Intervista con Bobby Solo, tra musica e cinema: “La libertà per me è fondamentale”

“Mi farebbe piacere portare la mia musica rock & blues in una vetrina importante quale il Festival di Sanremo per farla conoscere ai giovani”. Bobby Solo è un vulcano di energia e simpatia, un’icona della canzone italiana, un artista amato in tutto il mondo. Sessant’anni di carriera, vincitore di due Festival di Sanremo e di un Festivalbar, un repertorio composto da hits come “Una Lacrima sul Viso” con il testo di Mogol, “Se piangi, se ridi”, “Zingara”, “Non c’è più niente da fare”, “Credi a me”, solo per citarne alcune, ha da poco pubblicato, per l’etichetta discografica “Videoradio e Videoradio Channel” diretta da Giuseppe Aleo, il nuovo singolo “Indiano”, con il testo scritto dal noto chitarrista, autore e scrittore ferrarese Carlo Zannetti.

Un brano particolare che ci fa vivere un viaggio in musica alla ricerca della libertà e racconta di una persona che capisce in un istante che l’unica strada percorribile nella sua vita è quella di seguire l’esempio di un amico indiano che viaggia nel mondo, scrutando il cielo delle notti stellate, visitando luoghi straordinari e incontrando tante persone strane.

L’uscita del singolo “Indiano” è coincisa con l’inizio delle riprese a Ferrara del cortometraggio “La paura di vincere” della regista Roberta Pazi, basato su un racconto di Carlo Zannetti, che ne ha firmato anche la colonna sonora, dove Bobby Solo, per la prima volta nelle vesti di attore, interpreta il musicista Elvis. Una nuova avventura che l’artista ha accolto con entusiasmo, in quanto, come ci ha raccontato, recitare è da sempre un suo sogno.

Carlo Zannetti, Bobby Solo e Roberta Pazi sul set del corto

Bobby Solo con Carlo Zannetti e Roberta Pazi sul set di “La paura di vincere”

Bobby, ha debuttato come attore nel cortometraggio “La paura di vincere” diretto da Roberta Pazi nel ruolo del musicista Elvis. Com’è stato interpretare questo personaggio?

“Non sono nato per fare l’attore, da giovane ho recitato nei musicarelli “Una lacrima sul viso” e “Zingara”, ma non avevo mai preso parte a un film. E’ stata un’esperienza piacevole e mi sono divertito. Da ragazzo ero insicuro, oggi sono più tranquillo con me stesso. La regista Roberta Pazi mi ha detto che è andata molto bene, non ho nemmeno sbagliato le battute, e questo mi dà soddisfazione”.

Cosa l’ha convinta ad affrontare questa nuova avventura?

“Quando Carlo Zannetti mi ha chiesto se mi andasse di interpretare Elvis nel corto “La paura di vincere” ho accettato con entusiasmo. Mi piaceva l’idea di fare l’attore alla mia tenera età (sorride), anche perchè è sempre stato uno dei miei sogni. Volevo però recitare un ruolo diverso da quello del musicista”.

Quale personaggio sogna di interpretare?

“Ho sempre voluto vestire i panni di un cattivo, ad esempio un boss della mafia o un killer. La gente è abituata a vedermi amorevole mentre canto “Una lacrima sul viso”, “Se piangi, se ridi” e si può identificare con la mia musica ma io ho varie sfaccettature. Mentre da giovane ero un pupetto affascinante crescendo è uscita fuori la genetica, poiché nelle mie vene scorre sangue triestino, ho una nonna croata e una bisnonna del Montenegro, quindi credo di avere i lineamenti per poter impersonare qualche dittatore dell’est Europa o anche un capo mafia italiano, insomma quelle storie drammatiche che lasciano il segno. Ma non penso mi ingaggeranno… (sorride). Non farei invece il comico, anche se nel privato i miei musicisti mi chiamano l’Alberto Sordi della musica perchè essendo nato a Roma ho delle battute fulminanti. Negli anni Ottanta ad esempio ero a fare un’intervista a Radio Matera International e mi chiesero con accento locale “Bobby, come risolveresti il problema della droga e della fame nel mondo?”. E io ho risposto “drogateve de meno e magnate de più””.

Copertina Indiano di Bobby Solo e Carlo Zannetti

E’ uscito lo scorso 6 ottobre il suo nuovo singolo “Indiano”, che ci fa fare un viaggio in musica alla ricerca della libertà…

“Ho sempre perseguito la libertà, anche pagandone amaramente il prezzo, infatti ora mi gestisco da solo, con il mio management, e sono contento perchè in passato, come accade spesso a noi cantanti, sono stato usato e manipolato da parecchie case discografiche. Carlo Zannetti ha scritto il testo di “Indiano” e ha accettato il mio arrangiamento in cui suono la chitarra, senza orpelli vari. Da quaranta anni canto blues e rock e negli ultimi tempi vedo stranamente che i giovani impazziscono nel sentire questo tipo di musica che faccio. Quindi vorrei realizzare insieme a Carlo almeno un altro paio di pezzi con questo sound. Per esprimermi al meglio e per entrare nella canzone ho bisogno di quello che mi piace, cioè una musica blues, semplice, rozza, creata dagli afroamericani. Del resto il mio grande idolo Elvis Presley quando tornò in tv nel 1968 disse che il pop americano al 99% è rock, blues e gospel”.

Cosa ne pensa della musica italiana odierna?

“Oggi i giovani fanno soprattutto rap, che per me è una musica basata sulla lingua inglese che è composta da consonanti tronche. Invece l’italiano ha delle parole sdrucciole che servono per cantare a piena voce e quindi diventa una sorta di filastrocca. E’ un genere che non amo particolarmente”.

Ha vinto due volte il Festival di Sanremo con “Se piangi, se ridi” e “Zingara”. Le piacerebbe tornarci in gara e quali ricordi conserva legati alle sue partecipazioni?

“Certamente, scegliendo un pezzo adatto a quel contesto, mi farebbe piacere portare la mia musica rock e blues in una vetrina importante quale il Festival di Sanremo e farla conoscere ai giovani. Riguardo i miei ricordi quando ho partecipato con “Una lacrima sul viso” sono stato squalificato perchè a causa della paura e della timidezza non riuscivo ad emettere suoni, non usciva la voce, e ho cantato in playback. Nella notte però abbiamo ricevuto trecentocinquantamila ordini del 45 giri. Oggi invece tutto è legato a Spotify e con venticinquemila copie vendute è un successo planetario. Quando sono andato al Festival con “Se piangi, se ridi” ero ancora un “bambolotto” e non avevo capito che dopo 12 milioni di dischi venduti con Una lacrima sul viso avrei avuto l’anno successivo, il 1965, una chance di vincere la kermesse. Quando ho finito di cantare alle 22 insieme al mio arrangiatore sono andato a cena al Gambero Rosso di Sanremo. A mezzanotte sono arrivati tre signori della Rai arrabbiati perchè ero a mangiare, avevo tolto il vestito elegante e mi cercavano in quanto avevo vinto. Imbarazzato, mi sono scusato, sono tornato sul palco con lo smoking e Mike Bongiorno ha detto: “Ecco, adesso che hai vinto cosa vuoi dire ai tuoi ammiratori?”. E io ancora emozionato ho risposto semplicemente “Grazie”. E lui ha chiosato: “Un vero cowboy è sempre di poche parole””.

Bobby Solo e Carlo Zannetti 2022

Bobby Solo e Carlo Zannetti

Cosa può anticiparci riguardo il suo prossimo disco che vedrà sempre la collaborazione con Carlo Zannetti?

“Non abbiamo ancora deciso, forse faremo un disco con le cover dei brani di alcuni grandi cantautori oppure un album di blues in italiano, dove io scrivo la musica, come per “Indiano”, e Carlo Zannetti firma i testi”.

Secondo alcuni rumors è stato vicino ad entrare nel cast di “Ballando con le stelle” ma poi la partecipazione è sfumata…

“E’ la verità. Onestamente non sono convinto di poter essere un buon ballerino. Voglio terminare la mia vita facendo musica, soprattutto il rock e il blues come chitarrista e cantante. Non so se parteciperò a “Ballando con le stelle” in futuro. Mai dire mai”.

01. Bobby Solo

Dopo un tour di grande successo la scorsa estate ci sono nuovi live all’orizzonte?

“Quest’estate ho fatto 35 concerti ed è stato bellissimo, quindi ora mi fermo un attimo con i live. Ho in programma invece alcune ospitate in tv. Dovrei andare a cantare in Belgio, a Charleroi il 24 dicembre, e poi sono stato contattato per delle date in Australia dove sono stato sei volte, così come in Giappone, mentre sono stato ventotto volte in Canada e negli Stati Uniti e dodici in America Latina. Nella mia carriera ho avuto la fortuna di girare tanto per il mondo”.

C’è un luogo in particolare in cui si è esibito e che le è rimasto nel cuore?

“Premesso che preferisco esibirmi in Italia, c’è però un concerto che ricordo con particolare emozione, negli anni Ottanta, con il fratello di Little Tony, a Toronto, in Canada. Avevamo solo due amplificatori e due chitarre e abbiamo cantato in un palazzo del ghiaccio davanti a diecimila italiani che si sono alzati in piedi e ci hanno applaudito per sei minuti. E’ stato davvero bello”.

di Francesca Monti

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