“Stefano mi ha incuriosito fin dall’inizio per il palese riferimento, almeno a livello di scrittura, a Peppino Impastato e a quello che ha rappresentato, però ho approcciato in modo più fragile questo personaggio, che ha degli ideali ma non quella forza reale per sostenerli fino in fondo”. Vittorio Magazzù è tra i protagonisti della serie tv “Maria Corleone”, in onda su Canale 5 il mercoledì sera, prodotta da Taodue, con la regia di Mauro Mancini, nel ruolo di Stefano, il figlio più piccolo dei Corleone, un attivista antimafia che combatte le sue battaglie dalle frequenze di una piccola radio privata, ed è considerato la pecora nera della famiglia, che decide anche di allontanarlo.
Il poliedrico attore, entrato nel cuore del pubblico dopo aver preso parte a “Rosy Abate”, “Maschile singolare” e “The Bad Guy”, sarà prossimamente nel cast delle serie “I Fantastici 5” e “I Fratelli Corsaro”, come ci ha raccontato in questa intervista.

Vittorio Magazzù e Rosa Diletta Rossi in “Maria Corleone” – credit foto Mediaset
Vittorio, in “Maria Corleone” interpreti Stefano, un personaggio che va controcorrente rispetto alla sua famiglia. Come hai lavorato per interpretare questo ruolo?
“Stefano mi ha incuriosito fin dall’inizio per il palese riferimento, almeno a livello di scrittura, a Peppino Impastato e a quello che ha rappresentato. Io però ho approcciato in modo più fragile questo personaggio, che ha degli ideali ma non quella forza reale per contrastare la sua famiglia e non sottostare a quelle dinamiche tossiche mafiose. Per fragilità, insicurezza e per uno strano amore verso i suoi famigliari non riuscirà a sostenere le sue idee fino in fondo. Sicuramente è stato stimolante interpretarlo. Lavorare su un set dove si respirava armonia, dove tutte le maestranze funzionavano alla perfezione, dove ho ritrovato degli amici e colleghi che conosco da anni come Rosa Diletta Rossi e Alessandro Fella ha semplificato tutto”.
E’ una serie innovativa, che vede al centro una donna determinata e allo stesso tempo controversa, tra forti passioni, legami di sangue e scelte da cui non si può tornare indietro, sullo sfondo di due mondi agli antipodi, l’alta moda e la criminalità mafiosa…
“La mafia non è il centro assoluto, ma è un nucleo attorno a cui girano vari elettroni impazziti, penso ad esempio all’attivismo di Stefano, alla passione per la moda di Maria, all’impegno sociale e politico di Luca, che nonostante tutto vive per il suo lavoro. Poi c’è Don Luciano (Fortunato Cerlino), il padre potente, forte, il più importante boss della mafia e ovviamente rischia di predominare, ma mi piace questa contraddizione che hanno tutti i personaggi, non per una mancata convinzione in quello che fanno nella vita privata e lavorativa ma a causa dei fattori che intervengono nelle loro esistenze creando dubbi, dissidi interiori e portandoli anche a combattere con delle scelte che spesso sono costretti a fare”.
Arrivi da una famiglia di avvocati, quando hai scelto di fare l’attore hai avuto il supporto dei tuoi genitori o hai dovuto combattere per seguire la tua passione?
“A moltissimi giovani capita nella vita quotidiana anche inconsciamente di essere obbligati a seguire una carriera tramandata dalla famiglia, magari sacrificando altre passioni. Dal mio punto di vista andrebbe evitato. Se conosci bene te stesso devi prendere la responsabilità delle tue scelte. C’è anche una componente di fortuna nell’avere a fianco una famiglia che sappia davvero ascoltare, perchè un conto è percepire che sei predisposto a fare un lavoro, che hai una passione trainante e un altro è credere in te. Ovviamente i risultati facilitano la strada anche agli occhi di chi non conosce questo mondo. E’ un mestiere in cui non bisogna mai porsi l’obiettivo di arrivare ad un punto finale ma avere sempre stimoli nuovi, crescere continuamente, così come nella vita. Se i miei genitori non mi avessero appoggiato avrei combattuto sicuramente fino alla fine, anche se non avessi ottenuto risultati, perchè nel momento in cui sei consapevole degli strumenti che hai guadagnato nel corso degli anni e hai un punto di vista sulla realtà devi fidarti della tua scelta e portarla avanti, come ho fatto a 18 anni quando mi sono trasferito a Roma”.
Tra i personaggi che hai interpretato finora c’è anche quello di Leonardino in “Rosy Abate – la serie”. Pensando al fatto che non si sceglie la famiglia in cui nascere e a volte si subiscono le dinamiche famigliari, hai trovato dei punti di contatto tra Stefano e Leonardino?
“Non potendo scegliere in quale famiglia nascere ci sono dinamiche a cui vai incontro inevitabilmente. In effetti potrebbe esserci qualche punto di contatto, ma non mi sono appoggiato a nulla per lo studio di Stefano o forse non ho voluto trovare analogie sapendo che anche Maria Corleone è una serie targata Mediaset. In questo mi hanno aiutato la scrittura e il taglio di capelli. Nonostante li abbia interpretati a cinque anni di distanza, per Leonardino dovevo abbassare la mia età poiché era un diciottenne, mentre Stefano è quasi un uomo. Entrambi non riescono fino in fondo a perseguire gli obiettivi in cui credono e hanno un lato molto fragile, che in generale mi piace trovare nei personaggi perchè tutti noi abbiamo delle fragilità che magari fatichiamo ad esprimere o che non conosciamo”.

Vittorio Magazzù ne “I Fantastici 5” – credit foto Virginia Bettoja – courtesy of Lux Vide
Nell’ambito dell’80. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è stata presentata la serie in onda prossimamente su Canale 5, “I Fantastici 5”, che ti vede tra i protagonisti nel ruolo di Christian ed è dedicata al mondo paralimpico e in particolare all’atletica…
“Venezia è stata una bellissima parentesi di questo viaggio de I Fantastici 5, ed è stato entusiasmante presentare la serie in quel contesto, parlare con il Comitato Paralimpico, con la stampa e con chi aveva curiosità di capire che tipo di lavoro avessimo fatto. E’ stato un progetto iperstimolante a livello attoriale, mi sono confrontato con un mondo che non conoscevo fino in fondo, soprattutto per quanto riguarda le dinamiche e quello che c’è dietro la gara. I paralimpici sono degli atleti mostruosi, non trovo differenze rispetto a quelli olimpici nell’approccio allo sport e nelle fatiche che provano per raggiungere gli obiettivi”.
Come ti sei approcciato al mondo paralimpico?
“E’ stato bello lavorare con Diego Gastaldi, campione di atletica leggera, vincitore di due medaglie europee, al quale è ispirato il mio personaggio. E’ stato curioso approcciarsi a questo ruolo, studiarne la parte fisica e tecnica, e il corpo in particolare, non avendo quelle caratteristiche. Con Diego si è creato un bellissimo rapporto e c’è stata una disponibilità totale da parte di entrambi nell’ascoltarci per far sì che potessimo raccontare bene questa storia. Passare quattro mesi sul set in sedia a rotelle e sapere che dovevi entrare in un meccanismo in cui non potevi usare certe parti del corpo, perchè nella serie viene mostrata anche la vita quotidiana e non solo quella sportiva dei protagonisti, attorialmente è stato bellissimo. E sul set ci siamo veramente voluti bene”.
Qual è il tuo rapporto con lo sport?
“Gioco a calcio e sono tifosissimo del Palermo fin da quando ero bambino, ma mi piace molto lo sport in generale, sia praticarlo che guardarlo”.
In quali progetti ti vedremo prossimamente?
“Sto girando per la prima volta nella mia città, Palermo, la serie “I fratelli Corsaro” con Beppe Fiorello e Paolo Briguglia, che andrà in onda prossimamente su Canale 5. E’ una bellissima storia tratta da vari romanzi gialli di Salvo Toscano, che vede protagonisti due fratelli, Roberto (Briguglia), un avvocato penalista, e Fabrizio (Fiorello), un giornalista di cronaca nera. Io rivesto il ruolo di Pippo Nocera, un fotografo del giornale in cui lavora Fabrizio”.
di Francesca Monti
Grazie ad Edoardo Maria Andrini
