VENEZIA80 – “Finalmente l’alba”, il nuovo film di Saverio Costanzo con Rebecca Antonaci: “La prima ispirazione rispetto al personaggio di Mimosa è stata Giulietta Masina”

“Finalmente l’alba” è il nuovo film di Saverio Costanzo, in Concorso all’80. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, con protagonisti Lily James, Rebecca Antonaci, Joe Keery, Rachel Sennott, Alba Rohrwacher, Willem Dafoe e Michele Bravi.

E’ il viaggio lungo una notte della giovane Mimosa che, nella Cinecittà degli anni Cinquanta, diventa la protagonista di ore per lei memorabili. Una notte che da ragazza la trasformerà in donna. Prodotto da Mario Gianani e Lorenzo Gangarossa per Wildside, società del Gruppo Fremantle, arriverà al cinema il 14 dicembre.

“Finalmente l’alba” è dedicato a Maurizio Costanzo: “Da figlio è il minimo che potessi fare”, ha esordito Saverio Costanzo incontrando la stampa a Venezia.

Il regista ha raccontato che quando ha cominciato a scrivere la sceneggiatura era partito da un’idea diversa: “Inizialmente volevo scrivere un film sull’omicidio della giovanissima Wilma Montesi, avvenuto nell’aprile del 1953, che rappresentò per l’Italia il primo caso di assassinio mediatico, ed è stato come uno spartiacque, è come se l’innocenza del pubblico italiano fosse finita lì e fosse cominciata una nuova era, quella in cui siamo oggi, dove le cose sono peggiorate. Piano piano la stampa speculando sul fatto che alcune delle persone apparentemente coinvolte in questo omicidio facessero parte del mondo della politica e dello spettacolo hanno creato un’ossessione, una curiosità morbosa di sapere chi fosse il colpevole, disinteressandosi della vittima. E’ quello che capita nell’epoca odierna, dove non c’è più sensibilità verso nulla. L’idea iniziale era di riuscire a raccontare chi fosse Wilma il giorno prima che morisse, ma questa scrittura mi stava portando ad un epilogo che mi sembrava non potesse essere di utilità allo spettatore. Allora mi è venuto in mente di creare il personaggio di Mimosa (Rebecca Antonaci), cioè qualcuno che segue le tracce nel sentiero di Wilma, anche lei è aspirante attrice, amante del cinema, viene da una famiglia piccolo-borghese che la opprime, che vuole tarparle le ali e toglierle le possibilità che la vita le propone, ma poi riesce a cambiare la fine della storia di Wilma e a dare dignità alla memoria della morte di questa ragazza”.

Un film profondo, che suggerisce riflessioni, con suggestioni oniriche e riferimenti al grande cinema di Visconti (Bellissima con Anna Magnani) e Federico Fellini: “Sì, sono presenti riferimenti a Bellissima e Fellini, ma la prima ispirazione rispetto al personaggio di Mimosa è stata Giulietta Masina, in quanto volevo presentare un’idea di femminilità sofisticata, buffa, imprevedibile, non scontata, non convenzionale proprio come lei e da spettatore di oggi rappresenta una boccata di aria fresca in un mondo dove i giovani e i personaggi femminili hanno tutti lo stesso aspetto androgino, la stessa chiave. Cercavo invece una femminilità più inafferrabile. Lavorare su un femminile come quello della Masina è rischioso, però è al contempo elettrizzante. Quando ho incontrato Rebecca è stato come vedere una nipote della Masina, una persona che le somiglia anche nella sofisticatezza della femminilità. Mi sono ritrovato a raccontare una storia di cinema fatta di frammenti di tanti film, non c’è nostalgia. Sono partito da quell’idea e seguendo il candore, lo stupore di Mimosa è venuto il resto. Stare con un personaggio semplice insegna a descrivere la complessità”.

Proprio attraverso l’incontro con Mimosa i vari personaggi riusciranno finalmente a vedersi per ciò che sono realmente e a prendere consapevolezza di se stessi: “Il mondo che circonda quello del cinema è pericoloso, non i nostri personaggi che accompagnano Mimosa in questa notte ma faticano a rappresentarsi per quello che sono perchè spesso ti chiedono di essere altro. Nessuno è cattivo, neanche la mamma che viene dalla piccola borghesia del Dopoguerra e vuole sistemare le figlie. Incontrando Mimosa che è come se fosse un foglio bianco riescono a raccontarsi e a specchiarsi perchè non ha uno sguardo giudicante e così scrivono la propria storia. Questo suo modo di guardare il mondo permette ai vari personaggi di vedere quello che sono veramente. E’ una cosa successa anche sul set, ogni volta che uno degli attori era in contatto con Rebecca. Willem ad esempio nella scena finale della poesia, mi ha detto che è stata lei ad aiutarlo a fare uscire le emozioni con la sua semplicità, il suo non essere artefatta e costruita, producendo empatia verso gli altri.  E’ facile accordare un gruppo se i singoli sono bravi musicisti e hanno tecnica e cuore, è stata una lavorazione molto semplice, tutti si sono affidati alla storia e a me e sono stati generosi. Sono triste che Lily, Willem e gli altri attori non siano qui perchè sono stati splendidi ma io appoggio e caldeggio la loro battaglia (lo sciopero di Hollywood, ndr). Gli attori americani sono alla ricerca di arte, come dice Chazelle, spesso ci facciamo problemi a contattarli ma se hai un progetto artistico chiaro ti ascoltano e magari ci cascano pure come questa volta (sorride)”.

Nel finale del film ci sono due elementi simbolici molto interessanti, una poesia e una leonessa: “E’ di Cesare Pavese ma l’ho un po’ tagliata, si chiama Passerò per Piazza di Spagna. Volevo chiudere la storia con Piazza di Spagna come avevo cominciato, ho provato a scrivere una poesia ma il risultato non è stato buono, allora mi sono messo a leggere quelle scritte negli anni Cinquanta e sono arrivato a questa attraverso il libro Verrà la notte e avrà i tuoi occhi. Era praticamente la mia storia, quella di una ragazza che germogliava a primavera scendendo le scale di Piazza di Spagna. E’ la poesia che ha trovato me. Per quanto riguarda la leonessa ero alla ricerca di un’idea. Per gli egiziani era un simbolo dell’avere a che fare con l’irrazionalità, spesso i faraoni venivano mandati nel deserto perchè soltanto quando si trovavano di fronte al leone dimostravano la loro forza. Io l’ho fatta diventare una leonessa perché nella coppia mentre il maschio dorme quasi tutto il giorno lei va a caccia, cresce i cuccioli. Nel film è un po’ anche Josephine, la regina di Tebe, l’idea che Mimosa alla fine ha domato la sua paura. Il cinema ha questo aspetto onirico”.

Saverio Costanzo ha infine parlato dell’esperienza come regista della serie di grande successo “L’amica geniale”: “E’ stata una scuola importante, è come fare un’accademia vera di cinema. Ho deciso di interrompere l’esperienza perchè per quanto affezionato a questa serie avevo esaurito le idee per quel personaggio e avevo paura di danneggiarlo. Però ho cominciato subito a ragionare ed ho scritto due copioni di questo film. Quando ho visto Mario Gianani, che è il mio specchio, convinto dell’idea ho deciso che si doveva fare”.

A vestire i panni di Mimosa è Rebecca Antonaci, giovane promessa del cinema italiano: “E’ stata una bellissima esperienza, essendo all’esordio e dovendo recitare con un cast del genere ho sentito una grande responsabilità, ma dopo aver fatto la loro conoscenza mi sono trovata benissimo sia a livello umano in quanto sono persone generose da cui ho imparato tanto sia a livello professionale. Sento di essere cresciuta molto anche grazie alla loro presenza. Nel momento effettivo delle riprese ero Mimosa. La scenografia, avere davanti Lily, Willem mi ha aiutato ad entrare nel mood. La scena della telefonata al ristorante è stata quella per me più difficile da interpretare”.

di Francesca Monti

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