fratta Polesine (Ro) nella serata di chiusura di Tra Ville e Giardini, la rassegna-itinerario di musica e teatro nelle ville e corti del Polesine.

Un viaggio che riassume la lunga ed eclettica carriera dell’interprete genovese, toccando tutti i suoi più grandi successi, con i Matia Bazar e da solista, spaziando anche tra la musica legata alla cultura religiosa occidentale, indiana e africana per spingersi poi nelle atmosfere di Broadway e arrivare al fado portoghese e alla canzone d’autore, scoprendo sempre nuove modalità di arrangiamento ed interpretazione.

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Antonella, il 23 agosto nella magnifica Villa Badoer di Fratta Polesine (Ro) nell’ambito di Tra Ville e Giardini porterà “Concerto Versatile”. Cosa può anticiparci?

“Sul palco con me ci saranno due bravissimi musicisti, Roberto Olzer e Roberto Colombo, e insieme al pubblico faremo un percorso vasto, un viaggio all’interno della musica, spaziando tra brani del mio repertorio e altri antichi, sacri, provenienti da luoghi lontani del mondo”.

Quanto è stato importante nella sua carriera avere la libertà di non incasellarsi o dover seguire le mode ma spaziare tra generi diversi?

“E’ motivo di vita all’interno di questa professione straordinaria, perchè la libertà d’azione nell’arte è fondamentale. Come puoi esprimerti se c’è qualcosa che ti trattiene, che ti incasella, o ti pone davanti ad una routine che ho sempre rifiutato a livello personale fin da bambina? Io sono sempre stata curiosa di vedere, di osservare, di stare insieme a persone apparentemente e culturalmente lontane l’una dall’altra ma tutte intense e interessanti. Ci sono delle narrazioni umane straordinarie da frequentare nel mondo”.

Si è esibita in posti prestigiosi, dalla Sinagoga di Berlino ai teatri, dalle chiese alle moschee, c’è un luogo in particolare che le è rimasto nel cuore?

“Ce ne sono tanti. Se pensiamo ad esempio all’Italia abbiamo posti naturali o storici dove alcune persone con grande impegno organizzano concerti dando al pubblico la possibilità di godere delle meraviglie che l’arte, unita alla natura o ai monumenti, offre creando una specie di piccola magia. Un live realizzato in un bunker di cemento armato non regala la stessa suggestione di un luogo così prezioso come può essere Villa Badoer a Fratta Polesine”.

Restando nel Veneto, ha registrato l’album “Empatia” a Padova nella Basilica di Sant’Antonio in occasione del Concerto della Pace. Che esperienza è stata?

“E’ stata un’esperienza straordinaria in tutti i sensi perchè due giorni dopo quella registrazione, dove moltissime persone sono arrivate anche da lontano e sono entrate nella Basilica, c’è stato il blocco per il primo lockdown e abbiamo poi passato due anni difficili a causa della pandemia.  Questo è un ricordo indelebile, oltre al fatto che avevo già cantato nella Basilica di Sant’Antonio e ritrovarsi in luoghi simili a fare un concerto è un privilegio, una meraviglia, qualcosa che ti resta nel cuore e nell’anima”.

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Tra i dischi che ha pubblicato c’è “Genova, la Superba”, che ricordi conserva legati alla sua città d’origine?

“Ho ricordi legati soprattutto all’infanzia e all’adolescenza in cui ho vissuto profondamente i luoghi del centro storico ma anche del Ponente Ligure, del circondario di Genova. E’ una città che ha qualcosa di speciale, tanto che i cantautori genovesi degli anni 50, 60 e 70 hanno scritto dei brani preziosi e tuttora amati perchè hanno quel carattere particolare, introverso, pensieroso, riflessivo, poco incline ad una condivisione troppo allegra della vita (sorride) che si intravvede, che si sente nei testi e nella musica. Tra mare e montagna c’è questo percorso umano che lascia dei segni”.

Come vede la musica odierna?

“La musica oggi è ripetitiva, viene proposta dalle grandi industrie e costruita in modo tale da portare il pubblico ad entrare nei grandi spazi dove avvengono i concerti. Dall’altra parte però c’è un’infinità di giovani, che magari lavorano anche in ambiti diversi, dei geni nella musica classica, dei solisti di 15-20 anni che girano il mondo, ma purtroppo non sono conosciuti dalle nuove generazioni. Bisognerebbe spiegare che non c’è solo la musica commerciale ma anche il jazz, la sperimentale, il pop. Esiste un muro tra un genere e un altro, tra la volontà di dare cultura e quella di fare soldi. Se tu hai talento ma non vuoi far parte di questa omologazione le grandi industrie nemmeno ti ascoltano perchè non guadagnerebbero nulla, questa è la cosa drammatica. Gli artisti veri esistono, così come i cantautori e le belle voci, ma se non “servono” non vengono presi in considerazione e questo è parte della nostra società, in ogni ambito. Quanti giovani laureati con menti straordinarie devono fare lavori diversi da quelli che avrebbero voluto o per i quali hanno studiato… ed è un delitto”.

Tra le collaborazioni prestigiose della sua carriera c’è anche quella con il Maestro Ennio Morricone in “And will you love me”, da lui scritta e arrangiata… 

“Ricordo che eravamo a casa sua, mi ha fatto ascoltare questa canzone molto bella che descrive il suo mondo, il suo modo di fare musica, e poi ci siamo trasferiti a Londra per la registrazione. E’ stato tutto molto veloce. Il Maestro Morricone era un signore gentile, di altri tempi, che nonostante la grande bravura è sempre stato tranquillo nel suo campo facendo opere d’arte musicali. Rappresenta l’antitesi tra l’essere bravissimi in un mestiere ed essere normali nella vita quotidiana e questo è un grande dono”.

Per quattordici anni è stata la voce dei Matia Bazar, cosa ha significato per lei a livello musicale e personale far parte di questo gruppo?

“E’ stato importantissimo, insieme siamo partiti da Genova praticamente dal nulla perchè lavoravamo nelle nostre sale prova ma senza pensare che da lì saremmo stati a Milano e poi nel mondo dove la nostra musica è stata molto amata e viene tuttora ricordata. Ci siamo messi in viaggio e abbiamo ottenuto un risultato assolutamente positivo. La cosa per me importante è aver visto certe aree del mondo che sono completamente cambiate. Abbiamo fatto concerti nell’ex Unione Sovietica quando c’era il muro di Berlino o in Cile con la dittatura o in Medio Oriente sotto le bombe perchè c’era la guerra. Sono Paesi che mi hanno lasciato dei ricordi indelebili, ho conosciuto persone che vivevano queste dinamiche non positive e questo mi ha dato molto, soprattutto a livello mentale, perchè poi sono andata a cercare tutto ciò che concerne l’essere umano anche in luoghi non facili”.

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Quanto la musica oggi può essere un veicolo per far riflettere le persone?

“E’ sicuramente utile anche se non può servire a cambiare le cose. Se noi però ascoltiamo una frase di una canzone magari capiamo che siamo dentro quel testo perché vediamo, viviamo quella situazione e potrebbe esserci un’alternativa per uscirne. La musica è sempre servita ad alleviare un po’ le oppressioni della mente, dagli anni Sessanta in poi, da quando il blues ha iniziato a far sì che un popolo oppresso come quello degli schiavi venisse ascoltato. I bianchi hanno preso spunto da quelle popolazioni e ne hanno fatto grandi opere, suggestioni jazzistiche. Anche se adesso in Occidente è tutto molto omologato, ci sono ancora Paesi dove avvengono “miracoli sonori””.

A quali progetti sta lavorando?

“Ci sono tre progetti a cui sto lavorando con Roberto Colombo, con cui collaboro da una vita e ogni volta ci stupiamo di quello che andiamo a realizzare perchè sono lavori diversi, strani, particolari. Ce ne sarà uno che è anche difficile da descrivere da quanto è suggestivo ma al momento non posso svelare nulla. La nostra fabbrica mentale e pratica in studio è sempre aperta e siamo in buona compagnia di altri musicisti bravissimi”.

Ha preso parte undici volte al Festival di Sanremo, in futuro le piacerebbe tornarci in gara?

“Ho partecipato a tante edizioni del Festival di Sanremo e ogni volta è stata una prova riguardo la tenuta emotiva perchè in quella settimana accade veramente di tutto, sei immersa in un vortice (sorride). Non sono interessata al momento a partecipare però mai dire mai. Intanto mi concentro su mille altre cose a livello musicale molto interessanti”.

di Francesca Monti

Si ringrazia Beatrice Tessarin – Tra Ville e Giardini

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